Killing (The)

The Killing : Recensione dell’episodio 4.06 – Eden

Oh oh oh oh, scusate, ridacchio un attimo ancora. Che altra reazione dovrei avere dopo aver appena finito di guardare questo ultimo episodio?
Ridacchio perché vi sento mormorare sconcertati: lieto fine?! Ma i lieto fine sono banali! Mentre io, abbastanza sconvolta da quello che ho visto, mi prendo questo finale e me lo porto a casa perché cavolo… sono contenta! Per quanto surreale sia stato.

Eccoci alla conclusione di questa quarta stagione che ci è piovuta sulla testa quando ogni speranza era ormai abbandonata, quando quasi ci eravamo convinti che manco la volevamo un’altra stagione di pioggia e grigiore. Ma ce l’hanno regalata e tutto si può dire di questa serie tranne che non abbia un lugubre, deprimente fascino. Meno sono stati gli episodi, e probabilmente anche meno del solito i giorni di sole (ma ce ne sono mai stati in questa serie?) decisamente meno spazio di manovra per gli sceneggiatori che però hanno saputo conservare quel mood umido e disperato che ha caratterizzato questa serie fin dai primi episodi.

Che vi devo dire della risoluzione del caso? Telefonata? Contorta? Improbabile? Forzata? Gliene possiamo dire di tutti i The_Killing_406-02colori, anche perché alla fine si ha l’impressione che le cose siano state acconciate in modo da farle andare al posto voluto senza troppo preoccuparsi di giustificazioni o credibilità. Un ragazzo che non si sentiva amato in un impulso disperato decide di sterminare la sua famiglia e si fa aiutare da due suonati più di lui che poi pensano bene di svignarsela sul più bello. La madre segreta cerca di sistemare le cose in modo fantasioso ma non fa che peggiorarle e tutto finisce in gloria. Inutile dire che il fattore sorpresa finale diventa quasi imperativo in questo tipo di serie ed è difficile azzeccare la giusta dose di stupore senza sfociare nell’inverosimile. La rivelazione di Skinner della scorsa stagione per me era stata decisamente troppo, questa mi lascia un filo indifferente, sia per via del poco spazio disponibile per espanderla al meglio, sia perché ancora una volta ritroviamo il cuore del telefilm nei suoi due protagonisti.
La giusta mossa è stata infatti quella di ricondurre tutto ancora a Linden, rendendo totalmente personale la risoluzione finale del caso e trasformandola in uno specchio per la nostra protagonista ormai a pezzi.

Quanto è stato difficile dover vedere Holder e Linden sempre impegnati a rinfacciarsi torti e cattiverie questa stagione? Loro che sempre erano stati uniti contro i mali del mondo e i demoni interiori? Quando Linden ha puntato la pistola contro Holder accusandolo di essere uno sporco traditore ho pensato che l’avessimo completamente persa e poi che un colpo così non l’avrei mai sopportato.

L’episodio ha uno strano ritmo e in alcuni momenti una regia ancora più strana. Intenso e The_Killing_406-04desolato proprio come quelle bellissime riprese aeree silenziose che lo punteggiano, conclude le indagini abbastanza presto e poi si concentra sui nostri protagonisti e sulla necessità di dare una conclusione definitiva alle loro vicende.
La risoluzione delle accuse contro Linden è un filo forzata ed era anche facilmente intuibile, ma ci regala un ritorno inaspettato di Darren Richmond e della sua sedia a rotelle, che mi hanno lasciato piacevolmente sorpresa. E’ stato un buon tocco degli sceneggiatori far sembrare l’assoluzione di Linden più una sconfitta che una vittoria, giusto per non farla apparire troppo conveniente.

E quindi arriviamo al fast forward dopo una serie di falsi finali, a quello strano fiocco rosa con cui Veena Sud ha voluto concludere la sua creatura. Vediamo Holder un filo ripulito, bravo papà (ma appropriatamente separato), organizzatore di incontri per alcolisti e così allegro da fare quasi paura (e qua uno si rende conto quanto sia mancata la sua componente più scanzonata in questa stagione). A occhio e croce sono passati sei anni e Linden li ha trascorsi girando il mondo fino a incrociare di nuovo i passi del suo ex-partner. Posso confessare che la scena in sé mi ha fatto un filo senso? A parte i discorsi un po’ cuore a cuore a distanza di sei anni e i sorrisi di Linden finalmente in salute e gli sguardi intensi tra i due… ma che erano quelle inquadrature improbabili? Okay, lo so, avere dei protagonisti di altezze così diverse è la dannazione dei registi (in X-Files Gillian Anderson era costretta a camminare su delle pedane per guadagnare altezza e rientrare nelle inquadrature con The_Killing_406-03Mulder) ma sono sicura che si sarebbe potuto trovare delle angolazioni un po’ meno forzate, di modo da evitare che Holder incombesse su Linden apparentemente pronto a baciarla.

Non si baciano è vero, ma gli sguardi languidi sono tali che è chiaro quello che Veena ci vuole suggerire. In fondo c’è della ragionevolezza nelle parole di Linden, che sempre trascinata dalla corrente ha avuto come unico ancoraggio il suo partner, ma la generale atmosfera e l’intensità degli sguardi poteva essere un filo mitigata ottenendo un risultato simile ma un po’ più aggraziato.
Bello il tocco di incorporare le scene della sigla nel viaggio finale di Linden che prova finalmente a guardare le cose da un’altra prospettiva apparentemente riuscendoci o per lo meno trovando dentro di sé la voglia di provarci. Il finale è positivo e secondo me ci sta proprio perché spezza la disperazione totale che è stata questa stagione. E’ vero, è una nota parecchio dissonante ma probabilmente proprio per questo mi è piaciuta.

Salutiamo definitivamente (??) dei personaggi intensi che con il loro dinamismo sono stati il motore di questa serie non fortunatissima. Un applauso finale se lo meritano ancora una volta Mireille Enos e Joel Kinnaman che sono stati bravissimi anche quando vittime di primi piani impietosi che sembravano non voler finire mai.

Che vi devo dire? Lo seppelliamo per davvero questa volta?

Comments
To Top