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Good Wife (The)

The Good Wife: recensione dell’episodio 5.17 – A Material World

Eccoci qui, al primo vero episodio senza Will. Lo vediamo solo in foto ma la sua presenza… o meglio la sua assenza è in ogni secondo di questo episodio, intessuta strettamente nelle fibre della storia. Come elimini un personaggio grandioso senza che i fan si strappino i capelli proclamando vedetta, tremenda vendetta? Scrivi sceneggiature straordinarie e lasci che i fan vivano il loro lutto assieme ai tuoi protagonisti. Dai tempo al tempo.

Will è morto e il riverbero della sua scomparsa, al posto di attenuarsi, continua ad allargarsi risuonando in ogni personaggio in modo diverso.
Quando qualcuno muore, e ancora di più quando questo accade inaspettatamente, il primo impatto è il puro semplice dolore, la mancanza di respiro. Ma quando i polmoni tornano a riempirsi, delineando quel vuoto che si è creato, sopraggiunge la confusione. Conosciamo la morte, è intorno a noi sempre, eppure, quando davvero ci colpisce crea una sorta di cortocircuito. Come se il cervello non fosse in grado di afferrare la realtà del completo annullamento di una persona, prima così vicina e poi improvvisamente cancellata dall’esistenza. Ogni cosa perde quella patina di certezza con cui l’avevamo ricoperta cura. Siamo senza equilibrio che dubitiamo di tutto, mentre il mondo intorno The_good_wife_5174-03continua a muoversi inesorabilmente.

Ed è in questa incertezza che si muovono le nostre tre donne: le amanti al funerale iralndese (ci aggiungo anche Kalinda perché merita di esserci anche lei). Ognuna con la sua fragilità, ognuna con la sua forza, in apparenza sola nella sua personale lotta per andare avanti. Ed è qui che i King ci regalano dei ritratti di donne straordinari, come è raro trovarne in una serie TV. Che Diane fosse sublime lo avevamo assodato tanto tempo fa. E’ sola al comando, le iene intorno a lei la fissano annusando l’odore del sangue, pronte a cogliere il primo segno di cedimento, ma lei non desidera altro che lottare con le unghie e con i denti e guai a sottovalutarla. Ma c’è una qualità totalmente femminile nella sua grinta e nella sua forza: forza che nasce e trae nutrimento anche, e soprattutto, dalla sua sensibilità, dalla sofferenza della perdita di un amico, di un compagno di vita. Sofferenza che non teme di mostrare e che non è disposta a rimuovere pur di essere inattaccabile.

Alicia ad inizio episodio si trova in quello che è l’occhio del ciclone, in una zona di apparente calma.  Dove everything is fine. Stringe tutto con forza e avanza, decisa ad ignorare chi la fissa, aspettandosi di vederla cadere in pezzi. Ma se Diane a questo punto della sua vita ha raggiunto una consapevolezza che, anche nel dolore, le permette di mantenere un certo equilibrio, Alicia ne è ben lontana. Quel controllo sulla sua vita, che credeva di aver raggiunto, si sta velocemente sgretolando. Qualche episodio fa aveva espresso il desiderio di poter controllare il suo destino, ma nel punto in cui si trova ora persino il libero arbitrio le sembra irraggiungibile. Una pura illusione. Se è vero che una delle ragioni principali per lasciare L&G era allontanarsi da Will che per lei rappresentava il caos incontrollabile, cosa le rimane ora che ha capito che, esercitando una scelta così drastica, ha perso l’unica cosa vera che ci fosse nella sua vita (o che così ora le sembra)?

Finn, quando va a trovarla, constata l’ovvio: Alicia teneva molto a Will, sicuramente lo amava. Era l’uomo della sua vita? Ormai non lo sapremo mai. Ma è ovvio che l’incertezza amplifica ogni dubbio in Alicia, al punto di paralizzarla. E Peter compie il perfetto errore di negare anche questa piccola certezza. “Non sai neanche se gli importava qualcosa di te!” Le dice. Come se questa non fThe_good_wife_5174-04osse una delle uniche certezze rimaste. Povero, Peter, dobbiamo ammettere che sperare di vederlo provare tristezza per la morte dell’amante di sua moglie è un po’ troppo. Ma se si fosse impegnato un filo meno a usare tutte le parole più sbagliate, forse gli sarebbe andato meglio. “Siamo tutto quello che abbiamo.” Per quanto poco sia. Ma non capisce la portata del trauma causato dalla morte di Will, non capisce che è proprio la morte di Will a rivelare finalmente ad Alicia che quel poco che hanno non significa nulla. Un attimo che stappo la bottiglia di spumante. Non se ne sarà completamente liberata ma finalmente vede le cose per come stanno.

Adoro questa Alicia deragliata. Che si infila a letto senza svestirsi. Che gira per casa in tuta. Che ha perso quel velo di arroganza che l’aiutava a tenere il suo giardinetto perfettamente in ordine e che ora deve ricostruire tutto, possibilmente usando un po’ di onestà.

Per Kalinda mi tocca sospendere il giudizio ancora una volta. Ma apprezzo che ci stiano mostrando qualcosa in più su di lei, che stiano cercando di sollevare quel velo di mistero che alla lunga rischiava di renderla un po’ macchiettistica. La capisco? No. Ma che tenesse a Will è ovvio e questo per ora mi basta. E’ da sola nel suo dolore, nessuno immagina il legame che la univa a Will, quella immediata, pura comprensione che c’era tra loro. Va da Cary per fare sesso con lui, per svuotarsi la mente così come fa con il lavoro. Ma la perdita di Will è dietro l’angolo ad aspettarla, con atomi che si disgregano per lasciare il nulla. Scappa via e va da Jenna. Scappa da colui a cui davvero tiene per rifugiarsi di nuovo nel lavoro, per rubarle i documenti che le servono. Quanto l’ho amata nel vederla riporre con cura la foto di Will nel suo taccuino. Kalinda, era da tanto che non mi sentivo così vicina a te.
Offre il suo supporto a Diane, cosa che mi piace tantissimo e in un colpo solo ci libera di Damian e Jenna che finalmente servono a qualcosa proprio nel momento in cui ce ne liberiamo.

The_good_wife_5174-02E poi c’è Finn Polmar. Ed altra ammirazione va ai King (e alla bravura di Goode) per la loro capacità di introdurre il suo personaggio in modo così agevole, senza forzature. Diciamolo, Finn è schifosamente meraviglioso. Ha quella perfetta dose di faccia da schiaffi, mista ad una profondità di sentire delicata. Mai invadente, è sincero e fiducioso ed è la calma gentile in mezzo alla tempesta. Se non fossi così distratta dalle mille cose che stanno succedendo intorno, mi sentirei quasi irritata da come mi stanno fregando. Ma non abbiamo alcuna percezione di una forzatura e il suo continuo parlare di figli e moglie lo posizionano in una zona franca che non pone reali minacce. Ben fatto, ben fatto.

Brindo anche io a Will, un vero uomo… in attesa che arrivi Cunning e che il terremoto smuova ancora di più le acque.

PS: ritorna Darkness at Noon con i suoi dialoghi deliziosamente assurdi. A chi faceva il verso questa volta? A True Detective? A Scandal? “People just think there are black hats and white hats, but there are black hats with white linings and white hats with black linings. And there are hats that change back and forth, between white and black. And there are striped hats. Evil rests in the soul of all men. It haunts them like ghosts haunt a graveyard, and there is nothing you can do but curse God. Pigs in mud, that’s all we are. God looks down on us and all he sees is mud and more mud.”

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