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The Good Wife: Recensione dell’episodio 5.01 – Everything is ending

The Good Wife riparte con passo deciso, con la sicurezza e la classe da sempre assicurata da un grandissimo cast, un’ottima sceneggiatura ed ormai anche da tanta esperienza. A fine quarta stagione ci aveva salutato spalancando porte e portoni e promettendoci stravolgimenti che avrebbero mandato all’aria tutti i comodi schemi che ci erano diventati cari, ma che ci andavano ormai un filino stretti. Infatti, tra Peter e Will, quello ad averla avuta davvero vinta era stato Cary, che si era visto accettare la proposta di fondare un nuovo studio con Alicia. Come questo influenzerà le trame future è ancora tutto da definire perché la stagione riprende esattamente dove l’avevamo lasciata senza nessun tattico balzo temporale. Tutto è in divenire. L’ammutinamento di quelli del quarto anno è in pieno svolgimento anche se ancora si muove nell’ombra e Peter si sta giusto trasferendo nei nuovi eleganti uffici che lo vedono finalmente governatore del Illinois.

L’equilibrio tra caso della settimana e vicende personali dei protagonisti è da sempre un’alchimia delicata da ottenere in queste serie con una forte componente di trama orizzontale, e per riuscirci questa volta gli autori scelgono di fare affrontare ai nostri un difficile caso di pena di morte. Anche la decisione di partire in medias res è azzeccata, con la scena che si apre sull’attuazione della condanna per iniezione letale, fortuitamente interrotta sotto gli occhi di Diane e Alicia che, cogliendo la palla al balzo, si lanciano in una forsennata corsa contro il tempo per salvare il loro cliente. Una delle cose che ho sempre amato in questo telefilm è che raramente il tutto si riduce a dimostrare se una persona sia innocente o colpevole (anche se in questo caso il cliente era effettivamente innocente); il campo di battaglia è la legge con tutti i suoi cavilli e le sue scappatoie e il vincitore è colui che la conosce meglio e che sa sfruttare i suoi punti deboli e le sue sfumature per volgere una situazione a suo vantaggio. E’ forse anche per questo che sono spesso i giudici a brillare, sia per le sempre perfette scelte degli attori, sia perché chiamati ad arbitrare scontri che si muovono in aree grigie così difficili da delimitare.

I casi di pena di morte sono da sempre un terreno minato. Il rischio di scadere nel melodrammatico è sempre molto forte, tanto quanto quello di non riuscire a dare alle vicende il giusto peso emotivo. Il tempo risicato di un episodio di quaranta minuti rende tutto ancora più complicato, specialmente se c’è anche tanto altro di cui parlare, ma gli autori in questo caso hanno fatto un ottimo lavoro. Un paio di azzeccatissime scelte registiche (come l’inquadratura in soggettiva del soffitto sopra il lettino) riescono a regalare sufficiente peso emotivo alle vicende, pur non essendoci stato abbastanza tempo per creare un forte legame tra il telespettatore e il condannato (come aveva invece fatto magistralmente The Killing con un’intera stagione a disposizione). Il tutto è aiutato da un ritmo serrato e dal perfetto affiatamento tra Will, Alicia e Diane, in sintonia come non mai, quasi a voler sottolineare quanto ci sia in gioco e quanto Alicia stia per lasciarsi alle spalle.

Non contesto la scelta di Alicia, anzi la rispetto ma la situazione in cui si è andata a cacciare, continuando a lavorare con Will e Diane mentre trama alle loro spalle per piantarli in asso, è da mal di stomaco. Il suo è ben lungi dall’essere un comportamento corretto ma è anche difficile immaginare come avrebbe potuto agire diversamente, stretta com’è tra l’incudine e il martello. E’ anche vero che quel poco che ci è stato fatto vedere della nuova gang di avvocati sbarbatelli mi fa un po’ tremare. E’ proprio sicura di volersi mettere insieme ad un gruppo di ragazzini con tanto entusiasmo e apparentemente davvero poco giudizio? Io più che la socia la vedo a fare la mamma. Per un istante ho temuto che gli sceneggiatori volessero fare marcia indietro fornendole ben più di una buona ragione per cambiare idea, ma a questo punto sembra proprio che la strada sia tracciata e che l’esplosione atomica sia imminente. Vogliamo parlare di come reagirà Will quando scoprirà di essere stato tradito e manipolato?

