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Interviste

The Leftovers: Damon Lindelof torna sul finale della serie in una lunga intervista

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Tutti i fan di Leftovers si stanno ancora riprendendo da un series finale ritenuto dai più soddisfacente. Non sono arrivate tutte le risposte necessarie, ma non è mai stato questo il punto centrale dello show. Damon Lindelof, co-creatore, a Variety ha commentato in una lunga intervista la scena chiave dell’ultimo episodio. Eccone un estratto:

Variety: L’episodio finale si conclude con una scena bellissima. Dopo il monologo di Nora, Kevin dice: “Ti credo”. In uno show basato sulla fede, una frase del genere non può che essere conclusiva.

Damon Lindelof: ‘Sono d’accordo. Credo che “Ti credo” sia, come frase, anche più forte di “Mi fido di te”. Sono due modi diversi per intendere due cose diverse. Dire “Ti credo” è mettere in moto l’immaginazione, la magia del pensiero, è alla base della fede. Il fidarsi invece è un qualcosa di più concreto, più distante. A volte tra noi sceneggiatori ci sono discussioni lunghe fino alla nausea su queste cose. E a volte le cose più semplici sono le migliori. Queste due semplici parole di Justin Therox dopo il monologo di Carrie Coon di sette o otto minuti, sono superbe. Entrambi gli attori lo sono stati.’

V: Raccontami come hai avuto l’idea del finale. Hai avuto otto episodi a disposizione, ma hai deciso di far raccontare a Nora la storia del secolo in pochi minuti.

D.L.: ‘Si parte dal finale della seconda stagione. Non sapevamo se avessimo ottenuto la terza, ma noi la volevamo fortemente. C’erano anche un paio di persone a cui stava bene finirla così. Ma a me non andava bene, non ero sicuro dei sorrisi dei protagonisti alla fine della seconda stagione. Soprattutto Nora. La seconda è stata la stagione di Kevin, Nora ha avuto un gran bell’episodio con Lens ma non c’è stata quella sensazione conclusiva per lei. Quindi, il suo approccio per la terza stagione è stato: Cosa devono fare ancora Kevin e Nora per stare bene e stare finalmente insieme? È una storia d’amore: volevamo essere sicuri che fosse davvero così. Ma per Nora questo significava dover lasciare andare i suoi figli. E allora ci siamo chiesti: come può riuscirci? E soprattutto, quale sarà la scena finale della serie che coinvolgerà entrambi?

Ecco che la scena finale, per Nora, diventa la storia di come ha lasciato andare i suoi figli. Siamo partiti da lì, da quella semplice idea, e poi siamo tornati indietro. Abbiamo capito che doveva raccontarla a Kevin, e abbiamo capito che poteva essere fatto solo in un futuro lontano. Come se avessero attraversato un’odissea per giungere li.

Abbiamo invece discusso molto sulla questione se mostrare o meno il suo viaggio. Abbiamo capito che non dovevamo farlo, che doveva soltanto raccontarlo. Se ci pensate, in questo show molti personaggi raccontano storie perchè vogliono essere creduti. E a volte sono anche storie inverosimili. Pensiamo alla storia che racconta Kevin Senior: una storia vera, con una morale conclusiva sbagliata.

E poi sapevamo di poter contare su un’attrice straordinaria come Carrie Coon. Senza contare che, affidandoci solo al suo racconto, avremmo creato quella ambiguità sulla veridicità della storia. Devo ammettere che certe cose sono un po’ ridicole e assurde. Ma Kevin ci ha creduto, ci crederà sempre. Che lui ci creda davvero, o che abbia bisogno di crederci non fa differenza: questo è il nucleo che permetterà loro di stare insieme. Quando abbiamo capito tutto questo, potevamo fare il resto della terza stagione.’The Leftovers 3x08

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Variety: Quindi, se si crede a Nora, questo episodio offre la possibilità di capire meglio la Dipartita. Ho visto che Tom Perrotta ha lavorato alla stesura di questa puntata. Avete elaborato questa teoria insieme?

