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Killing (The)

The Killing: Recensione dell’episodio 3.03 – Seventeen

Seventeen, and counting.

Questo era il claim della stagione e ci abbiamo messo poco ad arrivare dritti al punto, abbiamo il nostro serial killer, sanno che esiste, non abbiamo perso episodi su episodi in piste incocludenti. Considerando che stiamo parlando di The Killing, che nel perdersi per strada, aveva dimostrato una delle maggiori pecche, possiamo dire che partiamo subito bene.

In questo episodio, Veena Sud calca ancora di più la mano su quello che ha scelto come argomento Killing 303hforte e disturbante di questa stagione, che poi è più o meno l’evoluzione di quanto aveva accennato anche nel corso del primo caso. La morte di Rosie Larsen, nelle prime due stagioni, era marginalmente legata ad un giro di squillo, anche se poi la risoluzione è stata completamente diversa; qui andiamo ancora sul più pesante: si parla palesemente di prostituzione e sfruttamento minorile, di adolescenti invisibili e la crudezza di tutto il racconto a volte è particolarmente disturbante; non sono solo le scene dei cadaveri, anzi, lo sono molto di più sia il vedere a quale vita degradata vengano condannati questi ragazzini e ragazzine di strada, sia il loro continuo sfruttamento sessuale.

Tutto questo sta, a mio parere, spostando sicuramente il fuoco dell’interesse, almeno in questi primi episodi, dall’indagine ad altro. Certo, non la oscura, ci mancherebbe, ma trovo che sia anche la probabile scelta di Veena Sud quella di rendere di più forte impatto la definizione dell’ambiente che non la trama in sé, per poi chiaramente far crescere nel tempo il focus verso quest’ultima, non appena ci saremo maggiormente calati nell’atmosfera.

Killing 303b

Memore delle polemiche passate, presumo (ma non lo so per certo) che Veena Sud abbia deciso di costruire un caso che si vada a chiudere a fine stagione, quindi presumo anche che il ritmo e la compattezza della trama ne andranno a guadagnare. Finora è così, non ci stiamo perdendo in falsi indizi o ragionamenti, considerando che quello del magnaccia non era evidentemente una pista, quantomeno non per lo spettatore; quindi, presumo verranno utilizzati meno gli sfacciati red herring continui delle prime stagioni.

Concordo con quanto scritto da Eduard, nella recensione della scorsa settimana, in cui era soddisfatto che il caso non fosse completamente avulso dalla storia precedentemente narrata, ma si ricollegasse al passato di Linden, di cui sapevamo qualcosa, ma molto era ancora da svelare, ma altrettanto sono Killing 303gsoddisfatto che poi il tutto abbia preso un anima e un corpo suoi, pur con svariati richiami, senza intestardirsi nell’andare a richiamare e rimestare esclusivamente nel passato. Certo, c’è la storia avuta da Linden con il suo ex partner e ora capo della squadra, uno splendido Elias Koteas, (non avevo mai visto tra l’altro così tanti sorrisi della nostra buona Mireille Enos in così pochi minuti), certo, abbiamo il killer che viene dal passato ed abbiamo anche l’errore giudiziario e investigativo che pendono come una spada di Damocle, ma il vero animo della storia va a finire in un posto tutto nuovo, quello di cui accennavo ad inizio recensione, ossia la desolazione degli adolescenti di strada e il killer che si muove in mezzo a loro.

Tornando all’errore giudiziario, non riesco ancora ad inquadrare bene la figura del condannato (l’ennesimo Sarsgaard); intense e creepy le scene, ma mi manca ancora di capire il tutto. Killing 303aCerto, è presto,  non vogliamo mica tutte le risposte ora, però continuo a rimanere perplesso ogni volta che la scena si sposta nel braccio della morte. Così come non mi fa impazzire il partner nuovo di Yo Holder: figura scontata e abbastanza banale di poliziotto sfaticato e senza passione per il suo lavoro;spero gli manchi poco alla pensione così, nel più trito dei cliché, passerà a miglior vita. A parte gli scherzi, mi sembra una figura troppo sgrezzata a colpi di machete e non sintomo di buona scrittura.

Eccezionale, invece, a mio parere, come intensità e fisicità, la recitazione di Bex Taylor-Klaus, nella parte di Bullet: riesce a imprimere pathos in tutte le scene in cui è presente, merito sicuramente del personaggio che le è stato cucito addosso, ma anche merito suo. Tra l’altro la sua figura è realmente toccante, portatrice in un mondo di diseredati di sentimenti puri; la scena della mano stretta alla sua amica nel finale, di fronte al luogo dei ritrovamento dei cadaveri, è emblema di come possa nascere un fiore anche in mezzo alla desolazione.

Confermo quindi, ad oggi, un giudizio positivo sulla ripresa di The Killing, con qualche piccola svista e qualcosa ancora da capire meglio, ma il ritmo si mantiene valido per tutta la visione e la trama, così come l’argomento di fondo, si dimostrano assolutamente interessanti.

Whatever… Yo Bro’

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