Following (The)

The Following: Recensione dell’episodio 1.01 – Pilot

Un pilot è una presentazione, ci aiuta a capire cosa dobbiamo aspettarci da uno show, e non lo capiamo solo dalla trama, ma anche dal modo di costruire i personaggi, dall’interpretazione e dalla capacità di trasferire il messaggio, di coinvolgere lo spettatore.

Il lavoro che Kevin Williamson (padre di The Vampire Diaries) fa sulla trama è inserire un idea innovativa su un canovaccio fatto di figure che sono archetipi del genere e ce lo fa pure spiegare in una scena finale insolita dallo stesso serial killer, Joe Carroll, interpretato da un granitico James Purefoy. The Following 101cIl protagonista è il più classico degli antieroi, che ha dedicato passione e vita alla ricerca di un serial killer, l’ha preso, ma ne esce leso nel corpo e nell’animo, ha fatto le scelte sbagliate, s’è inimicato tutti, ma nel momento del bisogno chiamano lui, e pur nel suo stato di disgrazia riuscirà a prendere la leadership tra chi lo aiuta e chi lo guarda torvo. Ecco… questa era la parte archetipo, molto comune e già vista, niente di che, gli stessi personaggi sono uguali a molti altri già passati sia nella figura dell’antieroe, che in quella dei comprimari che saranno prevedibilmente il team di lavoro (il team dell’antieroe che ha sempre amato lavorare da solo, non l’avrei mai detto).

Questo canovaccio, comunque, a mio giudizio può essere stato usato per inquadrare l’idea innovativa, di cui poi parleremo, in un contesto di “familiarità” per lo spettatore, per non spiazzarlo eccessivamente. The Following 101aLa consapevolezza dell’autore di questa “normalizzazione” la vediamo anche nel già citato discorso finale di Joe Carroll in cui lui stesso riassume con la scusa del suo libro il concetto espresso qualche riga sopra.

Ora però Williamson inserisce quella che è la novità della serie e che vorrebbe essere il filo conduttore dello show: il Serial Killer originario, nei suoi anni di carcere, si è trasformato da istruttore di studenti in letteratura a istruttore di serial killer che non sono quindi solo i classici “copy cats” ma sono un organizzazione pronta a sacrificarsi per il proprio leader e pronta a giocare una lunga partita con l’FBI e in primis col nostro ex Agente Hardy. Molto del futuro successo di questa trama si giocherà sulle capacità di bilanciare nel modo corretto gli sviluppi orizzontali e verticali che facilmente si intuiscono partendo da questo plot: ci potrebbero essere i “serial killer of the week” e gli sviluppi del “nasty plan” del nostro Originario e della sua organizzazione. Sarà una bella sfida, perché il risultato potrà spaziare da un ottimo prodotto fino all’ennesimo procedural.

The Following 101fLa parte invece che mi rassicura parecchio è la struttura narrativa: il pilot per tutta la sua durata è avvincente, il ritmo è serrato, la sorpresa sempre dietro l’angolo, la concitazione del racconto è palpabile, ma lo spettatore riesce a seguire agevolmente la trama senza eccessivi spiegoni (qualcuno c’è, ma è un pilot, possiamo soprassedere) anche grazie al ben calibrato uso del flashback, che tra l’altro non è eccessivamente invasivo ed è ben distribuito. Anche nelle sequenze dove si crea la tensione, questa non è esageratamente trascinata, ma inizia e si conclude al momento giusto. Le capacità decisamente ci sono per realizzare un buon prodotto, sempre che la trama sia di supporto. Anche la capacità visiva di impressionare senza eccessi troppo disturbanti è un punto a favore di uno show che, pur proponendosi come crudo, va pur sempre sulla tv in chiaro negli States.

The Following 101ePer quanto riguarda la parte recitativa, Kevin Bacon e Purefoy sono sicuramente due mattatori che terranno incollati gli spettatori allo schermo, ma potranno avvalersi dell’aiuto anche di Natalie Zea, bravissima interprete e (scatta l’angolo maschile) decisamente a me molto gradita. Da apprezzare inoltre in questo pilot l’ottima prova anche della vecchia conoscenza Lostiana, Maggie Grace, che interpreta molto bene una spaventata Sarah Fuller, la cui morte a fine episodio è un bel colpo nello stomaco, uno dei tanti che mi auguro questo show possa dare.

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