Non vi illudete, non posso fare una recensione di The Good Wife senza affrontare il triangolo amoroso che entusiasma, divide o annoia gli appassionati. La relazione tra Will e Alicia è chiaramente ad una svolta. Se ci sarà tempo di raccontare tutto per bene, io prevedo un periodo di grandi scontri che però saranno anche in grado di portare maggiore chiarezza tra i due. Tolti i guanti (quelli da buona moglie e quelli di innamorato devoto ma titubante) i due se le canteranno per bene riuscendo forse finalmente a capire davvero quello che vogliono. O almeno io così spero. Questa incertezza ha stufato un po’ anche me. Che volevano dire le ennesime mezze parole di Will? Ancora una volta per paura stava facendo un passo indietro? Mio caro, il tempo di essere educato e circospetto è davvero finito.
Per quanto riguarda Peter, l’arrivo di Marilyn Garbanza, interpretata dalla ambigua e bellissima Melissa George (la adoro!), promette solo guai e mi lascia anche un filo perplessa. Dubito fortemente che il ruolo del suo personaggio si esaurisca in questo episodio e non sono sicura che fornire a Peter una distrazione di questo genere ci possa portare da qualche parte. L’ultima cosa che voglio è avere un ennesimo tradimento tra i piedi che spinga Alicia a rompere definitivamente il matrimonio. Sarebbe una delusione per me e una sconfitta per Alicia che si dimostrerebbe totalmente incapace di prendere una decisione senza essere influenzata da fattori esterni. O questo è semplicemente l’unico modo che hanno trovato gli sceneggiatori per dare qualcosa da fare a Peter ora che l’eterna campagna elettorale è FINALMENTE finita? Staremo a vedere.

Quel che avanza sono tutti ottimi bonus: Kalinda e Robyn che lavorano insieme, David Lee che fa il malefico segugio, più Cary per tutti (possiamo finalmente contarci?), Diane e Will che festeggiano bevendo insieme e l’avvocatessa-schermo-ambulante perfetta nel regalare momenti di ilarità. E quasi dimenticavo!! Grace! Quali esilaranti e insopportabili svolte ci regalerà il suo nuovo status?

Tutti i pezzi sono perfettamente schierati sulla scacchiera, lo scenario è apertissimo e i personaggi hanno così tanto da offrire da farmi sperare in una quinta stagione esaltante. Avanti così!

5.01 – Everything is ending

Promettente

Valutazione globale

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Lalla32

Dopo tanti anni di telefilm americani e inglesi ho scoperto i Drama Coreani e me ne sono innamorata. Hanno tutto quello che cerco in una serie: grande cura per i personaggi, una punta di magia e romanticismo e grande sensibilità. Qui su Telefilm Central cerco di tenervi aggiornati su quello che di meglio arriva dalla Corea del Sud.

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1 commento

  1. Più che sufficiente questa prima puntata che apre la quinta stagione.
    Mentre Alicia e Cary cominciano a progettare assieme agli associati del quarto anno che porteranno con loro il nuovo studio, Lockhart & Gardner sono in corsa contro il tempo per fermare un esecuzione capitale e però allo stesso tempo scominciano a sospettare che alcuni degli associati se ne vogliono andare, Alicia vorrebbe dirlo a Will ma gli associati che andranno al nuovo studio non vogliono che per ora Dianne e soci lo sappiano.
    Alla fine grazie ad una “furbata” di Will, Dianne e Alicia riescono ad ottenere la sospensione della condanna ma quel poveraccio e andata per ben due volte vicinissimo ad essere ucciso tramite l’iniezione letale.
    Temo che Peter abbia fatto un errore ad mandare via la nuova collaboratrice Marylin temo che ne sentiremo parlare ancora in futuro mentre propone ad eli di diventare il nuovo capo di gabinetto.
    Robyn è sempre più carina mentre anche Grace cresce bene.

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