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Following (The)

The Following: Recensione dell’episodio 1.12 – The Curse

La scelta più logica è sempre quella da scartare.

Ogni volta che inizia un nuovo episodio di The Following e il ‘previously on’ scorre sul mio schermo, mi viene spontaneo chiedermi 3 cose:

Quanti chilometri dovrà correre Ryan con il rischio di farsi venire un infarto?
In quante occasioni i rinforzi non arriveranno mai?
Quanti imbecilli lasceranno questo mondo per una scelta decerebrata?

Inutile dire che anche questo episodio in tal senso mi ha dato delle grandi soddisfazioni. The Following è una serie su cui si può sempre contare.

Alla prestigiosa Scuola di psicopatia Carroll i followers sono irrequieti. Tra una lettura di Poe e una sessione di studi satanici incominciano a domandarsi se il divertimento sia tutto lì. Non gli erano stati promessi spargimenti di sangue su scala nazionale? Non dovevano forse partire alla conquista del mondo sotto la guida del loro idolo?

Ma quel gigione di Joe, ora che si è ricongiunto alla sua amata famiglia, sembra avere voglia di prendersela comoda. Che li abbia tutti fregati per fare semplicemente i suoi comodacci? Mi piacerebbe tantissimo!
Il The_Following_112-02malumore serpeggia ed è Roderick-faccia-da-schiaffi a dargli voce. L’idillio con il suo mentore sembra essersi incrinato e così, come già è successo una paio di volte, lo sceriffo meno impegnato degli Stati Uniti si becca la sua solita ripassata per aver osato alzare la cresta; il cane fedele torna al suo posto ma è evidentemente che la sua pazienza stia rapidamente raggiungendo il limite e a noi è concesso sperare in futuri, allegri scompigli interni alla setta più serena dell’universo.

Effettivamente qualcosa non va. Le cavolate che Joe rifila a tutti sembrano aver incominciato ad infastidire pure lui. Ha il romanzo del secolo da terminare ma tutta l’ispirazione sembra essere svanita nel nulla. Che fare allora se non una telefonatina a quel tristone di Ryan per tenerlo un po’ allegro? Ryan alla centesima telefonata inconcludente e non tracciabile sembra averne le tasche piene quanto me, eppure il suo innato masochismo gli impedisce di fare la cosa più ragionevole e cioè buttare giù il telefono e farsi un caffè. Joe lo stordisce con strutture narrative e approfondimenti psicologici ma dopo vari sproloqui la telefonata si conclude in modo insoddisfacente per entrambi.

Il tempo da perdere è infatti poco perchè c’è un sacco da fare. Nel bunker dei cattivi tutto viene passato al setaccio fino alla scoperta del nome di un noto trafficante d’armi affiliato alla setta di Joe. Per una volta non ci vuole molto per risalire ad un indirizzo. Che fare a questo punto?
A) Memori delle passate esperienze andare armati fino ai denti portandosi dietro dei rinforzi.
B) Andare come al solito in 2 gatti e cercare di farsi ammazzare.

La risposta è quella ovvia: Parker e Ryan saltano in macchina promettendo al capo di mantenersi in contatto; ma almeno questa volta si portano dietro anche quell’emaciato di Weston che, miracolosamente guarito, è più pronto che mai a dare battaglia. Come non notare il sottile parallelismo con il nuovo arrabbiatissimo Jacob? Tra persone che ne hanno prese tante ci si intende. Il desiderio di ammazzare tutti per frustrazione è più che ragionevole.

I tre arrivano ad una casa disastrata e senza troppi errori tattici riescono a mettere le mani sul cattivo e sul suo amichetto. Tutto sembra filare fin troppo liscio ma i nostri tre eroi non sanno che non sono i soli a volersi occupare della faccenda. Joe si sta annoiando così tanto a casa che ha deciso di dirigere una squadra lui stesso e si porta dietro Jimmy (temo di avere rimosso il suo nome) e un super volontarissimo Jacob, che ormai si alterna tra il ruolo di valletto perfetto e nuovo super infoiatissimo assassino.

Io a questo punto vorrei spiegargli una cosa a Ryan e la sua squadra: se siete solo in 3 non è decisamente il caso di separarvi (almeno questa volta nessuno è stato mandato sul retro a farsi sparare); se sentite un rumore non precipitatevi correndo nell’altra stanza per farvi impallinare e se proprio dovete separarvi magari non statevene via per ore fregandovene di quello che sta succedendo al piano di sopra.

