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Cinema

The Founder: la recensione del film con Michael Keaton

The Founder
IMDb

Titolo: The Founder

Genere: biopic

Anno: 2016

Durata: 1h 51m

Regia: John Lee Hancock

Sceneggiatura: Robert D. Siegel

Cast principale: Michael Keaton, John Carroll Lynch, Nick Offerman, Laura Dern, Linda Cardellini, B.J. Novak

Vincitore di tre premi Pulitzer per la sua attività di giornalista, Thomas Friedman è un saggista statunitense autore della Golden Arches Theory, secondo cui non c’è mai stata una guerra tra due paesi non appena in entrambi sono presenti ristoranti McDonald’s. Non che questo significhi, ovviamente, che i cannoni tacciano per non privare la gente della possibilità di ordinare un Big Mac, ma piuttosto McDonald’s è in questo caso solo l’indicatore di uno sviluppo economico comune che rende sconveniente per entrambi i contendenti cedere la parola alle armi. Non c’è bisogno di addentrarsi nella difficile questione se questa teoria sia o meno verificata per comprendere quanto la catena di fast food degli Archi Dorati sia ormai un’icona globale che travalica ogni distinzione di classe, ceto, cultura.

The Founder

Una storia americana

Tenacemente adorato dai bambini e fieramente osteggiato dai nemici del junk food. Costantemente affollato come moderna piazza, dove i giovani possono incontrarsi e ferocemente osteggiato dagli amanti della tradizione, ostili ad una omologazione anche solo gastronomica. McDonald’s è più di una catena di fast food che serve menù ipercalorici a prezzo contenuto. È un simbolo (se non addirittura il simbolo) della globalizzazione con tutti i suoi pregi e difetti. Ma è anche una storia il cui inizio pochi conoscono davvero. E che non poteva sfuggire ad una Hollywood che ormai ha fatto dei biopic una facile via per un successo di pubblico garantito.

Chi non vorrebbe conoscere, infatti, come è nato il mito? A chi non interessa scoprire che quei panini che sta mangiando nascono da una geniale intuizione di due fratelli con tanti sogni e troppa ingenuità? Chi potrebbe immaginare che quegli archi dorati disegnano la prima lettera di un nome che non è quello di chi ha diffuso nel mondo un marchio universalmente noto?

The Founder nasce per dare una risposta a queste curiosità e lo fa trasformandosi in un one man show, dove il protagonista non può che essere uno solo. Quel Ray Kroc che incarna l’altro grande mito della cultura a stelle e strisce: il self made man che parte dal nulla e, grazie solo alla sua tenacia e abilità supera tutte le difficoltà, arriva quasi a perdere tutto ed infine trionfa. Il film del regista John Lee Hancock (al suo secondo biopic dopo il precedente Saving Mr Banks dedicato a Walt Disney) prova a fare qualcosa di più, grazie alla sceneggiatura dettagliata di Robert Siegel, evitando il pericolo di realizzare una agiografia e non tacendo sui lati oscuri di un uomo la cui ambizione non ammetteva limiti morali.

The Founder

Un uomo che non può e non vuole fermarsi

The Founder è Ray Kroc, un cinquantenne rappresentante di frullatori che nessuno vuol comprare, reduce da troppi insuccessi consecutivi, eternamente in cerca dell’occasione giusta per essere più di ciò che deve accontentarsi di essere. Incuriosito da quello che sembra un ordinativo errato, Ray attraversa il desolato Midwest degli anni Cinquanta per arrivare fino all’assolata California di San Bernardino e ad un chiosco di hamburger con una fila tanto lunga quanto rapida.

È lì che conosce i fratelli Richard (Dick) e Maurice (Mac) McDonald che gli spiegano con l’entusiasmo incontenibile di chi ce l’ha fatta il segreto di quel successo: applicare la stessa metodologia del lavoro in serie alla preparazione di menù essenziali composti solo da hamburger, patatine e bibita e servirli direttamente al cliente senza l’intermediazione dei camerieri. L’intelligenza di Dick e la passione di Mac sono gli ingredienti che hanno permesso loro di sfuggire ad una serie di incidenti di percorso per arrivare all’ambito traguardo di un sogno finalmente realizzato. Ma ai due fratelli manca completamente quello che è invece l’unico immenso capitale di Ray: il desiderio del successo.

