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Drama Coreani

The King: Eternal Monarch è un minestrone troppo ricco – Recensione del drama coreano su Netflix

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Quando le premesse sono molto buone e il talento messo in campo è di un certo livello, è legittimo pretendere il massimo da un drama. Non gli si può dare un buon voto solo per l’impegno profuso. Ci si aspetta grande immaginazione, originalità, voglia di osare e una forte sceneggiatura sorretta da una produzione ricca e curata.

Questo era quello che The King: Eternal Monarch ci aveva promesso fin dai primi trailer, scegliendo due super star come Lee Min Ho, il principe dei drama, e Kim Go Eun, la sposa del Goblin, diretti dalla sceneggiatura di Kim Eun Sook, creatrice dei famosissimi Descendants of the Sun, Goblin e Mr Sunshine. Era quindi lecito aspettarsi almeno emozioni stratosferiche, passioni dirompenti e lacrime a fiumi.

E’ andata così? Non proprio…

The King: Eternal Monarch, Netflix

The King Eternal Monarch è un tripudio di universi paralleli, viaggi nel tempo e doppleganger

Non c’è che dire, la trama di The King Eternal Monarch ha grandi ambizioni: due universi paralleli con due Coree ben distinte, salti temporali, tradimenti, losche trame machiavelliche, una schiera di personaggi infiniti, immensi scenari, incommensurabili destini. Ma è qui che il drama fallisce fin da subito, nel mettere in scena tutti questi elementi in modo coerente e chiaro.

Le storie che riguardano i viaggi nel tempo richiedono di per sé una grande attenzione da parte dello spettatore e possono confondere i meno attenti. In questo drama tutto è complicato da un numero di personaggi secondari impressionante, raddoppiati dai loro doppleganger. Mentre i nostri protagonisti attraversano i confini tra le due Coree a ritmo frenetico, un gran numero di personaggi vengono reclutati, istruiti, sostituiti. Mille volti che vanno a costituire un ammasso nebuloso di persone che non fanno altro che appesantire la trama.

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Ci ritroviamo quindi con un drama diviso in due parti ben distinte: una prima in cui la maggior parte delle energie viene impegnata nell’illustrare i piani di Lee Rim e stendere il campo di battaglia. E una seconda in cui l’azione si mette finalmente in moto e il drama prende la rincorsa e ci mostra quello che avrebbe potuto davvero regalarci.

Ad ogni personaggio viene fornito un passato complesso tutto da raccontare, ma questo passato lo incatena al posto di innalzarlo e arricchirlo. Shin Jae, che da solo ha una backstory che avrebbe potuto riempire un intero drama, si muove quasi separato da tutto il resto della storia e non riesce mai veramente ad integrarsi. La stessa Luna, che sulla carta aveva un grandissimo potenziale, finisce a contribuire molto poco; e così la Prima Ministra (e sua madre e sua sorella).

Recensione di The King: eternal monarch

Tanti personaggi ma pochissimo spessore

Visto tutto lo spazio concesso al passato dei protagonisti, sarebbe stato naturale aspettarsi dei personaggi di un certo spessore, ma non è così. Ogni personaggio subisce gli eventi piuttosto che esserne il motore ed è tutto uno sciorinare di backstories fine a se stesse che non trovano mai lo spazio di respirare.

Il protagonista interpretato da Lee Min Ho, attore intorno al quale è stato cucito il drama, ha lo spessore di un cartonato pubblicitario e non basta rivestirlo di eleganti uniformi o fargli agitare il ciuffo da una brezza onnipresente per renderlo davvero affascinante. Il suo è il solito stereotipo del bello e ricco che si mischia con i poveri mortali.

La stessa Tae Eul, nonostante l’indubbia bravura di Kim Go Eun, ricalca lo schema della poliziotta determinata e concreta che a metà drama, improvvisamente, si trasforma in un’incontinente piagnona. Per carità, a piangere è davvero brava, ma la sua improvvisa straripante emotività arriva innaturale come lo stesso crescere del sentimento tra i due.

Non c’è alcuno sviluppo graduale e armonico. I nostri sentimenti, come i loro, non crescono con la storia, ma vengono in qualche modo pretesi. Improvvisamente i protagonisti si corrono incontro piangendo in ogni scena, parlano di destino a cui arrendersi, di tragedie dietro all’angolo. La musica è bella, le scene sono ben girate e lo spettatore si ritrova a cercare di convincersi che quello che sta vedendo sullo schermo sia davvero un amore tragico. Tutto richiama Goblin, ma della sua epicità non c’è neppure l’ombra.

Il cast di The King Eternal Monarch su Netflix

Una foresta di paradossi e eventi a caso

Ci vuole tanto coraggio per addentrarsi nella foresta intricata di paradossi e questioni irrisolte di questo drama. Gli elementi dimenticati, abbandonati o mai spiegati abbondano in ogni dove.

Lo sceneggiatore che vuole affrontare i viaggi nel tempo dovrebbe scegliere di attenersi ad alcune regole precise e continuare a seguire fino in fondo; ma qui per comodità si passa dalla singola linea temporale al multiverso a seconda delle necessità. Anche il diverso trascorrere del tempo tra le due coree non viene mai chiaramente spiegato, tanto che non si riesce mai a capire se i personaggi siano stati via un paio di giorni o dei mesi interi.

E il tutto è complicato da un montaggio scellerato. Assistiamo a salti avanti e indietro nella narrazione senza una logica e verso il finale è tutto un correre perchè non c’è più tempo. Ferite mortali si curano in pochi secondi, dialoghi fondamentali vengono omessi ed eventi importanti accadono fuori scena.

Tutto un pasticcio che contribuisce a sgonfiare anche l’ultimo episodio che distribuisce happy ending a destra e manca, insistendo ancora su personaggi che non hanno mai preso il volo o che ormai, totalmente cambiati, non conosciamo neppure più.

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The King Eternal Monarch è quindi tutto da buttare?

Certamente no, anche se il peggio sovrasta di parecchio quello che di buono questo drama ci ha regalato. Si salvano alcune scene molto emozionanti e ben girate (in contrasto con altre orripilanti, tipo quelle di guerra), alcune interpretazioni molto buone (Woo Do Hwan per esempio ha convinto molti) e la colonna sonora che è appropriatamente emozionante.

Alcuni episodi nella seconda parte sono anche emozionanti e scorrono agili, ma purtroppo è ormai tardi per riuscire a coinvolgere fino in fondo lo spettatore.

Un gran peccato. The King è un prodottone cucito intorno ai protagonisti e alle aspettative del pubblico (e alle richieste degli spnsor), ma non trova mai una sua voce originale e un senso di meraviglia che lo guidi. Occasione sprecata.

Recensione The King Eternal Monarch
2.5

Summary

Deludente e pasticciato.

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