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Interviste

The Leftovers: Damon Lindelof parla della costruzione dello show e della terza stagione

Non ha paura della pressione Damon Lindelof. Creatore della serie cult Lost e recentemente impegnato con The Leftovers, Lindelof in una intervista a Deadline si è detto capace di sopportare la pressione che dovrà subire quando l’anno prossimo andrà in onda la terza ed ultima stagione appunto de The Leftovers.

‘Credo che The Leftovers sia sia ritagliato un suo particolare spazio nello spirito di questo tempo, fa parte di un pubblico ristretto, di nicchia. Ecco perchè non sento la stessa pressione di chi ha dovuto chiudere Breaking Bad o chi dovrà farlo con Game of Thrones e Walking Dead.’damon lindelof

Lo showrunner ha quindi proseguito parlando di cosa dovremo aspettarci nella prossima stagione e del peso che ha avuto Michael Lombardo nella gestione della serie, che da poco è stato sostituito ai vertici della programmazione televisiva della HBO.

Deadline: A che punto siete con The Leftovers adesso?

Lindelof: ‘Abbiamo girato i primi due episodi in Texas e ora ci stiamo preparando per girare il resto della stagione in Australia, a partire da questa settimana. Lì è dove produrremo e scriveremo. Abbiamo già scritto metà stagione, mentre la produzione terminerà a fine settembre.’

D: Cosa farai quando Leftovers sarà finito?

L (ridendo): ‘Questa è un’ottima domanda a cui non so rispondere. Un errore che ho fatto in passato è stato iniziare un progetto futuro mentre stavo finendo quello su cui stavo lavorando. Mi è piaciuto essere monogamo con The Leftovers, ed è andata molto bene per me. Il processo di editing durerà almeno fino a novembre, e a quel punto tutto sarà finito. Sarà allora che penserò a cosa fare dopo. Fino ad allora, non ci penso.’

D: La prima stagione era basata sul libro di Tom Perrotta, con lui stesso impegnato a fondo nello sviluppo della serie. Ma dalla seconda stagione in poi, vi siete allontanati da quel copione portando Leftovers in nuovi luoghi, sia fisicamente che metaforicamente. In che modo sarà gestita la terza stagione?the leftovers

L: ‘Siamo partiti dalla fine. Ci siamo detti: quale vogliamo che sia l’ultima scena della serie, chi deve esserci, cosa deve accadere, e che sentimenti deve provocare? E dopo invece ci siamo chiesti, dal punto di vista della sceneggiatura, cosa accade, cosa significa dare un senso di fine ad uno show il cui scopo non è mai stato quello di risolvere misteri e terminare storie adesso che lo show sta per finire una volta per tutte? E come vogliamo che il pubblico si senta alla fine della storia? Queste conversazioni sono partite da quesiti astratti e poi si sono sviluppate in maniera più coerente fino a quando abbiamo capito quale dovesse essere l’ultima scena. A quel punto, ci siamo chiesti come arrivarci. Per quanto riguarda la seconda stagione, non avevamo alcuna guida certo, ma prima di confezionarla ne avevamo parlato e sapevamo dove eravamo diretti. Sapere che la terza stagione sarà l’ultima infonde una certa energia, diversa da quelle delle stagioni precedenti.’

D: Ora che stai lavorando alla seconda metà dell’ultima stagione, puoi dirci se lo show è andato nella direzione da te sperata?

L: ‘Si. Credo che lo show abbia avuto difficoltà nel partire. La prima stagione è stata come quando metti le chiavi nel cruscotto, giri per accendere ma la macchina non parte, per poi partire soltanto dopo, diciamo verso la fine della prima stagione. Da quel momento, il viaggio è stato incredibile. Detto ciò, abbiamo progettato lo show una stagione alla volta. E quando siamo giunti alla fine della seconda, sembrava che fossimo molto più vicini alla fine che all’inizio: non doveva essere uno show che sarebbe dovuto durare tante stagioni. Tre è il numero perfetto.’

D: È stata certamente la seconda stagione a convincere gli spettatori, concordi?michael lombardo true detective

L: ‘Si. Il merito è anche in parte di Mike Lombardo, a cui è sempre piaciuto lo show. È stato lui a chiamarmi e a propormi la terza stagione. A quel punto io gli ho detto: “Okay, ma deve essere l’ultima”, e lui: “Se è quello che ti senti di fare, allora va bene”. Se non fosse stato per lui non ci sarebbe una terza stagione.’

D: Che impatto ha avuto sulla costruzione dello show Mike Lombardo?

L: ‘Dopo che abbiamo parlato della terza stagione, abbiamo riunito gli sceneggiatori nella stanza e abbiamo lavorato per sei settimane, costruendo l’intera stagione dal punto di vista della storia e dei personaggi. Questo ha portato ad un epico incontro di due ore alla sede della HBO con Mike. Credo che fosse molto contento di quello che gli stavamo proponendo. Ed è stato in grado di farci notare alcune cose, proponendone anche la soluzione, grazie al fatto che non era stato con noi in quelle sei settimane, cose che noi non eravamo riusciti a vedere. Non sto dicendo questo per parlare bene del mio capo, ma credo che ciò che egli ha dato a questo show in questi termini è stato molto importante. La mia speranza è che quando vedrà questa stagione, lui si sentirà parte integrante di questo show.’

Justin TherouxD: Ad un certo punto, l’episodio International Assassin ha sconvolto un po’ tutto lo show, con il personaggio di Justin Thereoux che ha fatto un giro nell’aldilà. Non avete pensato di aver esagerato?

L: ‘Non lo avremmo fatto, se non fossimo stati in grado di gestire la cosa. Se ti approcci ad una cosa con un grado di sicurezza molto elevato, le persone come minimo apprezzeranno quella sicurezza e l’impegno. Se hai dubbi su te stesso e sul tuo lavoro, fallirai. Detto ciò, da subito quell’episodio mi ha intrigato, e anche alla HBO l’hanno accolto bene quando gliel’abbiamo proposto, nonostante fosse stranissimo. Quando poi abbiamo iniziato a lavorarci ogni giorno, e Justin si è ritrovato immerso in questo mondo stile Jason Bourne in una stanza d’hotel, ho iniziato a pensare: “Come reagiranno le persone a questo? Saremo capaci di spiegarglielo?”. Mi sono sentito come se ci fossimo buttati a capofitto in una questione spinosa senza pensarci, per poi svegliarci e pensare: “Vabbè, ormai lo abbiamo fatto”. È andata bene.’

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