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The Following: Recensione dell’episodio 2.03 – Trust me

Quando una serie viene rinnovata dopo una prima stagione non del tutto convincente,  è lecito attendersi che gli autori abbiano fatto tesoro delle critiche ricevute, nella speranza di convincere gli spettatori non pienamente soddisfatti della prima prova ad accettare di seguire i nuovi episodi concedendo ancora la propria fiducia.

 Gli episodi 2.01 e 2.02 avevano detto che la fiducia era stata mal risposta. Ma, si sa, la speranza è l’ ultima a morire ed ecco che questo Trust me permette, se non di guarire del tutto un malato grave, almeno di iniziare una cura che potrebbe condurre ad una inattesa guarigione. Chiariamoci subito. Chi dovesse leggere in queste parole una promozione con lode per questa puntata sarebbe troppo ottimista. Diciamo che, per la prima volta in questa stagione, gli autori sembrano impegnarsi a non essere troppo scontati e provano a sorprendere lo spettatore con svolte che, sebbene ancora abbastanza prevedibili, hanno almeno il pregio di imprimere un cambio di direzione rispetto a quella suggerita dall’episodio precedente.

lukecarlosSe finora la serie si era dedicata a mostrarci come i semi piantati dalle gesta omicide di Joe continuassero a germogliare (con i gemelli a reclamare la corona di unici eredi di cotanto padre spirituale), questo episodio decide di iniziare a chiarire quali sono le squadre che scenderanno in campo e di liberarsi di tutte le comparse inutili, che siano membri abulici scampati chissà come alla cattura o petulanti incapaci promossi ad un ruolo troppo grande per loro. Ai primi ci pensa l’FBI in uno dei suoi pochi successi; a Carlos provvede Luke tra le proteste di una Giselle che ancora brama l’esordio come killer. Via anche le finzioni tirate troppo a lungo. Ci eravamo lamentati di quanto banale fosse presentare Lily Gray come novella Claire suggerendo anche quanto non fosse da scartare l’ipotesi che fosse invece Molly la sua vera musa ispiratrice. Ed è, infatti, proprio questa la scelta degli autori e la sorpresa sta non tanto nell’idea, quanto piuttosto nello stabilire un legame di parentela con i gemelli. Sebbene fosse quasi ovvio che la persona chiamata da Lily fosse Luke, non era altrettanto scontato che la nuova setta fosse un affare di famiglia.

Nota positiva dell’episodio è anche il lavoro svolto su Emma e Mark. Poco il tempo dedicato a loro, ma il dialogo tra i due e lo scambio di battute con Luke (con i commenti tra l’ironico e il sarcastico di Giselle) permettono di intuire qualcosa del loro carattere. Interessante, in particolare, la situazione di Emma. Aveva un ruolo centrale nella setta di Joe; ne era la preferita e a lui era legata da qualcosa più della sola attrazione verso il leader. Adesso si trova, invece, in difficoltà nello scoprire che Joe non si fidava poi tanto di lei avendola tenuta all’oscuro della sua fuga. Deve aggrapparsi all’idea che, comunque, la cercherà per non accettare quanto sia marginale la sua posizione in un gioco deciso da altri e in cui lei è coinvolta solo per fare un favore a Mark, come sottolineato sprezzantemente da Luke e Giselle. Scopriamo anche che il gemello gentile (vabbé, per modo di dire) è attratto dalla paura perché può sentire quella degli altri, ma è incapace di provarla lui stesso. A differenza dei tanti killer della passata stagione che duravano il tempo di un episodio e mancavano di qualsiasi caratterizzazione, la serie stavolta giova della decisione di concentrarsi su una sola coppia e prova a mostrarceli come persone vere con proprie personalità e non solo macchiette stereotipate utili solo come marionette guidate da Joe.

joealoneE su Joe si chiude l’episodio con un rogo che simbolicamente indica la fine del suo esilio, ma anche dell’innocenza di Mandy. La provincia profonda americana pullula da sempre di adolescenti insoddisfatti e alla ricerca di una fuga a tutti i costi. Mandy si inserisce in questo filone portandolo all’estremo grazie alla presenza di un Joe visibilmente sorpreso e orgogliosamente soddisfatto che la sua figlioccia abbia scelto di compiacerlo piuttosto che criticarlo. Proprio questa scelta rende accettabili i ridicoli tentativi di Judy di fermare Joe e il contraddittorio intervento di Mandy per salvare quella stessa madre che non avrà remore ad uccidere poco dopo.

ryanmikeCosa ancora non funziona in the The Following sono proprio quelli che dovrebbero essere i buoni. Troppo scontata la riluttanza di Ryan ad unirsi alle indagini per non far soffrire chi gli è vicino. E altrettanto scontati i suoi incubi e il rimpianto per Claire in una scena che potevamo benissimo risparmiarci. Non so cosa abbiano gli autori contro l’FBI, ma non si può continuare a dipingerli come inetti che non riescono a fare un passo avanti se non c’è Ryan ad imbeccarli.

 Giunti alla fine della visione di questo episodio, scopriamo che il titolo Trust me (riferito al rapporto tra Joe e Mandy) potrebbe anche essere visto come un invito degli autori allo spettatore. Risparmiateci altre scelte da soap opera come il fratello segreto di Joe e potremmo anche accettare.

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