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The Good Fight : Recensione dell’episodio 1.03 – The Schtup List

Per certi versi The Good Fight sembra l’ottava stagione di The Good Wife. E’ vero, la protagonista Alicia Florrick non c’è, ma lo stile narrativo dei King è un vero marchio di fabbrica. Questo è sia un pregio, perché riesce a fidelizzare gli spettatori con un una narrazione atipica, quella del “procedurale ma non troppo” che è stata la fortuna della serie madre, ma è anche un difetto.
Sono soprattutto “ i casi” della settimana a risultare un po’ stanchi, o meglio stanchi se pensiamo alle sette stagioni di The Good Wife che precedono questo spin-off. Per fortuna il tutto è narrato sempre con agilità e ritmo, da risultare alla fine piacevole.

Il caso del dottore processato per l’aiuto medico fornito a un presunto terrorista dell’Isis – poi scopriremo che è solo l’innocente fratello – è senza dubbio interessante, ma lo sono di più le dinamiche che si instaurano tra Lucca e Diane, in squadra per proteggere il Dr. Picot e soprattutto tra Quinn e l’avvocato dell’accusa, che rappresenta lo stato, Colin Morello. Il tipo ha un cartello con frecce, con su scritto “Attenzione: io sono il nuovo interesse amoroso di Lucca Quinn”. Tanto che anche il giudice esasperato dal teatrino che i due inscenano in aula, chiede “Do you two know each other?”
Poco male, forse neanche vogliamo essere troppo sorpresi dalla narrazione, dopotutto se siamo qui a guardare questa serie è perché, molto probabilmente, ci siamo sciroppate tutte le 7 stagioni di The Good Wife con piacere.

La dinamica tra i due ricorda un po’ quella frizzante tra Alicia e Will, ma con una tensione totalmente diversa, soprattutto perchè Lucca è una donna diametralmente opposta ad Alicia.

The Good Fight

I King, a mio avviso, danno però il meglio di loro quando indagano le questioni politiche. Ho trovato, personalmente simpatica e intelligente la trama politica in questo episodio. I King avevano garantito che Trump sarebbe stato nello show in qualche modo, in The Schtup List si parla di isolamento politico in un luogo di lavoro. Interessante e un po’ furbo come si scelga di mostrare allo stesso tempo la forza di Julius, l’unico ad aver votato Trump nello studio – o meglio l’unico a dichiaralo apertamente – come l’ultima spiaggia per non perdere un importante cliente, ma come allo stesso tempo questo sia un’arma a doppio taglio, vista la chiara impopolarità di Trump anche tra i votanti repubblicani. E’ un po’ un messaggio ambivalente: “ Votanti di Trump, non siete soli, c’è qualcuno, addirittura nella comunità afro-americana ad averlo votato… anzi, no… siete soli”.

Fulcro narrativo resta, anche se ha uno spazio più limitato in questo episodio, la storia di Maia & family. The Schtup List è un elenco schiacciante utile a incastrare Jax. Rose Leslie dà prova di grande interpretazione, trasmettendo il nervosismo di Maia soprattutto con la fisicità e l’espressività (la scena in prigione quando incontra il padre, è un chiaro esempio di questo). Al di là di questo aspetto, non sappiamo ancora pronunciarci sull’effettiva colpevolezza o meno dei genitori di Maia, quello che è certo è che con questi primi tre episodi The Good Fight si propone chiaramente di indagare, così come aveva fatto The Good Wife, sulle implicazioni e divisioni tra vita pubblica e la vita privata.

Note sparse:
The Good Wife ci aveva abituato a un’attenzione particolare per lo stile e gli outfit dei vari protagonisti che ben rispecchiavano la vera essenza e il carattere del personaggio. Le spille di Diane e i tailleur di Alicia ne sono un chiaro esempio. The Good Fight non è da meno in campo fashion, i vestiti audaci e floreali di Quinn rispecchiano lil suo essere donna forte e indipendente.  

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1.03 - The List Schtup
  • Procedurale ma non troppo
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Maura Pistello

Fondatore/ Admin Serie tv dipendente, accanita lettrice, amante del cinema e dell'arte

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