Sarà Ray a convincere i due restii fratelli a creare una società comune che diffonderà il marchio in brevissimo tempo in tutti gli Stati Uniti facendo di McDonald’s una nuova chiesa aperta sette giorni su sette. E sarà Ray a fare dei suoi due ingenui soci le vittime da sacrificare agli dei ingordi del capitalismo selvaggio. Ray non ha l’ossessione della qualità ad ogni costo di Dick e neanche la bonomia pacificatrice di Mac.

Ray è uno squalo che punta la preda e non la molla finché non l’ha sbranata. È il cercatore d’oro che segue la vena che ha trovato, scendendo anche nelle pericolose profondità della terra pur di non perdere anche la più piccola pepita. È l’eroe che cade e combatte e ricade ed ancora torna a rialzarsi finché non ha conquistato il tesoro per cui ha combattuto. Ma è anche di più e quel di più è il male che inestricabile si intreccia al successo affaristico.

Perché Ray non ha idee davvero sue, ma sfrutta senza remore quelle degli altri che gliele cedono inconsapevoli. È il marito disattento che ha sposato il lavoro e a quel totem è disposto a immolare anche la moglie, quando non accetti di seguirlo nella sua folle corsa senza fine. È il venditore di fumo che nella nebbia di mille parole affabulatorie nasconde il coltello con cui ti pugnalerà alle spalle dopo averti stretto la mano con un sorriso (e per questo non perdete i titoli di coda).

The Founder non è l’ottimismo ammirevole di Saving Mr Banks, perché Ray Kroc non è Walt Disney. E non è un caso che il creatore di Topolino e della sua corte dei miracoli sia ancora oggi universalmente ricordato con affetto e ammirazione, mentre la storia del primo è ormai solo un aneddoto per curiosi. Perché Ray Kroc è la verità che è meglio non conoscere.

The Founder

Una storia che costringe a farsi domande

Una verità amara sintetizzata in una frase che lui stesso dice con rabbioso orgoglio: Ray è l’uomo che, se vede un avversario in affari che sta affogando, va da lui per versargli altra acqua direttamente in gola. The Founder ha il pregio di costringere lo spettatore ad uscire dalla sala pensando non tanto alla storia di Ray, ma al significato di quella storia.

Che cosa ha visto? Il racconto della più grande truffa che la storia ricordi? Ray era davvero un ladro? Di chi è una idea? Di chi la concepisce o di chi la arricchisce trasformandola in una realtà superiore al sogno di chi l’ha pensata per primo? Allora Ray è nel suo modo perverso un modello da imitare, smussandone le asperità crudeli che lo portano a rovinare con perverso piacere le vite di chi lo ha ostacolato fosse anche senza volerlo? Ma sarebbe davvero possibile cambiare qualcosa nella sua ricetta del successo o questa malata commistione di intelligenza e crudeltà è il peccato originale del capitalismo moderno?

Domande che sono incarnate bene dal personaggio di Ray Kroc a cui Michael Keaton da corpo e voce nel miglior modo possibile, reggendo con magnifica sapienza il film sulle sue sole spalle. Inevitabile che i pur bravi Nick Offerman e John Carroll Lynch (Dick e Mac) e le eleganti Laura Dern e Linda Cardellini (seconda e terza moglie di Ray) finiscano per essere relegate sullo sfondo di un racconto che non può che avere un e un solo attore a giganteggiare sulla scena.

The Founder resta ben lontano dall’essere un film perfetto, complice anche una regia piatta che si limita a preoccuparsi che Michael Keaton domini ogni inquadratura. Ma è un film che sa andare oltre il raccontare una vita famosa, lasciando non il semplice ricordo di una serie di aneddoti, ma la difficile sfida di una lista di domande.

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The Founder
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.5

Riassunto

Alle origini di un mito senza tacere del bene e del male

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