Killing (The)

The Killing – 2.11 Bulldog

Da quando The killing si è liberato di qualche elemento inutile (o per lo meno poco pertinente alle indagini) e ha aggiunto un senso di urgenza e pericolo alle vicende dei nostri protagonisti, non ha fatto altro che migliorare. Questo è un telefilm che mi piace guardare, con dei protagonisti imperfetti ma coerenti e coinvolti e una trama che sembra muoversi in una direzione precisa. Quanto a qualità recitative, registiche e tecniche The Killing poi non ha mai dovuto invidiare nessuno. Certo è naturale che, ora che ci avviamo verso la fine, la narrazione diventi più compatta e più fluida ma questo ci lascia il dubbio che se le cose fossero state fatte in modo diverso, The Killing avrebbe potuto avere il grande successo che a volte sembra potersi meritare.

Tanto per cambiare piove a Seattle. Ma l’atmosfera è perfetta visto che il nostro duo scalcagnato è sempre più solo contro il mondo. In questa stagione entrambi hanno toccato pesantemente il fondo e se sono ancora a galla è solo perchè si tengono aggrappati l’uno all’altra, tendendo le mani verso la risoluzione del caso che ormai sembra vicinissima.
Holder dimostra una sorprendente devozione verso la sua partner, che fresca fresca di internamento psichiatrico sembra ormai sul punto di cadere in mille pezzi. Compie dei deboli tentativi per cercare di convincerla a prendersi una piccola pausa, ma è subito costretto ad arrendersi. E’ al casinò che devono andare a cercare di recuperare la carta magnetica vista da Linden prima di essere stesa, ma l’unico modo di riuscirci è quello di procurarsi un mandato federale. Cocciuti come dei muli (e pieni di belle speranze evidentemente) decidono di chiedere nuovamente l’aiuto a Richmond e di fare leva sul suo senso del dovere e di giustizia.

Il padre di Gwen potrebbe essere la loro ultima speranza in questo gioco che si svolge nei corridoi della politica. Lei accetta e organizzata un’imboscata al paparino e gli fa passare qualche brutto minuto. Rivanga questioni di baci rubati e simpatiche schifezze che sarebbe meglio restassero lontane dalla stampa e rendendolo molto orgoglioso delle sue qualità di figlia senza scrupoli, ottiene il tanto agognato mandato.
Io ora non comprendo bene come due agenti rimossi da un caso e uno pure dalla polizia, possano ottenere un tale mandato venendo affiancati da 8000 agenti dell’FBI, ma sono comunque infinitamente felice di vedere i nostri marciare nel casinò, entrando dalla porta principale e spiaccicando in faccia il mandato a un’indiana brutta e cattiva.

Purtroppo a questo punto già mi devo rimangiare quello che ho detto ad inizio recensione… se mi sentivo un po’ sollevata dal fatto che le trame laterali sembrassero scorrere tranquille verso una risoluzione più o meno pacifica, in pochi minuti ci ritroviamo con Richmond attaccato dal sindaco Adams che lo minaccia di rivelare a tutti cosa stesse facendo la notte in cui Rosie Larsen veniva uccisa e con Stan Larsen che si ritrova nuovamente invischiato con la mafia fino al collo. Janek vuole fargli uccidere chi ha fatto la spia sui suoi traffici alla polizia e se non lo farà gli ammazzerà il cane… o forse uno dei figli o tutti e due. E che palle!

Intanto al casinò Linden e Holder possono permettersi di fare un po’ gli spocchiosi, cosa che mi fa temere che non troveranno proprio nulla. Inutile dire che il capo Jackson è terribilmente conciliante e pronto ad invitarli pure a cena se potrà essere utile alle indagini. I lavori di ristrutturazione sono stati portati avanti a velocità luce ed è tutto ormai lindo e pulito. Avranno fatto sparire anche la tessera o sarà rimasta incastrata sotto il pavimento appena inchiodato? Io prego in cinese che i nostri non becchino l’ennesima batosta e si ritrovino adover ricominciare tutto da capo. Non so se Linden potrebbe sopportarlo.

