Good Wife (The)

The Good Wife: Recensione dell’episodio 6.21- Don’t Fail

Com’è potuto succedere che una delle serie più belle del broadcast americano perdesse qualità in un periodo così stretto? Eravamo qui, neanche cinque episodi fa a sperticarci di lodi per gli sceneggiatori di questa serie ma gli ultimi avvenimenti compreso questo episodio hanno dato una brusca inversione di tendenza alla serie. A mio avviso il problema principale sta nell’aver dato, con prepotenza a scapito degli altri personaggi un ruolo così centrale, oserei dire ingombrante ad Alicia, intendiamoci che fosse la protagonista era ben chiaro sin dall’inizio ma la sua storyline era sempre inglobata nel resto della narrazione e nessuno o quasi si muoveva in funzione del personaggio principale, poi all’improvviso The Good Wife è diventato il Juliana Marguiles show e non ce ne stato più per nessuno.

The Good Wife_621-3Trovo a dir poco imbarazzante per una serie di questo livello che a causa di problemi personali tra la Panjabi e la Marguiles si siano tagliate totalmente scene tra le due attrici; in questo episodio addirittura viene ripescata una scena vecchia pur di mostrarle insieme e la nuova viene girata con solo scene frontali delle due attrici, chiaramente quindi, una scena non girata insieme.  Seriamente, ma che diavolo di problema avranno avuto?
Certo non è mia intenzione stare qui ad alimentare il pettegolezzo ma questo serve soprattutto come metro per analizzare la qualità della serie.
The Good Wife_621-4Don’t Fail è il penultimo episodio della sesta stagione ed è di una noia indescrivibile sarebbe totalmente bocciato se non fosse per l’intensa riflessione sull’etica della giurisprudenza che Alicia rivive grazie ad un vecchio caso che l’aveva vista coinvolta durante i primi episodi della serie; alcuni flashback sono, infatti, originali dell’episodio già visto altri sono creati appositamente. Alicia si sente, come si usa dire in sociologia, affetta da stigma sociale.

I’m having a crisis of confidence, and it’s taking up all of my time.”

Non ha uno stigma reale – non è sfigurata fisicamente e non ha nessun elemento visibile che la rende esposta – ma è convinta che tutto l’universo che la circonda la osservi e la giudichi per la questione del broglio elettorale. Il caso che si trova ad affrontare la riporta indietro nel tempo, a quando la legge per lei era qualcosa di buono e puro. Questa riflessione è sorretta dalla presenza di Amber, un giovane avvocato che si trova scissa tra l’etica, il cavillo legale e la necessità di vincere un caso.
The Good Wife_621-2Don’t Fail ha anche un’altra cosa ben fatta che ho trovato originale; i lunghi dialoghi ascoltati al registratore da Alicia sono illustrati con scene nuove e vecchie, il che aiuta ad alleggerire buona parte dell’episodio. Premesso ciò, l’episodio come dicevo sopra è noioso e soprattutto ingiustificato se pensiamo che si trova ad un passo del finale di stagione. Sicuramente, l’intento è chiarito nelle ultime scene quando Alicia annuncia a Finn di voler aprire un suo studio, per il momento allocato nella camera di Zack ma trovo l’idea veramente insensata.
Gli sceneggiatori, a mio avviso, hanno fatto un vero buco nell’acqua facendo marcia indietro sulla carriera politica di Alicia e sullo studio che aveva fondato con Cary, la narrazione ha finito per accartocciarsi su se stessa e i personaggi si ritrovano a rifare le stesse identiche cose, già viste. A questo punto, ci vuole quasi un miracolo per farci dimenticare tutte queste marce indietro.

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