Killing (The)

The Killing: recensione dell’episodio 3.06 – Eminent Domain

Solo uno strepitoso Peter Sarsgaard tiene su un altro episodio soporifero

Capita spesso, almeno al sottoscritto, di guardare più volte il timer del lettore blu ray per vedere quanti minuti mancano al termine dell’episodio di The Killing. Per Eminent Domain è capitato più spesso del solito. Intendiamoci, la serie ideata da Veena Sud non è terribile né tantomeno inguardabile, e non è neanche un problema di ritmi particolarmente lenti (Mad Men e Breaking Bad, giusto per citarne due, sono dei capolavori). E’ che giunti a quasi metà terza stagione il copione continua a ripetersi e le tanto ventilate novità apportate, caso a parte, non si sono ancora viste. Insomma, lo spettro delle prime due stagioni con l’omicidio di Rosie Larsen è ancora lì che incombe come un macigno sulla serie e sembra che per il momento non si faccia niente per evitarlo.

TheKilling3X06-3Nei primi episodi di questa terza stagione ci si è troppo spesso concentrati sui personaggi della serie e lo si è fatto anche discretamente, ma giunti al giro di boa il caso da risolvere deve assumere una parte più centrale nella storia e in Eminet Domain sembra che lo si sia cominciato a fare con più convinzione del solito. Ciò non vuol dire che è tutto rosa e fiori, anzi. Paventavo nell’introduzione il mio timore nel ritrovare lo stesso canovaccio delle prime due stagioni che ha portato le lunghe indagini su Rosie Larsen a concentrarsi su indiziati che si rivelavano poi (quasi) del tutto estranei all’omicidio. La stessa identica cosa sembra presentarsi al termine di questo episodio dove Linden e Holder si presentano presso la casa famiglia “The Beacon” perché insospettiti dallo strano comportamento del pastore Mike che dà ospitalità ai ragazzi di strada. Seriamente, qualcuno crede sia davvero colui che sta dietro ai rapimenti e agli omicidi delle ragazze scomparse? Alzi la mano a chi è venuto in mente il professore di lettere di Rosie Larsen.

Sembra che dallo scorso episodio ci sia stato un crollo psicologico da parte di diversi personaggi, ora più che mai sbandati, smarriti e persi tra le loro ossessioni. Come la madre di Kallie, fino allo scorso episodio incurante del destino della figlia ma adesso disposta a tutto pur di ritrovarla, prima facendosi arrestare per parlare col Linden (trattata sempre in malo modo) e poi “alleandosi” con Bullet, sempre meno speranzosa di riabbracciare l’amica, per un’indagine privata. In parallelo continua anche l’ossessione di Linden per il caso Seward. Le analogie tra il nuovo e il vecchio caso sono tante, troppe e questo la porta sempre di più a collegare i puntini che potrebbero unire le due indagini, ma deve vedersela con l’ottusità e lo scetticismo del suo capo. Anche qui, sai che novità?

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Anche in questo episodio la parte del leone la fa Peter Sarsgaard (da tenere seriamente d’occhio per qualche premio) che offre ancora una volta un’ottima interpretazione di Seward, giocata tutta sulla manipolazione di chi gli ruota intorno. Di grande effetto la scena dove lascia morire impiccato il suo dirimpettaio di cella. Seward è una personalità ambivalente. Se fino ad ora avevamo intuito che desiderava al più presto di morire, dopo l’incontro con Linden che ammette che il killer del vecchio caso sul quale indagava non è lui, ha un reazione del tutto inaspettata. Sta proteggendo qualcuno? Se sì, chi?

Non è sufficiente la parte di Seward per salvare un intero episodio dalla noia che sopraggiunge a più riprese nel corso dell’episodio. The Killing ha bisogno di una sterzata più consistente, che si concentri esclusivamente sul caso senza perdere tempo con i soliti specchietti per le allodole che vogliono farci pagare prima di arrivare alla definitiva soluzione del caso.

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