Knick (The)

The Knick: Recensione dell’episodio 1.01 – Method and Madness

In questa lunga estate piovosa c’era chi attendeva con ansia Haley Berry e gli alieni di “Extant”, c’era chi aspettava a gloria i mostri di Del Toro con “The Strain”, chi ancora piangendo la fine di Lost riponeva tutte le sue speranze in “The Leftovers” e chi come me attendeva solo di vedere Steven Soderbergh alla regia di un prodotto tv però seriale, e quindi aspettava l’8 agosto per godersi “The Kinck”.

Soderbergh dopo aver fatto indigestione di premi con il film-tv Behind the Candelabra (vi prego non traduciamolo in italiano), The-Knick-1x01ritorna sul piccolo schermo questa volta per cimentarsi nella narrazione seriale di un telefilm, scegliendo un genere molto esplorato come il medical-drama e un’ ambientazione originale e mai vista in una serie cioè la New York del 1900. Se aggiungiamo a questo che nel cast spicca Clive Owen e che la serie è prodotta da Cinemax ( si lo so che Haunted e Banshee potevano essere ripetitivi ma a livello tecnico erano degli ottimi prodotti), potete capire facilmente perché a me di tutte le nuove serie che ho elencato prima non importassero granché.

C’è poi un fattore psicologico-emotivo che mi ha particolarmente attratta verso questo show e cioè la fusione tra due generi a cui sono legata: il medical che per me ha segnato l’inizio della mia vita da telefilm addicted (mannaggia a te E.R.!) e quello “period” vittoriano che invece è la mia passione attuale. Quindi dopo aver letto tutte queste premesse vorrete sapere se il pilot di “The Knick” mi ha soddisfatto, scopriamolo insieme:

Il protagonista è John Thackery (Owen) un chirurgo dell’ospedale Knickerboker (da qui il titolo) che vive nel momento di massima espansione della sua città, New York, piena di innovazione, ricerca, progresso e multiculturalità (tutti i pazienti di questo primo episodio sono di nazionalità straniera) e che è ossessionato dal suo lavoro tanto da non pensare o fare altro al di The-Knick-1x01-1fuori di studi e ricerche sul corpo umano e la chirurgia. Insieme a lui ci vengono presentati altri personaggi, come i colleghi chirurghi, il capo del personale Barrow, l’infermiera Lucy, i barellieri che fanno la guerra per accaparrarsi i malati da trasportare in ospedale, l’immancabile CDA con donna al comando e il dottor Edwards discriminato dai colleghi chirurghi perché afroamericano.

Ma non c’è solo la frenesia del progresso scientifico in piena ascesa e delle nuove scoperte tecnologiche a fare da sfondo, perché come spesso succede, il progresso porta con sé anche delle fragilità nuove per l’animo umano. Viene mostrata infatti la dipendenza di Thack e del suo mentore nonché superiore, dalla cocaina che ormai è diventata l’unico modo per far lavorare il cervello del giovane dottore, costretto anche ad umiliarsi pur di farsi iniettare l’ennesima dose.

Inutile dire che la parte migliore di questo pilot sono i particolari tecnici degli strumenti operatori, dall’antenato dell’aspiratore all’invenzione così su due piedi della prima epidurale. L’aula operatoria fatta ad anfiteatro, il fatto che i chirughi operino a mani nude, e che falliscano miseramente, la veridicità dei dettagli delle cuciture sono splendide e fanno davvero pensare a quel pronto soccorso universitario di Chicago, che per 15 anni ci ha tenuto compagnia. Molto curati anche i costumi, e l’arredamento generale, il set è maestoso sempre pieno di persone affaccendate a svolgere compiti diversi e relativi all’epoca. Le performance attoriali sono tutte buone, anche se abbiamo potuto vedere poco, ma per quel poco non c’è nessuno al disotto della media e Clive Owen non spicca tanto da mettere in ombra i colleghi, anzi.

Però ( e mi spiace molto dirlo) il problema risiede come sempre nella narrazione, nelle cose da dire, nella storia che the-knick-1_1393323358vogliamo raccontare. The Knick non porta nulla di nuovo con questo pilot al genere in cui si inserisce: abbiamo l’ospedale in crisi economica (già visto in Grey’s anatomy);  il nuovo arrivato che fatica ad integrarsi perché diverso;  la donna a capo del consiglio di amministrazione che vuole emanciparsi ( Masters of sex insegna);  un protagonista burbero, drogato ma geniale ( Dottor House sei tu?), e infine pure il reparto maternità con tanto di suora giusto per citare Call the Midwife (che se non avete visto potete recuperare su Rete4 in questi giorni; merita). Capite bene che è difficile vedere un primo episodio come questo e non notare tutte queste cose, certo ad uno spettatore poco attento e poco conoscitore del genere basteranno l’atmosfera vittoriana e qualche divaricatore in avorio per valutarlo bellissimo, ma a me no (sapete che sono ipercritica).

Manca l’originalità che una storia come quella del dottor Thacker può dare, ma io continuerò a seguirla perché ad un maestro come Soderbergh si concedono anche 4 o 5 possibilità per essere stupiti. E voi? Avete gradito il pilot? Che ne pensate? Sperando di non dover più scrivere cose negative su questa serie, vi saluto e alla prossima, come sempre:

Good Luck!

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