D.L.: ‘Partiamo dal romanzo. Dalle prime trenta pagine si capisce che stai leggendo di un dramma familiare, e non conoscerai tutte le risposte che cerchi. Ma quando arrivi alla fine, non ti interessano neppure più queste risposte. Tutto è comunque dolorosamente bello. Ricordo ancora quando la HBO lo assunse per fare la serie televisiva, e Tom fece una serie di provini con alcuni sceneggiatori per cercare quello che avrebbe sviluppato Leftovers. Quando toccò a me mi chiese: “Immagino tu ti stia chiedendo, come tutti, perché i Colpevoli Sopravvissuti fumino?” E io: “Assolutamente no, per me ha senso! Quello che mi chiedo è: ma tu sai che fine hanno fatto tutti? Sai dove sono andati?”. Lui fu onesto con me, perché mi disse che non c’aveva mai pensato. E io rimasi sorpreso. Gli dissi che se mi avesse assunto avrei continuato a chiederglielo, ma lui era fermo sulla sua idea: “Diremo sin da subito a tutti che non avranno questa risposta”. Io però, due settimane dopo, gli ho ricordato che se avessimo ottenuto più di una stagione forse avremmo dovuto dirlo. Nonostante tutto, mi assunse.

Poi, qualche settimana dopo accadde un’altra cosa. Stavamo girando l’episodio pilota a New York, e quel giorno in particolare la mia famiglia stava visitando il set. Stavamo girando la scena dove questa giovane madre (Natalie Gold, che appare anche nel sesto episodio della terza stagione) assiste alla dipartita del figlio poggiato sul sediolino posteriore della macchina. Il regista era Peter Berg e quel giorno Tom Perrotta non era sul set. Mi venne l’idea di mostrare, subito dopo la dipartita del bambino, il suo punto di vista: ovvero che era la madre ad essere sparita. Un po’ come se fosse accaduto l’inverso. Si trattava del pilot, e non sapevamo neanche se la serie fosse stata accettata dalla HBO, sia chiaro. Però il regista mi disse no, e quando Tom venne a sapere di questa idea disse anche lui che no, non sarebbe andata bene.

Quando poi, anni dopo, stavamo parlando del finale di Nora insieme ai nuovi sceneggiatori che avevamo assunto per la terza stagione è venuto fuori che a loro piaceva tantissimo questa idea. E così l’abbiamo tenuta. Questa ne è stata la genesi.’Leftovers

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V: Leftovers si è evoluto a partire dalla prima stagione. So che non vedi l’ora di sapere cosa pensano le persone del finale della serie, ma tu? Se guardi indietro a queste tre stagioni, come ti senti?

D.L: ‘Sono super orgoglioso di quello che è stato. A differenza di Lost, tutto quello che è successo in Leftovers è stato chiaro fin dall’inizio con gli spettatori. Certo, si è trattato di un processo di scoperta. Altri showrunners la chiamano la tecnica del far venire fuori lo show un po’ alla volta. Non è che non ci sia progettazione dietro questo, è che è divertente scoprire lo show come si evolve da solo. Ecco cosa è successo con Leftovers.

Se alla fine della prima stagione, quando avevamo esaurito il materiale dal libro di Tom Perrotta, mi avessi detto: guarda che lo show terminerà 20 anni nel futuro in Australia, dopo una specie di apocalisse che c’è e non c’è, ti avrei preso per pazzo. Eravamo al decimo episodio, ne sarebbero stati girati solo diciotto e sarebbero accadute cose del tipo: un viaggio in barca dove si fanno orgie e un leone mangia Dio, Kevin è il presidente degli Stati Uniti e anche un assassino internazionale. No, ti avrei riso in faccia.

Eppure è successo tutto questo. Sono fortunato ad essere a capo di Leftovers, ma io sono solo il coach del team Leftovers. È una squadra che ha cambiato i suoi membri nel corso dei tre anni. Abbiamo assunto nuovi sceneggiatori, altri sono andati via. Io ho solo supervisionato e creato parte di queste nuove idee che ogni volta arrivavano da noi. Molti sceneggiatori nuovi che abbiamo assunto tra la seconda e la terza stagione, ci hanno detto la loro versione delle cose a cui noi non avevamo neanche pensato. E a volte ci è piaciuta così tanto che l’abbiamo utilizzata. In questo modo lo show ha avuto modo di espandersi in una maniera impressionante.

E devo ammettere anche che tutto questo mi ha aiutato. La prima stagione per me è stata deprimente, perché non stavo bene all’epoca. Queste persone mi hanno arricchito come persona, ogni volta che le ascoltavo parlare dello show. E quindi, tutto questo è stato un viaggio incredibile. Proprio in questo periodo, quattro anni fa, stavamo girando il pilot. Che esperienza incredibile. Sono felice che sia finito: era il momento giusto, e ne siamo tutti felici.’

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