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The Guilty: Brillante Jake Gyllenhaal nel remake del thriller danese. La recensione

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Titolo: The Gulty (2021)
Genere: Thriller psicologico, drammatico, poliziesco
Anno: 2021
Durata: 1h 35m
Regia:  Antoine Fuqua
Sceneggiatura: Nic Pizzolatto
Cast principale: Jake Gyllenhaal, Adrian Martinez, Christina Vidal

Molti annunci di lavoro includono, nella descrizione delle soft skills richieste, la capacità di gestire lo stress. Pochi, nessuno forse, indica mai qual è l’effettivo livello di stress da gestire. Parliamo di un banale multitasking con priorità molto strette o un livello di stress che sfora nel gestire la vita e la morte?

Siamo molto distanti dal mondo delle forze dell’ordine degli Stati Uniti, che abbiamo imparato a osservare e conoscere solo attraverso lo schermo (parlo per me che non ci ho mai nemmeno messo piede, negli US). In Italia non è mai stato un tema così forte. Complice la semi-perbenista linea politica editoriale dei media e della stampa nei confronti di un problema comunque esistente, e quindi episodi come quello di George Floyd non sono la regola. Ma l’impostazione mentale di un poliziotto statunitense è qualcosa di molto complesso e, oggettivamente, incredibilmente stressante.

Ecco che allora The Guilty, film originale Netflix sbarcato sulla piattaforma venerdì 1ottobre, scava a fondo non sugli eventi che un poliziotto deve affrontare ma sull’impostazione mentale e la pressione psicologica che un essere umano in una determinata condizione vive e subisce.

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Recensione The Guilty (2021), Credits: Netflix

Poliziesco psicologico “copiato” ma ben riuscito

Jake Gyllenhaal, che è anche produttore della pellicola, sceneggiata da un pioniere delle serie tv e produzioni poliziesche come Nic Pizzolatto (True Detective), è Joe Baylor, un poliziotto rilegato al lavoro di centralino del 911, prima linea diretta e “centralino di smistamento” per le telefonate in entrata per le più svariate emergenze. Mentre i suoi colleghi sono professionali ed emotivamente distaccati dal proprio compito, appare subito evidente che Joe non lo sia ma. Agitazione, ansia, rabbia ne delineano in pochi tratti le caratteristiche, riversate su cittadini in difficoltà che non può fare a meno di canzonare per l’assurdità delle loro richieste. Un uomo d’azione rilegato ad una mansione di ufficio: una tigre in gabbia.

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Tutto questo cambia quando Joe riceve la telefonata di una donna, Emily, in lacrime e apparentemente sequestrata dal proprio compagno, tenuta contro la propria volontà nel retro di un furgoncino bianco. Se aiutarla diventa una priorità per Joe, subito coinvolto nella storia di una donna rapita che vuole disperatamente aiutare, non è lo stesso per i suoi colleghi di altri dipartimenti, alle prese con un incendio che sta devastando Los Angeles proprio al momento della telefonata. Senza un filo di calma o pazienza, ma sicuramente con tagliente efficienza, Joe sceglie di prendere in mano la situazione e aiutare la donna da solo, senza passare per i canali ufficiali, convinto di essere l’unico a cui importi qualcosa di lei. Ma non tutto è come sembra e quello che sembra può essere una versione distorta della realtà, soprattutto se offuscata da pregiudizi o eventi passati.

The Guilty: molta tensione e Jake Gyllenhaal straordinario

La pellicola The Guilty è un thriller poliziesco ad altissima tensione emotiva, che tiene lo spettatore attaccato allo schermo dall’inizio alla fine. Un parente lontano della serie tv Calls di Apple TV+, in cui le conversazioni telefoniche sono il fulcro della trama, anche nella pellicola di Netflix non c’è mai un cambio di scenario, tutta l’azione si svolge nella medesima stanza del centralino della LAPD con la camera puntata su Jake Gyllenhaal. Più che vedere ciò che sta accadendo siamo infatti costretti ad ascoltare e immaginare ciò che non possiamo fisicamente vedere, riuscendo ad immedesimarci perfettamente in Joe.

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Recensione The Guilty (2021), Credits: Netflix

Jake Gyllenhaal – un attore straordinario e, spesso, ingiustamente sottovalutato – è un protagonista che non soltanto riesce a calarsi con disinvoltura in un personaggio non facile, con le sue sfumature tragiche e un passato alquanto complesso, ma è in grado di coinvolgere al 100% chi guarda. Nei 90 minuti di pellicola ci manca il fiato quando manca a lui. Siamo infuriati quando lo è lui e sollevati quando anche lui è (spoiler) sollevato. In poche parole siamo coinvolti fino all’ultimo minuto, proprio quando tantissimi nodi vengono al pettine.

Bella cornice per una storia ben scritta

Nonostante mi manchi completamente il paragone con il film danese, quello diretto da Antoine Fuqua (King Arthur, Southpaw, I Magnifici 7) è un prodotto che senz’altro si lascia guardare con curiosità, pazienza e aspettativa, senza che quest’ultima sia in alcun modo delusa. Il mix di un’angusta stanza con le luci al neon, un attore bravo e una colonna sonora che ne sottolinea con maestria gli stati d’animo fanno di The Guilty un perfetto prodotto Netflix da sabato pomeriggio.

Più thriller che horror, quindi anche il vietato ai minori – eccezion fatta per le tematiche trattate – mi lascia alquanto perplessa, visto che prodotti più cruenti e più “visivi” non hanno meritato lo stesso trattamento in passato.

The Guilty (2021) - Recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
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