Killing (The)

The Killing – 2.13 What I Know

Queste sono quelle strane situazioni in cui quelli come me, che fanno questo “mestiere” di recensire amatorialmente le serie tv, per passione, si trovano a desiderare tanto che ti capiti un episodio splendido da recensire e poi, quando ce l’hai tra le mani, ti spaventi solo all’idea di non riuscire a rendere quanto sia bello.

E la sensazione è proprio quella perché questo finale (quasi sicuramente di serie) è un capolavoro, di pari intensità rispetto al pilot della prima stagione. Tutte le scelte sono azzeccatissime, dalla storia di Jamie che si chiude in velocità, con una scena-dialogo con Richmond di alto livello, alla confessione di Terry durante la quale ho veramente avuto i brividi. Non so fino a che punto arrivi la gran scrittura per esaltare la recitazione e fin dove invece la recitazione influenzi l’apprezzamento di chi guarda, ma in entrambe queste scene c’è stato un veramente felice connubio tra le due cose, e lo si vedeva nella stessa mimica dei personaggi. Veramente superbo.

Questo episodio vive tra picchi d’intensità come le due scene sopra descritte e momenti in cui lo spettatore è come trascinato da un fiume di emozioni che scorre non sempre alla stessa velocità, ma da cui non riesci ad uscire, non vuoi uscirne. La risoluzione del mistero è sicuramente importante ma lo è altrettanto il modo in cui viene mostrata e la destrutturazione di personaggi che avevamo imparato a conoscere molto bene, fino a farceli vedere in una luce diversa e ridotti alla loro essenza, grazie ad un gran lavoro di scrittura, che ci ha mostrato tutti questi personaggi da diverse angolazione e anche grazie ad un livello recitativo del cast veramente alto, dove rubano la scena ai pur sempre bravissimi Holder e Linden, personaggi come Jamie e Terry.

Consideriamo inoltre che, se tutta la serie a livello tecnico è stata di ottima fattura, in questo episodio come nel pilot lo staff tecnico, capitanato alla regia dalla bravissima Patty Jenkins (si la stessa che guarda caso aveva diretto il pilot), si è superato nel montare le scene, nella fotografia e nel sonoro.

La stessa scelta di fare entrare pesantemente in campo la figura di Rosie in questo finale è stata dirompente. Bello e coinvolgente il cold open dell’episodio in cui vediamo Rosie viva e per la prima volta che parla. Andando a memoria (non vado a rivedermi in questo momento tutti gli episodi dall’inizio, capitemi) questo è stato l’unico cold open  non inserito nel continuum temporale di tutte e due le stagioni (gli altri momenti al di fuori di questi 26 giorni si vedevano in registrazioni, ma comunque il presente era presente) rende ancora più evidente la scena, dando proprio quel senso di distacco e sorpresa che la rende ancora più vivida.

La stessa puntata ha un prefinale, dove arriva a compimento la subtrama dei Larsen, con il filmato di Rosie ancora una volta viva, ma qui muta e che si esprime scrivendo; una scelta di circolarità e finezza non del solo episodio, ma dell’intera serie.

Anche questo capolavoro ha un piccolo neo: la parte che mi ha lasciato più perplesso è quella politica, nella quale, alla fine, Richmond fa suo il discorso di Jamie (non nella parte farneticante ma in quella politica) e diventa un maneggione anche lui, con Ames e Chief Jackson, tant’è che in un parallelismo finale Linden chiede a Holder chi sono i “bad guys”. Quest’ultima parte, come dicevo, per quanto inserita bene, l’ho trovata forse un po’ più didascalica, ma poca roba al confronto di quanto di buono c’era nel resto.

E poi quel finale di Linden che scende dalla giostra, non mi dispiacerebbe vederli di nuovo insieme, lei e Holder, ma forse è meglio finisca così, una bella storia compiuta.

Nota sulla serie: per quanto abbia sfornato degli episodi capolavoro, come questo, e la costruzione sia stata precisa e ben curata e l’aspetto tecnico sia sempre stato di qualità, in alcuni momenti la storia è stata più trascinata e frustrante, soprattutto nelle parti centrali della prima e della seconda stagione dove i red harrings sono stati dominanti e si è buttato via un po’ troppo tempo con sottotrame meno interessanti come il figlio di Linden o Mitch in generale. Sicuramente la seconda stagione è stata più lineare e meno dispersiva della prima, ma ormai con una parte di pubblico il danno era stato fatto (soprattutto per la scelta del cliffhanger sbagliato tra una stagione e l’altra) e questo inciderà, a mio parere, sul probabile mancato rinnovo. Peccato, perché la serie merita di essere rivista.

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