Fatto sta che senza troppo impegnarsi Joe e i suoi ammazzano entrambi i malviventi catturati dai nostri, stendono Parker e rapiscono Weston. Meno male che Ryan, l’unico in tutta l’FBI a sapere sparare, almeno elimina Jimmy.

Per la nostra gioia ci tocca però sorbirci un’intera scena interminabile in cui Joe si chiude con Weston in una sala interrogatori perfettamente attrezzata, al solo scopo di gigioneggiare un po’ con Ryan che ovviamente se ne sta chiuso fuori impotente. Per fortuna che il sonoro attraverso il vetro antiproiettili è semplicemente strepitoso… ve li immaginate a urlarsi scempiaggini per mezz’ora? Joe ovviamente non perde occasione di lanciarsi in uno dei suoi monologhi deliranti sul suo protagonista e le sue ragioni e costringe Ryan a condividere con la classe The_Americans_102-03un po’ della sua sfiga che a solo 17 anni lo ha visto perdere suo padre in una sparatoria. I flashback abbondano e il migliore è quello dove tutti i passanti se ne stanno in piedi a chiacchierare del più e del meno mentre il padre di Ryan muore in un lago di sangue sotto gli occhi del figlio. Joe la storia la sa già ma gliela fa ripetere giusto per rendere noi telespettatori felici. La sua teoria è questa: Joe uccide tutti, intorno a Ryan tutti vengono uccisi, indi per cui loro sono uguali e fatti l’uno per l’altro (se non ci fosse il vetro di mezzo quasi quasi un bacino glielo darebbe secondo me). Io ascolto perplessa ma devo dire che Joe proprio non mi convince. Per altro se Purefroy all’inizio poteva avere un certo fascino, ora trovo che la sua interpretazione sia così sopra le righe da risultare ridicola.

Per fortuna ad un certo punto vengono interrotti da Jacob, che si era rotto di aspettare al piano di sopra. Tutti si minacciano vicendevolmente, gridano un po’, rullo di tamburi e PUFF! Joe e Jacob se la danno a gambe dal retro. Ryan corre (per poco sta volta) e sfonda porte ma nulla può contro il teletrasporto di cui sembrano essere dotati i cattivi. E in tutto questo i rinforzi? Ah sì, non c’era campo per chiamarli. Infinocchiati per la centesima volta.

Che altro succede di spettacolare in un classicissimo episodio di The Following? Emma rivela di essere più stordita di quanto credessimo e finisce a strapparsi i capelli con Claire che purtroppo non riesce a strozzarla.
Claire, dal canto suo, tenta di darsela a gambe passando dalla porta principale (si sa mai) ma dal folto dei boschi spuntano tipo 3000 followers forse appostati, forse a passeggio. Roderick decide di andare a fare ufficialmente conoscenza con Ryan senza sapere (non monitorava ogni cosa?) che Weston è in giro e che è stato fatto circolare un suo brutto identikit.

E come tocco finale, l’episodio si conclude con un colpo di scena da lasciare stecchiti (o totalmente indifferenti). Joe ha più ragione di quanto non sappia quando dichiara che lui e Ryan sono simili, visto che ci viene rivelato che il nostro ha poi ucciso con le sue mani di diciassettenne l’assassino di suo padre.

Che vi devo dire? Per potersi davvero godere The Following temo sia necessario un totale estraniamento dalla realtà e da ogni forma di logica, cosa che a me non viene facilissimo per questo genere di telefilm. Ci sono vie di fughe in ogni luogo (pure nei bunker interrati), psicopatici in ogni dove, cervelli funzionanti neanche a pagarli. Le carceri non hanno telecamere, l’FBI non ha uomini disponibili, Ryan Hardy ha sfiga per tutti. Io sinceramente non ce la posso fare. Lo guardo giocando ad indovinare chi sarà il prossimo morto inutile, sotto quale sasso si nasconde il nuovo magico follower e sognando che Hardy uccida Joe il più presto possibile. Kevin Bacon è la cosa migliore del telefilm, soprattutto quando fa lo sbruffone acido e quando uccide i follower come se sgranocchiasse patatine. Tutto il resto, per quel che mi riguarda, è ingiustificata assurdità.

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