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The Leftovers: intervista al compositore Max Richter

Se c’è una caratteristica che contraddistingue il compositore Max Richter è che si rifiuta di sottostare a preconcetti. Studente all’ Università di Edinburgo e del compositore avant-garde  Luciano Berio, la carriera di Richter è andata in varie direzioni. Ha composto lavori tradizionali, collaborato con The Future Sound Of London, Roni Size e Vashti Bunyan, realizzato un complesso e acclamato lavoro come solista.  Nell’ultimo decennio ha contribuito, inoltre, a donare a pellicole come Valzer con Bashir, Lore, Last Days On Mars e Wadjda il suo tocco unico e appassionato. Ma sempre alla ricerca di una nuova sfida, Richter ha ora affrontato la tv con il nuovo show della HBO The Leftovers. Ecco la recente intervista rilasciata ad Indiewire.

Come sei arrivato a The Leftovers?

Ho ricevuto una telefonata da Damon Lindelof, che conosceva i miei lavori da anni. Aveva parlato con i produttori esecutivi e il direttore dello show Peter Berg, che aveva visto per caso Macbeth, a Broadway, in cui ci sono le mie musiche. Ho chiacchierato con Damon, ho letto il copione e ho pensato che fosse veramente forte ed interessante. Quando ho visto il pilot, ho pensato che fosse molto potente e coinvolgente. Per me era un progetto interessante e divertente. Non aveva mai fatto televisione, quindi era uno scenario completamente nuovo per me. E sono molto entusiasta di farne parte.

rehearsal, march 2012, Berlin Max RichterQuando Damon Lindelof è venuto da te con il progetto, sapeva che tipo di musica cercava in quel momento?

Sì. Il fatto era che – e questo è il motivo per cui ho deciso di partecipare –  lui voleva solo che io scrivessi quello che normalmente scrivo. Non stava cercando la classica musica da tv, che per me è fantastico, perché non credo che potrei fare musica di quel tipo anche se ci provassi. Per me era lo scenario perfetto.

Hai detto che hai avuto modo di leggere il copione, è una cosa che ti capita quando lavori ad un film o progetto televisivo?

Sì e no. Dipende dalla fase in cui entra in scena il compositore, perché spesso vengono da me a progetto già iniziato. In questo caso non c’era niente quando sono venuti a parlare con me, c’era solo la sceneggiatura, non avevano ancora fatto il pilot. L’ho letto ed era scritto brillantemente, da togliere il fiato.

Avere il copione prima pensi che possa aiutare di più o di meno dell’avere aggiornamenti quotidiani o filmati o qualcosa di simile?

Tutto è utile, solo per avere un senso  della storia, di come le cose vengono gestite e del linguaggio della narrazione, ma avere il copione è ottimo, ovviamente, e tutto ciò che si può vedere in altri momenti, è molto, molto utile. Vedere il pilot  e il modo in cui hanno utilizzato la musica, è stato molto intelligente, era una storia affascinante.

Ci sono un paio di canzoni pop nel pilot. Ti avevano già detto quali canzoni avrebbero usato?

No, ma tali decisioni tendono ad essere molto fluide. Si provano cose diverse, ma ci sono poi alcune che continuano a venire fuori. Non ero certo di dove volessero arrivare ma ho avuto una sorta di senso, più o meno, di ciò che stavano cercando.

Questo ha influenzato la tua composizione?

Non proprio, perché queste cose tendono ad essere momenti del montaggio e hanno la loro propria consistenza e il loro tipo di pubblico. Penso che quando inizia una traccia pop il tuo cervello cambia interruttore, come se ascoltassi in un modo diverso. E non la si ascolti come colonna sonora ma come momento. Quindi, non è qualcosa a cui penso più di tanto perché in realtà è completamente fuori dal mio controllo comunque.

Ci sono delle cose che hai tenuto in considerazione del mondo della serie e dei personaggi mentre scrivevi la musica?

MAX-RICHTER-BCN216_byOscarGarcia01Beh, due cose fondamentali. La prima è che ci sono storie molto emotive ed intime che hanno a che fare con l’impattoche la Partenza ha avuto su alcuni personaggi e persone, come la famiglia Garvey ad esempio, ma in realtà su tutti davvero. Questo è il motore che guida la storia. Quindi, per questo, ho creato una musica molto intima, semplice, legata ai sentimenti. E poi c’è un altro tipo di musica che è più simile ad un tipo di paesaggio psicologico più grande, con una specie di qualità rituale, religiosa. L’altra cosa a cui ho pensato era – poiché lo show è veramente sulla Partenza –  che tipo di strumentazione avrei dovuto usare. Ho optato per una strumentazione che richiamasse il decadimento, come pianoforti, arpe, celeste.

Qual è il processo di scrittura per la TV? È necessario creare pezzi per ogni singolo episodio. Ci stai ancora lavorando in questo momento?

Si, ci sto lavorando ora. Finiremo a metà agosto, circa due settimane prima dell’ultimo episodio, quindi abbiamo un fitto calendario. E il processo è interessante perché c’è un linguaggio di base per lo show  e più andiamo avanti più creiamo un serbatoio sempre più grande di materiale. Ma ogni episodio ha la sua musica. Sto prendendo elementi da momenti precedenti, li sto sviluppando per nuovi pezzi del drama. È  un processo interessante per me perchè non ho fatto nulla di episodico prima d’ora ed è bello … è una realtà molto affascinante.

Di solito convivi con i pezzi che scrivi in quel periodo?

Sì, in un certo senso è bello vivere con quel materiale per un lungo periodo di tempo. Sai, quando si lavora nel cinema, spesso si ha un programma molto, molto fitto. Hai solo poche settimane per riflettere e rifinire il processo. In questo caso è fantastico avere la possibilità di rivedere il modo in cui la musica, il carattere e la storia sono legate l’uno all’altro. Penso che sia un pò come la differenza tra vedere una scultura e vedere un dipinto. Puoi camminare intorno ad una scultura e guardarla da diverse angolazioni. Sento come se in questo show si debba rivisitare i materiali da una prospettiva diversa per tutto il tempo. Questo è davvero soddisfacente in realtà perché è come si avessi nuove sorprese e nuove cose solo riflettendo su quello che hai già fatto.

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