Leftovers (The)

The Leftovers: Recensione dell’episodio 1.02 – Penguins One, Us Zero

Se il pilot di una serie ha il compito di introdurre i personaggi e i temi che saranno affrontati suscitando nello spettatore il desiderio di continuare a seguirla, al secondo episodio è assegnato un compito a volte persino più arduo. Se la premiere può permettersi, infatti, di fare promesse accattivanti, l’episodio successivo deve dimostrare che quelle stesse promesse non erano vuote fanfaronate, ma impegni concreti. “Penguins one, us zero” si assume questo gravoso onere e lo svolge con quella eleganza e raffinatezza che, già presenti nella prima puntata, possono ormai dirsi con certezza la cifra stilistica che Damian Lindelof vuole imporre a questa sua nuova opera.

TheLeftovers1x02laurieMemore della lezione michelangiolesca (“creare per via di torre”), “The Leftovers” parte da un assunto iniziale ricco di mistero quale è la Dipartita (come viene chiamata la sparizione del 2% della popolazione mondiale), ma non si preoccupa di affrontarne le cause. Se nel pilot i rumori di fondo delle tv accese avevano il compito di presentare l’evento, qui il processo di sottrazione continua eliminando anche quelle poche scarse notizie per sottolineare quanto poco ci si voglia dedicare alla sua natura misteriosa per concentrarsi invece sulle sue conseguenze. Non quelle universali, ma quelle su pochi selezionati personaggi legati tra loro dall’essere membri di una stessa famiglia andata in pezzi per un motivo che ancora non conosciamo. E che, forse, non è importante sapere perché ciò che la Dipartita rappresenta è la perdita e ciò che a Lindelof e Perrotta importa mostrare è come sia possibile reagire ad un evento (quale esso sia) che sconvolge la rassicurante monotonia di vite dopotutto ordinarie e cancella le tranquille certezze che tacitamente sono le solide fondamenta di ogni famiglia.

TheLeftovers1x02megRinunciare ogni giorno a qualcosa che ti è caro, spogliarti delle tue ossessioni fossero anche sane come il non fumare, interrompere ogni dialogo con il resto del mondo, chiuderti in un ostinato silenzio perché ogni parola è superflua. È questa la severa risposta, urlata al mondo con il loro ostentato mutismo, dei Guilty Remnants (le cui vesti bianche simboleggiano il rifiuto di ogni diversità) alla Dipartita. Ma è anche la punizione che si sono inflitti (e quel “guilty” nel nome non è casuale) per essere stati lasciati indietro (“leftovers” appunto). Anche se chiara è la volontà di fare proseliti, ha ragione Laurie a rimarcare il loro non essere una setta. Non lo sono perché Patti si irrita per i progressi mancati di Meg, ma preferisce comunque lasciarla andare piuttosto che costringerla ad unirsi a qualcosa in cui non crede. Ma non lo sono soprattutto perché gli adepti di una setta cercano di riempire un vuoto interiore, mentre la filosofia di questi silenziosi fantasmi li porta a sottrarre dalle proprie vite ogni rapporto con gli altri che non sia una asettica convivenza. Quasi convinti che solo chi è capace di rinunciare a tutto non potrà perdere nulla che lo faccia soffrire. Se, come Meg, non ce la fai a sopportare la vita che hai, o accetti di convivere con il tuo dolore o lo getti via insieme a tutto il resto perché il leopardiano naufragare in un mare di nulla può essere più dolce di ogni sofferenza.

Carlost.netLa scelta radicale dei Guilty Survivors (GS) è sicuramente una reazione estrema sulla via dell’accettazione della perdita, ma resta una possibile ancora di salvezza a cui aggrapparsi per non affondare. Rischio che invece corre lo sceriffo Kevin che si trincera dietro il suo inappuntabile dovere per dimostrare ai GS (e alla moglie Laurie soprattutto) che un’altra scelta è possibile. A patto di accettare il rischio di frantumare anche le tue ultime certezze. Un gioco terribile con sé stesso è quello che Kevin decide di affrontare restando sempre sull’orlo di una pazzia temuta più come spaventosa minaccia che come pericolo concreto. Per questo, un bagel che scompare in un forno deve essere ritrovato. Per questo un pickup che appare nel tuo giardino di casa deve avere un altro proprietario. Per questo è importante che tu non sia il solo ad aver visto il cacciatore di cani che bussa alla tua porta. Tutto l’episodio semina il dubbio se questo misterioso personaggio sia inquietantemente reale o solo una proiezione della mente vacillante di Kevin. Ma quel che maggiormente importa è il suo ripetere “non sono i nostri cani” come metaforico messaggio a ricordare che quelli che sono rimasti indietro non sono più le stesse persone che erano prima. Se non sono più loro, che senso ha ostinarsi a cercarli ? Perché provare a farli tornare da noi ? Se lo chiede crudamente il fidanzato di Meg; dovrà chiederselo anche Kevin.

TheLeftovers1x02jillamyNo, quelli che restano non sono più quelli che erano. Non lo è probabilmente la Nora che ha perso tutta la famiglia nella Dipartita ed ha reagito asciugando ogni sentimento di empatia verso chi ha subito una sorte simile. Simile, ma non uguale perché solo lei ha perso tutti. Per questo, trincerandosi dietro una fredda burocrazia, sembra provare un sadico piacere a rinnovare il dolore degli anziani genitori del ragazzo down scomparso. A seguire Nora è Jill che ha scelto di vivere fino in fondo quel percorso di ribellione adolescenziale che, sebbene tipico della sua età, è qui riletto come una reazione alla crisi familiare. Come un novello Pinocchio che vive le sue avventure, Jill è accompagnata dalla ribelle Aimee nel ruolo del Gatto e della Volpe, mentre i gemelli Frost sono la flebile voce di un Grillo Parlante che quasi si vergogna di un ruolo di cui non è convinto. “Vivere al massimo per dimenticare il dolore” potrebbe essere il giusto aforisma per condensare la filosofia che sembra ispirare le giornate di Jill. “Vivere per non dimenticare” è invece l’opposto comando che si è dato il fratello Tom la cui fede in Wayne lo spinge a rischiare la vita per lui, ma non ad accettarne l’abbraccio purificatore perché significherebbe cancellare quella sofferenza a cui non è ancora pronto a rinunciare. Anche l’amore per Christine diventa quindi un lusso, un premio che non può meritare. Ma tutto quel dolore preme da dentro per esplodere e non è un caso che, come nella bellissima scena in piscina del pilot, anche stavolta la sua ultima azione in questo episodio è urlare.

“The Leftovers” non è una serie facile da seguire. Non ci sono misteri da risolvere o, meglio, ci sono, ma non si ha intenzione di affrontarli. Il ritmo volutamente lento a tratti rischia di far impantanare la narrazione in una difficile stagnazione. I pochi dialoghi sono tanto asciutti da apparire quasi scheletri di conversazioni morte da troppo tempo. Ma “The Leftovers” va seguita perché, in fondo, parla ad ognuno di noi. Perché inevitabilmente capiterà a chiunque il momento in cui sarà proprio lui quello “lasciato indietro”.

Per restare sempre aggiornati su The Leftovers con foto, news, interviste e curiosità, vi consigliamo di passare per The Leftovers Italia

Comments
To Top