Killing (The)

The Killing: Recensione dell’episodio 3.04 – Head Shots

Triste ma vero

Triste, ma vero. In The Killing tutto quello che viene rappresentato è di una tristezza opprimente, ma purtroppo è tutto vero. Solitamente faccio non poca fatica ad avvicinarmi a prodotti di intrattenimento di questo tipo perché la realtà mostrata è molto dura e cruda, non di quella brutalità gratuita, ma quella essenziale e lineare che è peggiore perché sai che è reale, sai che queste cose succedono veramente. Tutto ciò ti fa sentire disarmato, è sconfortante e doloroso, soprattutto in una serie tv come questa in cui l’ambientazione, i casi trattati, il carattere e il mood dei personaggi e persino il tempo atmosferico, insomma qualsiasi aspetto della serie, sta sempre lì a ricordarti il suo stampo cupo e ti ricorda sempre con che tipo di approccio e di umore devi avvicinarti alla visione degli episodi. Infatti, a parte i maglioni di Linden e qualche “YO!” buttato qua e là, non c’è niente su cui ridere e scherzare.

the killing_304-02Trovo che i rapporti interpersonali siano costruiti molto bene. Primo di tutti quello tra Linden e Holder che piano piano si sta riallacciando: sembrava che dovessero indagare separatamente anche se sullo stesso caso, invece qui il ragazzo si ritrova con la nostra detective preferita. Prima trovano la stanza da Mama Dips in cui giravano i filmini pornografici poi vanno ad interrogare una donna che qualche anno prima girò uno dei video incriminati che dopo un po’ d’insistenza confessa il nome dell’uomo dietro la videocamera. Lui si chiama Joe Mills e noi con orrore scopriamo essere l’uomo con cui si vede la mamma di Kallie che sembra ancora (quasi) completamente disinteressata alla scomparsa della figlia nonostante Linden la metta fisicamente di fronte al filmino con protagonista la ragazza. Holder continua a difendere a spada tratta la sua ex-collega soprattutto dai continui attacchi e offese da parte di Reddick, poliziotto un po’ troppo stereotipato, che continua a dire che lei non è capace nel suo lavoro. Lo dice ripetutamente anche di fronte a Linden stessa che prima lo ignora e poi, per la gioia di tutti noi, lo scredita di fronte a tutti: si è mai chiesto perché dopo 23 anni di servizio non è ancora diventato sergente? Forse ora inizierà a domandarselo anziché credere di essere il migliore di tutti e a ripeterlo anche a noi in continuazione.

Altro rapporto molto bello che si sta creando è quello tra Holder e Bullet. Ad una prima occhiata potrebbe sembrare una coppia un po’ improbabile, ma a guardarci bene non lo è così tanto visto l’atteggiamento giovanile del poliziotto. Quest’ultimo inizia a capire le preoccupazioni di Bullet per lathe killing_304-03 scomparsa dell’amica Kallie, le dice di fare attenzione “per strada” e cerca anche di dargli consigli sull’alimentazione che ovviamente vengono ignorati dalla ragazza. Anche il prigioniero Seward sta iniziando ad apprezzare il suo vicino di cella Alton: i due parlano e ridono insieme e inizia a tenerci così tanto a lui che le guardie lo picchiano per obbligare Seward a prendere le medicine. Oltre a quella della strada, anche quella della prigione è una realtà soffocante in cui vediamo gli atteggiamenti violenti che le guardie hanno nei confronti dei prigionieri. Forse una persona che fa questo lavoro deve essere un po’ spietata, ma forse lo si può fare avendo un compotamento un po’ più umano come dimostra il personaggio di Evan Henderson, Douglas, che percepisce la posizione che occupa come pesante da sopportare vista la brutalità che ci vuole per farlo e soprattutto si fa delle domande per quanto riguarda la sua vita famigliare: come il suo lavoro avrà ripercussioni sulla sua famiglia? La risposta che si dà andando su invito a casa del suo capo Becker (che comunque sta cercando di creare un legame di amicizia con un suo collega) non è positiva. Con il tempo, infatti, quest’ultimo si è allontanato sia da sua moglie che da suo figlio. Ce la farà Douglas a sopportare tutto questo? Questa parte di trama sulle guardie mi sembra che si distacchi un po’ dalla trama principale e che sia un “in più”, però trovo che sia importante e utile perché ci mostra anche la realtà del mondo delle guardie carcerarie.

the killing_304-04La storyline che trovo riempitiva e per ora abbastanza inutile è quella di Twitch. Ok, la sua storia ci mostra che anche gli agenti di sorveglianza sono brutti e cattivi, che mentono sui test antidroga per del sesso e che se ti avvicini ad una “banda” rivale per strada rischi di morire per le troppe botte che prendi, però il minutaggio a lui dedicato è stato un pò troppo lungo. Chissà, forse una parte della sua storia piano piano entrerà nel caso che Linden e Holder stanno cercando di risolvere.

Insomma, mi fa sempre male vedere The Killing, però lo guardo perché lo reputo davvero fatto bene e perché diciamocelo: quando ciò che viene rappresentato è reale e non finto e gratuito, fa anche bene guardarlo per conoscere meglio quegli aspetti della società che magari non abbiamo proprio dietro l’angolo di casa, però esistono, forse a nostra insaputa, solo qualche metro più in là.

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