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Leftovers (The)

The Leftovers: Recensione dell’Episodio 1.09 – The Garveys at their best

Questa settimana mi ritrovo nella peculiare posizione di dover recensire sia The Leftovers che Under the Dome. Due telefilm che si ritrovano agli antipodi della mia personale scala di gradimento. Ovviamente adoro la totale stupidità di Under the Dome, mi si scalda il cuore al solo pensare a quei teneri sceneggiatori incapaci. Ma The Leftovers, oh The Leftovers… mi fa venire voglia di accendere ceri al dio dei telefilm, mentre piango dalla commozione.

Non capita spesso di incontrare quella serie perfetta che tocca tutte le nostre corde. Non intendo ‘perfetta’ strettamente in senso qualitativo. Ogni cosa parla ad ognuno di noi in mille modi diversi. Ma ci sono delle serie, e tutti le abbiamo incontrare altrimenti non saremmo qui a scriverci e leggerci, che semplicemente ci parlano: entrano in risonanza con noi e vanno diritte al cuore. Per me i Leftovers sono questo; assorbo ogni secondo con il cuore che martella e sorrido e mi si inumidiscono gli occhi nei momenti più improbabili. Ecco, semplicemente mi emoziona. Cosa si può chiedere di più? Non sono più al di fuori della narrazione con il mio occhio critico che esamina i dialoghi o le scelte narrative, sono incastrata nella storia, sono i suoi personaggi. Quindi perdonatemi le dichiarazioni di amore eterno.

The_leftovers109-04Siamo al penultimo episodio (non c’è giustizia a questo mondo!!) di questa prima stagione. Mossi dai frenetici avvenimenti dello scorso capitolo siamo giunti sul bordo del burrone, esattamente lì dove gli sceneggiatori ci hanno sospinto con cura e precisione; siamo in attesa del disastro inevitabile e proprio ora cosa fanno quei malefici geni? Ci trascinano via dalla tensione del momento per portarci indietro, al prima, a quello che è stato. In un episodio che è un flashback totale. Se la serie non fosse stata costruita con cura, un calo di tensione simile avrebbe potuto rovinare tutto. Invece prendiamo un respiro profondo prima del tuffo finale. Ci immergiamo in un passato che non fa altro che avvicinarci ancora di più ai nostri protagonisti in un perfetto equilibrio di specchi e contrasti.

Bastano i primissimi secondi, con una coppia felice che saluta Kevin che sta correndo (proprio come faceva nel primo episodio) per farci capire che il momento è diverso, che siamo al prima, prima che un evento inimmaginabile fottesse le vite di tutti. Di queste vite precedenti gli sceneggiatori avevano tratteggiato solo un rapido schizzo; mezze parole e accenni ci avevano permesso di costruire nelle nostre teste una certa immagine che ora in parte va a saldarsi con quanto ci mostrano e in parte ci si scontra.
All’inizio ci troviamo a sorridere e ad annuire: ecco quello che avevano prima che tutto venisse spezzato, delle vite quasi nauseantemente perfette. Kevin e Laurie tubano sereni in una casa stupenda, pensano di prendere un cane mentre progettano la festa per il nonno. Jill ride e canta ed ha l’apparecchio e bacia e abbraccia tutti.Tommy è un cucciolone gigante. Il contrasto con i personaggi che abbiamo imparato a conoscere è incredibilmente stridente. Mi ha fatto tantissima impressione vedere Tommy stravaccato a letto, incredibilmente vulnerabile ma allo stesso tempo aperto e fiducioso. Una piccola scena che ha detto più di mille parole. I Garvey al loro meglio. E poi c’è Nora, con i bambini che ridendo le saltano sul letto, in una scena dThe_leftovers109-03i felicità famigliare abbagliante.

Ma più procediamo nell’episodio più la perfezione incomincia a rivelare qualche crepa facendoci quasi sospirare di sollievo. Sono piccole cose che vanno a sommarsi e che increspano la superficie, rivelando in ognuno oscure profondità. Insoddisfazioni personali, inquietudini inspiegabili, insicurezze serpeggianti che minano e minacciano la normalità quotidiana. Se quello che hanno è davvero perfetto perché desiderare altro, si chiede Kevin. Ma siamo davanti a pure e semplici debolezze umane, nulla di soprannaturale in un matrimonio in crisi o nella insoddisfazione personale. E invece in un cervo impazzito che entra nelle case sfondandone le porte e le finestre? Non sorprende l’approccio calmo e controllato di Kevin, convinto di poter aggiustare le cose riportando il cervo nei boschi, anche se questo particolare cervo ha delle corna che brillano d’oro.
Ancora un volta ritorna il tema dell’incertezza, della ricerca di un significato. E’ il cervo un segno o solo un animale impazzito? Sono le parole di Patti semplici vaneggiamenti di una donna turbata o delle vere premonizioni? C’è davvero uno schema, un significato, un senso negli avvenimenti? Nella catastrofe che avverrà pochi attimi più tardi?
Ma il cervo è solo un cervo, con un palloncino argentato impigliato tra le corna e quella di Kevin è solo una crisi di mezza età che si conclude con una anonima scopata in uno squallido motel; proprio nel momento in cui l’intero mondo va a gambe all’aria.

Svaniscono i figli e il marito di Nora, improvvisamente estranei e soffocanti, svanisce l’amante simbolo del fallimento di Kevin come uomo e marito, svanisce il bambino di Laurie arrivato proprio nel momento più sbagliato. Quasi eliminati da una preghiera, da un desiderio egoistico e insensato. Sono stati loro a farlo accadere? Un’altra possibilità tra mille, proprio come l’improbabile palloncino tra le corna del cervo.

Molti hanno detto che questo telefilm parla di perdita, di lutto, di dolore ma secondo me il tema alla base è un altro ed è quello che lascia confusi molti spettatori alla ricerca di risposte. Che cos’è questo episodio se non una collezione di dubbi e domande? Chi sono le 4 donne che si fermano a parlare con Kevin? Perchè il tombino improvvisamente esplode come se l’inferno si stesse spalancando? La verità è che non ci sono risposte. Quelle in macchina erano delle suonate. Il tomThe_leftovers109-02bino è esploso per una perdita di gas. Due milioni di persone sono svanite e basta, è semplicemente successo. Eppure l’uomo (e lo stesso spettatore) si dibatte cercando si scorgere un significato, una spiegazione dove una spiegazione non c’è.

E quello che resta alla fine di tutto sono ancora una volta questi personaggi, bellissimi e imperfetti nella loro confusione, nel loro dolore e nella loro umanità.

Applausi a scena aperta.

Ancora poche note di plauso per una colonna sonora semplicemente perfetta. Con quel piano che culla le emozioni, facendole gonfiare inesorabilmente. E la sciocca canzone allegra con cui corre Kevin, che apre l’episodio con stridore (ormai un classico dopo il fatidico primo episodio della seconda stagione di Lost).
E poi la cura nei particolari, nel trovare il modo di riportare in scena tutti i personaggi che abbiamo incontrato negli scorsi episodi per mostrarceli nella loro vita precedente. E quei piccoli tasselli che vanno ad incastrarsi alla perfezione, con Patti che parla di Neil e del sacchetto di carta che poi effettivamente gli lascerà sulla porta di casa.

Ora mettiamoci tranquilli ad aspettare l’ultimo episodio… paura e panico!

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