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The Flash: Recensione dell’episodio 3.06 – Shade

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In italiano si chiamano tormentoni e fanno la fortuna di comici che, se indovinano quello giusto, riescono a raggiungere un successo tanto roboante quanto effimero, quasi in ossequio a chi ha una volta ha detto che ciò che brucia più forte, brucia più in fretta. Nell’immaginifico mondo del fumetto, il loro equivalente sono quelle frasi iconiche che finiscono per caratterizzare un supereroe sintetizzando in poche parole una intera filosofia. Esempio da manuale quel da grandi poteri derivano grandi responsabilità che descrive la bussola morale di Spiderman meglio di mille vignette variopinte.

Shade

A questa regola non scritta non si sottraggono spesso neanche le serie tv e The Flash ne è un caso estremo. Ogni episodio si apre, infatti, con la voce sicura di Barry che come un mantra tranquillizzante ci ripete my name is Barry Allen and I’m the fastest man alive. Poche parole che riassumono con la stessa velocità dello speedster quella che ne è la sua nota caratterizzante.

Poche parole che, tuttavia, la serie si è impegnata a dimostrare quanto siano bugiarde. Perché nella prima stagione Barry solo alla fine riesce a diventare veloce quanto Reverse Flash. Nella seconda dovrà soccombere spesso a Zoom prima di poter rivaleggiare con lui. Ed ora, quando sembrava che The Rival fosse solo uno speedster di serie B incapace di appropriarsi del titolo di Barry e Kid Flash solo un ragazzino con tanta buona volontà e tante poche abilità, ecco arrivare l’ennesimo candidato al trono di velocista.

Non un pretendente qualunque in The Flash, ma addirittura l’autoproclamatosi dio della velocità.

È la sua apparizione improvvisa e la minacciosa presentazione con il nome di Savitar (ispirato alla quasi omonima divinità vedica Savitr, signore di tutte le cose che si muovono o sono ferme e forza vivificante del Sole, ma con un look che lo fa assomigliare a Megatron il capo dei Decepticon nella serie Transformers) a chiudere questo episodio con il più insopportabile dei cliffhanger. Aggettivo che qui non vuole assumere un connotato negativo, ma piuttosto sottolineare l’ansia che prende lo spettatore che dovrà attendere una settimana per sapere se il colpo ferale di questo nuovo villain scenderà a colpire mortalmente Barry o, alternativa certa, qualcuno e chi interverrà all’ultimo momento per posticipare l’incontro definitivo tra il velocista scarlatto e la possente divinità (sempre che non si tratti, come probabile, di un più terreno metaumano).

Pochi minuti sufficienti ad alzare il voto di un episodio che sembrava partito sulla deludente falsariga dei precedenti di questa terza stagione, ma che invece sembra segnare quell’atteso avvio di una storyline che sappia tenere vivo l’interesse lungo i restanti episodi di questa annata.

The Flash 3x06

Finale che fa cambiare totalmente giudizio

Un giudizio che stava rapidamente scendendo spinto con forza giù per le scale del gradimento dalle ennesime lamentele di un Wally che tiene il broncio perché solo a lui non è toccato qualche potere; da Iris che si fa venire i complessi di inutilità (e, vabbè, qui lo si diceva tutti) giusto per farsi ripetere da Barry la solita cantilena del quanto sia importante; da Joe che flirta con Cecile portandola al parco a vedere Shining come fossero due liceali timidi e impacciati che hanno bisogno degli amici per sentirsi sicuri e ovviamente arriva quello sbruffone che prova a fregarsi la ragazza senza neanche accorgersene perché HR è proprio figo di suo; da un metaumano tanto insignificante che neanche gli si dedica più di qualche minuto senza neanche spendere tempo a spiegare chi è e cosa fa e perché lo fa. Tutti argomenti che al massimo avrebbero potuto fare da rilassante contorno ad una trama orizzontale solida e ben sviluppata, ma che invece stavano diventando la prova evidente che questa stagione girava a vuoto.

Perché l’inutilità di Wally stava diventando ormai proverbiale; perché Iris e Barry che fanno sempre i piccioncini dandosi forza a vicenda sono carini la prima volta, la seconda meno, la terza anche no, la millesima hanno decisamente rotto; perché Joe proprio non c’era bisogno che si mettesse a fare l’imitazione malriuscita di un single di mezza età che vuole sparare le ultime cartucce; perché Tom Cavanagh lo si ama fin dalla premiere della prima stagione, ma non è che bisogna per forza dargli qualcosa da fare se poi il prezzo da pagare è questo ridicolo e ormai fastidioso HR (Cisco siamo con te).

Si salvava giusto la storyline di Caitlin

Con il suo timore di diventare Killer Frost dal momento che questa paura è dopotutto motivata se si considera che, eccezion fatta per Barry, tutti i metaumani incontrati finora sono sempre stati schierati dal lato oscuro, indipendentemente da come fossero prima dell’acquisizione dei poteri. Il terrore incontrollabile di diventare un pericoloso nemico delle uniche persone di cui non potrebbe fare a meno, diventa allora una valida giustificazione per il silenzio spaventato con cui la dottoressa Snow intende proteggere sé stessa, ma soprattutto i suoi amici da un futuro troppo crudele per poter essere anche solo raccontato.

The Flash 3x06

Per una Caitlin che segue un percorso emotivamente valido, c’è anche un Julian che sembra fare un passo indietro tornando ad essere il saccente borioso che il finale dello scorso episodio sembrava aver cancellato. Nè appare interessante la sua forzata sparizione in coincidenza con il ritorno di Alchemy che vorrebbe insinuare il sospetto che non sia una mera casualità. Idea che, se fosse portata fino in fondo, peccherebbe di originalità ripetendo il cliché del collega antipatico che diventa la nemesi dell’eroe. Anche se fosse presto abbondonata, sarebbe ugualmente un male (minore ma sempre male) perché rappresenterebbe una falsa pista iniziata senza un valido perché.

Fortuna che poi gli autori abbiano infine sentito la salutare sveglia dei bassi voti, per iniziare finalmente a dare una direzione a questa stagione. Così Wally fa finalmente qualcosa di utile dando un senso alla sua presenza nel cast. Joe e Barry dimenticano le loro questioni di cuore per fare quello per cui li guardiamo, ossia sconfiggere il nemico di turno che sia umano o meno, di questa Terra o di un altro mondo del multiverso. Iris sta zitta e lascia parlare i fatti quando serve (e, comunque, Wally che si fa mettere ko da un singolo pugno spiega perché Kid Flash fosse così scarso come speedster). Persino HR riesce a contenersi e lascia che siano Cisco e Caitlin ad essere gli indispensabili aiutanti dell’eroe protagonista.

Shade è un episodio con molti più difetti che pregi, ma quei pochi sono di vitale importanza. Perché, alla fine, The Flash è una serie tv e in ogni serie tv servono banalmente un eroe, un villain e una storia che li metta uno contro l’altro. Il primo ce l’avevamo già; il secondo lo conosciamo finalmente ora; non resta che augurarsi che il terzo ingrediente non rovini tutto l’impasto.

VOTO: 3/5

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