Killing (The)

The Killing – 2.07 Keylela

L’episodio migliora un po’ rispetto a Openings, in primo luogo per l’assenza di Mitch e delle sue scene inutili, nonostante la bravura indiscussa di Michelle Forbes, mentre acquista sempre più peso la parte relativa alle indagini sui retroscena del delitto Rosie Larsen diventando chiaramente centrale nella trama e soprattutto si identifica chiaramente un nemico che è un nemico, non un falso indizio di un colpevole, forse non colpevole… Decisamente questi indiani hanno parecchi affari sporchi che non vogliono far scoprire e la vicenda Rosie è chiaramente connessa con questi insabbiamenti… questo, non può essere il solito red harring e non lo possono smontare nemmeno volendo.

Ma qualcuno dirà: “ma le indagini sul delitto di Rosie erano centrali anche nella prima stagione, non lo sono mica diventate ora”. Questo qualcuno ha ragione, ma con una piccola e apprezzabilissima distinzione: nella prima stagione le indagini erano più focalizzate sulla vita di Rosie Larsen, i suoi amori e peccati, senza avere grosso impatto sul pubblico, anche perché Veena Sud non era riuscita a creare una connessione empatica tra la sconosciuta Rosie e gli spettatori, cosa riuscitissima ere geologiche fa con Laura Palmer, mentre nella seconda stagione le indagini gradualmente si spostano sullo sfondo oltre l’omicidio della giovane Larsen, sulla corruzione della società di Seattle (ma potrebbe essere Portland, Oslo o Roma, non ha importanza la città fisica ma la rappresentazione dei poteri forti della società e del marciume di un certo tipo di capitalismo moderno).

In questa alternanza di poteri sull’orlo di una crisi di nervi per le indagini di Linden e Holder, vediamo alternarsi politici e sindacalisti, ma anche, fregandosene del politically correct, forti lobby di minoranze etniche come in questo episodio per la lobby indiana, i cui capi e sgherri sembrano molto simili alla mafia dell’Est di cui faceva parte Stan Larsen, pur muovendosi in abiti ufficiali di guardie del Casinò o poliziotti della riserva. Devo inoltre dire che la “minaccia indiana” è stata resa decisamente bene, con forte impatto sulla tensione dell’episodio e ho trovato particolarmente riuscita la scena in cui il capo del Casinò (interpretato in modo ottimale dalla brava Claudia Ferri) e la sempre convincente Mireille Enos, nei panni di Linden, si confrontano sulle rive del mare e la Ferri racconta la favola di Keylela e soprattutto la vera versione degli avvertimenti subiti e dati.

La scena del pestaggio finale di Holder, invece, potrebbe essere veramente la svolta della stagione, soprattutto dopo aver visto a fine credits il coming next week. Se Holder morisse (non sono spoileroso, sono solo teorie, potrebbe accadergli qualsiasi cosa) la serie ne perderebbe a livello empatico, sia perché Holder è il personaggio più “connesso” allo spettatore, sia perché, come detto più volte Joel Kinnaman è un attore notevole, ma, a livello narrativo, sarebbe un colpo di scena e una svolta che porterebbe i conflitti su tutt’altro piano e darebbe una marcia in più al finale.

Capitolo famiglia Larsen: posso capire che siano ancora addolorati e distrutti, visto che sono passati solo 20 giorni, ma probabilmente è colpa di questa struttura a giornata, che se poteva andare bene per una stagione, nell’arco di un anno e mezzo di tempo (dal punto di vista del pubblico), invece, deve avere annoiato parecchi spettatori, come indicano i dati. Ritengo che la causa maggiore dell’insuccesso di The Killing sia il mix tra mancata chiusura delle indagini e tempi estremamente dilatati, che, come detto prima, nel breve periodo possono aver successo, nel lungo è più difficile. Fatta questa osservazione, comunque ho apprezzato veramente molto la scena furiosa tra Stan e la “zia Terry” e qui ho rivisto il Brent Sexton dei bei tempi.

Della parte di Richmond continuo tuttora a non capire il senso, e, ok, si riconnetterà prima o poi, ma son già 7 episodi della seconda stagione e ancora siamo alla mancanza di connessione quasi totale se non per qualche sprazzo, come l’”endorsement” di Stan Larsen o la sua voglia di sconfiggere tutti i suoi rivali, che poi sono i nemici anche di Linden e Holder, ma sono connessioni flebili e su questo subplot di racconto inizio a vedere di nuovo alcuni problemi di scrittura come nella prima stagione.

Piccola nota finale: aggiungo i nomi di Mitch Larsen e Sarah Linden a quelli di Lysa Tully, Monica Gallagher per il ruolo di madre dell’anno.

Voto: 3 su 5 : si riprende e si rimette sulla giusta traccia, ma deve risolvere ancora alcuni problemi, nonostante il poco tempo rimasto e un futuro non certo roseo

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