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The Following: Recensione dell’episodio 1.05 – The Siege

Lo dico subito, senza malintesi, non sono molto entusiasta di The Following: personaggi un po’ stupidi, situazioni costruite ad arte per far accadere altre cose, stereotipi a go go, insomma teoricamente avrei potuto smettere di vederlo dal terzo episodio, quando ho capito che non era quello che mi aspettavo, ma c’è ancora la curiosità di capire dove la sceneggiatura andrà a parare; se, infatti, possiamo trovare un aspetto positivo a The Following è che il ritmo non manca quasi mai e alla fine dell’episodio ci si sente mediamente intrattenuti.

In questo quinto episodio, la trama orizzontale fa dei passi avanti quando l’ FBI, a seguito della telefonata di Joey, individua il luogo in cui il bambino è trattenuto dai tre psicopatici, grazie alla polizia locale e al rapimento avventato di Paul, avvenuto un paio di episodi fa, Ryan riesce ad arrivare abbastanza velocemente al grande casale insieme a un povero poliziotto che ci rimette la vita quasi subito.

The Following_105Parallelamente abbiamo Carroll che tira fuori dal suo cappello un nuovo tassello del suo piano; questa volta non è il follower della settimana bensì una vittima, si tratta dell’avvocato di The Good Wife, costretta a difenderlo perché minacciata e violata psicologicamente e fisicamente – le mancano tre dita. L’avvocato legge, durante una conferenza stampa, uno stralcio di “La maschera della morte rossa” di Poe che chiaramente serve ad attivare un’altra parte del piano, purtroppo su the following tutto ci viene sempre spiegato. Questa seconda parte del piano consiste nel coinvolgimento di Claire che viene convinta a salire in macchina di un follower con la scusa di ricongiungersi con il figlio, parallelamente un altro dei seguaci di Carroll arriva al casale e avvisa i tre ragazzi che devono trasferirsi da lì.

Gli “spiegoni” non mancano mai anche quando ci sono scene immediate e chiaramente comprensibili anche dallo spettatore medio.  Si prendono la briga di farci una lezione anche sulla bisessualità di Emma e Paul e sulla necessità di non etichettarsi sempre. Eh sì, perché mentre nel seminterrato del casale in campagna c’è una povera disgraziata che deve essere la prima vittima di Jacob, il ragazzo è scosso per la notte passata con Emma e Paul, ripetendo anche troppe volte di non essere gay. Emma, Paul e Jacob sono dei personaggi schizofrenici e non nel senso patologico del termine, da un episodio all’altro cambiano comportamento senza una spiegazione logica, ora Emma e Paul se la intendono alla grande ed è Jacob a trovarsi al margine del ménage.
The Following_105-bJacob è il tassello debole, non ha mai ucciso nessuno, non sembra attratto dalla violenza o dalla morte ma dal mio punto di vista è probabilmente il peggiore dei tre, moralmente parlando. Assiste inerme alle azioni dei due psicopatici – accompagna Paul a uccidere la coppia di anziani che ha visto e riconosciuto Joey- per sentirsi parte di qualcosa, motivo che l’ha spinto da Carroll al principio.
Nonostante però Emma, Paul e Jacob, siano stereotipati, siano scritti male e facciano cose a caso, sono almeno per me, la parte più interessante della serie fino ad ora, sicuramente la più incisiva, ma credo che uno dei tre almeno, ci lascerà in questo scontro con Ryan. Il cliffhanger, infatti, è molto adrenalinico ma scontato, ci lascia con Paul che punta una pistola alla testa di Ryan mentre questo cerca di liberare Joey.
the following-105-cLa mancanza del follower of the week ha spezzato uno schema rigido e giovato tutto sommato al ritmo dell’episodio, presumibilmente nel prossimo ci sarà un qualche twist narrativo visto che siamo ormai a metà stagione, ormai non spero più che la serie riprenda i binari del pilot, che considero ormai un’eccezione, credo invece che la scrittura di Kevin Williamson abbia senso quando strettamente legata a questioni riguardanti giovani e adolescenti, il thriller non fa per lui.

 

 
 
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