Quel patetico di Richmond invita Gwen e Jamie nel suo ufficio per fargli sapere che in serata si ritirerà dalla campagna. Non è nulla, dice, ragioni personali. I due si trattengono con difficoltà dal ribaltargli la scrivania in testa e finalmente riescono a fargli confessare tutto sul suo tentato suicidio;  Gwen sembra sul punto di vomitare e Jamie di piangere. Purtroppo non c’è nulla da fare. Se Richmond vuole salvare la sua carriera politica non può fare altro che ritirarsi.

Al casinò intanto l’FBI ha fatto uno splendido lavoro di carpenteria. Linden fruga sotto il pavimento sventrato alla ricerca della tessera magnetica ma dopo qualche minuto si volta scuotendo la testa. La tessera è sparita!! Io non le credo neanche per mezzo secondo… o forse mi rifiuto solo di farlo.
Poco dopo in macchina, mentre si allontanano dal casinò, Holder è più depresso di noi ma… TADAAAA! Linden ha la tessera! E’ stata così intelligente da nasconderla per non farla finire in mani sbagliate… ma aspettate, non è stata così intelligente da tenerla nascosta al capo Jackson. In un video di sorveglianza la mostra tutta felice alla telecamera (in una scena splendida!). Quale sarà la sua tattica? Al capo Jackson viene quasi un infarto e inforcato il telefono dichiara a chiunque ci sia dall’altra parte della linea: “Hanno la tua carta magnetica.”

Tutti sono sulle spine. Specialmente il sindaco che deve trottolare da un ufficio all’altro a minacciare tutti. Vuole che la sua campagna finisca tra rose e fiori… non si può fare qualcosa per quella psicopatica di Sarah Linden? Tipo farla arrestare visto che neanche un internamento è bastato? Per chi ci riuscirà ci saranno splendide promozioni.

Ma Linden sembra ormai così concentrata sulla meta da non farsi sfuggire nulla. Si accorge di essere pedinata, ma non dagli indiani, dalla polizia stessa. 2 secondi di guida sfrenata e la macchina in coda viene seminata. La loro meta sono gli uffici del comune dove cercheranno di scoprire quale porta aprirà la chiave magnetica insanguinata. Basta tanto così ai nostri per poter finalmente incastrare il sindaco brutto e cattivo.

A questo punto è molto grave che io non mi ricordi minimamente chi sia quello che Stan Larsen deve uccidere? Peccato che non mi importi neppure. Non lo farà mai fuori e il tizio ha pure una figlia appena nata. Che tenerezza! E in una mossa che a The Killing piace tanto la trama della giornata viene conclusa alla cavolo da Alexi che, finalmente individuato il vero autore della morte di suo padre,  ci libera definitvamente di Janek. Piccolo minuto di commosso silenzio.

Richmond ci prova a ritirarsi davanti ad una folla giubilante, ma poi fa la cosa più sensata e racconta con toni toccanti tutti i retroscena di quella fatidica notte in cui ha tentato un tuffo dal ponte. Il risultato è insperato, la sua debolezza viene trasformata in forza per l’ennesima volta e soprattutto in voti. Procediamo…

Linden e Holder arrivano finalmente in municipio e non visti incominciano a passare la chiave su tutte le porte dell’edificio. Stanno per stappare lo spumante davanti alla porta del sindaco, quando la lucina, al posto di diventare verde, resta testardamente rossa. Sarà questo l’ultimo twist di The Killing? I nostri procedono lungo il corridoio, strisciando la carta qua e là. E sorpresa sorpresa quale porta va ad aprirti!? Ma quella dell’ufficio di Richmond. Siamo alla fine ma tutto il giro ci ha riportato da dove siamo partiti.

Aspetto ad esprimere giudizi di fronte a questa ennesima brusca sterzata degli sceneggiatori. Se fossi stata in loro avrei concluso sulla linea tracciata in questi ultimi episodi… ma si sa che The Killing non perde mai l’occasione di lanciarci un twist di trama più o meno sensato. Sfodereranno un movente concreto per questo cavolo di omicidio? Ci regaleranno un omicida decente? Abbiamo solo 2 episodi per scoprirlo. Buona fortuna a tutti!

PS. Dimenticavo… Mitch è tornata a casa! Ah! Importa a qualcuno? Io dico solo… basta che non pianga…

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