Good Wife (The)

The Good Wife: Recensione dell’episodio 7.06 – Lies

Questo sesto episodio è assolutamente emblematico di questa settima stagione. E’ un mix di cose che ci piacciono, cose che proprio ci fanno orrore e altre che sono semplicemente inutili. E tutte sono disseminate in uno strano modo che per quanto uno  ci si metta a girarle e rigirarle non ci si trova un senso.

Partiamo prima di tutto dalla cosa migliore in assoluto: le capre che cantano Celine Dion. Tutti d’accordo? Bene. Male! Dai, non vi si è gonfiato il cuore nel ritrovare quei teneroni delle intercettazioni dell’NSA? Loro due un po’ sono sempre stati uno specchio di noi telespettatori: degli spioni incuriositi dalle vite di altri, affezionati ed entusiasti. Ma poverini, loro si sono persi un’intera stagione e ora si risintonizzano chiedendosi se Alicia ancora pensa a Will e come mai ora lavora da casa. Spetta anche   a loro una bella delusione? Cosa diavolo ci capiranno di quello che sta succedendo? Benvenuti tra noi.

Partiamo dalla nefasta campagna elettorale che ormai non troviamo più modi originali per descrivere quanto ci abbia scassato le balle. La campagna di Peter, mentre eravamo distratti dai sorrisi di Jason Crouse, si è trasformata da una stentata corsa alla vicepresidenza, ad una quasi certezza di PRESIDENZA! Parliamone. Non è che se infili un Obama qui e un HilaryThe_Good_Wife_706-04 là riesci davvero a renderne l’importanza dell’evento. Quella patacca di Peter si candida a uomo più importante degli Stati Uniti e l’impatto narrativo è pari a quello di Grace che annuncia di aver perso o ritrovato la fede.

Ci ricordiamo quando Alicia si sconvolgeva ad ogni scelta politica di Peter che la coinvolgesse? Ora rischia di diventare First Lady e alla cosa non dedica manco mezzo pensiero. Non ha paura che la sua preziosa vita e la sua adorata indipendenza vadano a farsi benedire? E se Eli le aveva promesso di lottare per lei e mostrarla nella sua vera luce e non nella solita di Buona Moglie, alla fine non ne è uscito proprio nulla. Eccola lì che sorride e saluta (ma poi l’aver truccato le elezioni in USA non conta davvero nulla?). Che vuoi che sia aggiungere mille viaggi per tutti gli Stati Uniti alla sua agenda, ora che ha aperto uno studio tutto suo e che stenta ancora a pagare i debiti? Basta, nulla.

Tanto Ruth ha fatto in 5 minuti quello che Eli non era riuscito a fare in 6 anni. Sono perplessa. Non aiuta l’ennesima illegalità nelle elezioni, che questa volta (a differenza del passato dove i maneggi di Peter erano rimasti abbastanza nebulosi) vede Peter assolutamente colpevole. E va bene che ci piace essere sorpresi dalla trama, ma anche avere un minimo di idea di dove si voglia andare a parare non sarebbe male. Ci toccherà un altro scandalo? Un’altra delusione per la povera Alicia che tanto ormai a Peter ci pensa solo quando compare Eli? Non so, misteri della fede. I King sono bravissimi a creare nuovi personaggi e a inserirli nella storia, ma proprio non riescono a capire quando quelli vecchi hanno fatto il loro corso e vannoThe_Good_Wife_706-03 potati.

E vabbè, dobbiamo quindi sparlare di Cary e Diane per l’ennesima volta? Ci tocca. Che strana trama gli è capitata sta volta? Tanto per cambiare un evento a caso. Prima lo studio doveva preoccuparsi di come tratta gli anziani, ora è il turno della diversità sociale. Il personaggio di Monica Timmons era di per sé interessante, ma io sinceramente non ho capito se la sua utilità si sia conclusa all’interno di questo episodio oppure no. Ormai usiamo Diane e Cary per far critica sociale varia? Sembra questo il loro unico scopo. Inoltre è quasi impossibile non pensare, mentre si guarda questa parte dell’episodio, alle critiche che negli anni sono state mosse al telefilm in quanto troppo bianco e ricco. Mea culpa? Stoccata? Risata dei King? Non si è capito. Il succo resta che tutto è troppo sparpagliato e separato.

Anche il caso della settimana non incide e non arriva ad una conclusione soddisfacente, risultando alla fine solo un mezzo per riportare in scena Jeff Dellinger e per aggiungere qualche siparietto simpatico. Ho trovato la questione del poligrafo la parte meno sonnolenta di tutto l’insieme.

E poi Jason Crouse, che sarò io annebbiata dal fascino di Morgan o sarò semplicemente genericamente annoiata dall’insieme, ma è l’unico che offre qualche spunto interessante e vera curiosità. Intendiamoci, Lucca mi piace moltissimo come personaggio e in coppia con Alicia ci sta a pennello, ma ora che si è inserita agilmente nella narrazione non sembra voler offrire molto altro. Il passato di Crouse e il suo personaggioThe_Good_Wife_706-02 in generale hanno quella giusta dose si mistero e incertezza, ma ancora una volta i King sembrano volercelo far sospirare, come ai tempi fu per Goode. Non è che si pretenda che diventi il Jason Crouse show, ma Will aveva il suo bello spazio e non si aveva paura di dargli scena. Qui invece sembra che si sia un po’ vergognosi, perché non sia mai che sia davvero un interesse amoroso per Alicia. E così le indagini sul suo passato si riassumono su una esageratissima telefonata con un giudice che sembra abbastanza squilibrato e e una con Lucca che, tra una cosa e l’altra, dice ad Alicia al telefono che sono tutte balle. E quindi? Vero, falso? E quindi chissene frega se il tutto si perde tra mille cose che non interessano a nessuno.

Insomma, tempismo narrativo davvero mancato in questo settimo episodio che ci confonde ancora di più sulle intenzioni di questa stagione e ci lascia sempre più perplessi sul futuro di questi poveri personaggi. Incomincio ad essere preoccupata.

PS: se vi volete fare del male, andatevi a vedere il trailer per il prossimo episodio e ditemi se non c’è da strapparsi i capelli.
PPS: le brutte notizie fioccano. Indovinate? Morgan se l’è accaparrato un’altra serie con molti più soldi e molti più fan. Che ci abbiano fregato un’altra volta?

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7.06 – Lies
  • Un pasticcio
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