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The Leftovers: Carrie Coon parla del finale e della Seconda stagione

Il finale della prima stagione di The Leftovers (qui la recensione!) è stato sicuramente molto intenso e ricco di scene straordinarie, rese tali anche e soprattutto dagli attori. Protagonista di alcuni dei momenti più forti ed intensi del finale di stagione e non solo è stata sicuramente Carrie Coon, nei panni di Nora che in “The Prodigal Son Returns” si ritrova la sua sua famiglia in versione fantocci in cucina al suo risveglio, in una scena straziante anche grazie al magistrale lavoro della produzione che ha mostrato il tutto senza audio.
La mancanza dell’audio è stata una sorpresa per la stessa attrice, come ha confessato nell’intervista rilasciata a TvLine: “E’ stata una scelta fatta in post-produzione. In realtà, io emetto il suono e probabilmente un suono terribile. Sarebbe interessante sapere cosa hanno da dire la regista e i produttori sulla decisione. Io ho visto l’episodio Domenica e sono rimasta sorpresa. Per me quel momento è stato molto incentrato sul suono che usciva dal mio corpo. E’ stato affascinante vederlo senza audio. Ha fatto un certo effetto”.

La scena in generale è stata molto difficile da girare, Carrie Coon ha avuto bisogno di molta concentrazione: “Devo dare credito alla squadra e a Mimi Leder(regista) perché mi hanno lasciata sola, mi hanno permesso di andare al piano di sopra tra una ripresa e l’altra per stare da sola e stare tranquilla. In una scena del genere dopo una ripresa devi far uscire tutto fuori e poi rimettere tutto dentro nel momento in cui devi girare di nuovo. Nessuno mi parlava, lasciavano che andassi al piano di sola. (…) Non siamo riusciti ad abituarci all’idea che ci fossero dei fantocci lì. Anche perché avevo appena finito di girare il nono episodio e ho avuto il piacere di lavorare con Sebastian Arcelus e i bambini e abbiamo condiviso un’esperienza divertente in quei 10 giorni“. carrie-coon-new-york-premiere-of-game_4116235

L’altra scena molto intensa di cui la Coon è stata protagonista è quella in cui Nora scrive a Kevin con l’intenzione di lasciare la città, per poi trovare il bambino (figlio di Wayne e Christine). La scena della lettera, però, per chi non aveva già letto il libro da cui la serie è tratta, è risultata essere molto ambigua, perché sembrava quasi che Nora volesse suicidarsi: “Sono contenta che sia stata questa la sensazione. Essendo l’attrice, ovviamente, conoscevo le intenzioni di Nora, sapevo che voleva lasciare la città. Ma adoro il fatto che gli spettatori abbiano avuto questa esperienza ambigua. C’è qualcosa di molto potente nell’ambiguità in momenti come quest”.

Per quanto riguarda il bambino ed l’influenza che ha avuto e che avrà su Nora, l’attrice ha detto: “Tutti hanno una risposta immediata alla nuova vita, che non è necessariamente materna. Abbiamo tutti una reazione immediata alla novità, alla gioventù, per cui ha senso che il suo corpo sia andato lì immediatamente, soprattutto perché è una donna che ha sperimentato sulla sua pelle l’essere madre. Dà speranza”.

Tornando indietro di qualche episodio, Carrie Coon parla dell’abbraccio tra Nora e Wayne: “Nora sarebbe naturalmente scettica, se avesse sentito parlare di Wayne, probabilmente lo avrebbe respinto. Nora però è vulnerabile in quel momento e più aperta. Nora, inoltre, non ha condiviso intimità con nessuno in molto tempo, quindi anche permettere del contatto fisico è un grande sollievo, indipendentemente se sia magico, fisico o spirituale. Crea un piccolo spazio che le permette di andare avanti con Kevin”.

Per quanto riguarda il futuro, c’è una seconda stagione in programma per The Leftovers, ma ancora nulla è certo in merito ai personaggi e alla storia, poiché non c’è alcun libro da cui attingere, si tratterebbe, infatti, di una trama del tutto originale e questo rende il tutto più interessante: “Non c’è alcuno schema da cui attingere, e questo è eccitante. Anche terrificante, ma spero di continuare. I contratti degli attori non sono ancora stati discussi. E’ terrificante perché vuoi continuare a fare qualcosa di buono, ma mi fido di loro. Preferisco fare arte controversa piuttosto che qualcosa che tutti amano”.

 

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