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The Fear: recensione della miniserie di Channel 4

‘The human brain is like a microcosm of a perfect Utopian world. Everything has a purpose and everything works in perfect harmony. If something fails, something else comes in and takes over.’

Un viaggio sulla fragilità della mente di un criminale, questo è The Fear, una mini-serie di 4 episodi di Channel 4, andata in onda dal 3 al 6 dicembre 2012. Il protagonista è il boss Richie Beckett, interpretato da uno straordinario Peter Mullan, diventato un rispettato – e ancora temuto – imprenditore di Brighton.
Richie ha due figli, che rappresentano i due aspetti della sua personalità: il figlio maggiore Cal (Paul Nicholls) è imprudente e assume gli atteggiamenti tipici da ‘boss’, mentre il figlio minore, Matty (Harry Lloyd), è più saggio e responsabile e incarna l’anima imprenditoriale del padre. Richie e la moglie Jo (Anastasia Hille) sono separati in casa e vivono come due estranei, la donna gestisce una galleria d’arte ed intrattiene relazioni extraconiugali.

La storia ha inizio quando i due fratelli prendono accordi con degli albanesi per fornire loro servizi per le loro “attività” (principalmente prostituzione) in cambio, ovviamente, di una fetta dei ricavi. Ma Richie rifiuta di fare affari con loro, innescando una vera e propria guerra di potere – e di onore – tra i Beckett e gli albanesi, anche loro guidati da un padre, Vajkal, e suo figlio Marin. La situazione già delicata, peggiora a causa dei sintomi di Richie: l’uomo comincia a perdere memoria di avvenimenti appena accaduti, è emotivo, arrabbiato, aggressivo e quindi pericoloso per sé stesso e per la sua famiglia. C’è inoltre un ricordo che lo tormenta e di cui continua ad avere allucinazioni. Dopo la visita di un medico amico di famiglia (Richard E. Grant) e una ricerca su Google con l’Ipad, scopriamo che mr. Beckett soffre di Alzheimer, condizione che lo porterà a non essere più cosciente delle sue azioni. ‘Voglio solo un abbraccio’, dice il confuso Richie a sua moglie verso la fine del primo episodio.

La faida tra le due famiglie sembra non poter avere fine, con i violenti albanesi in costante vantaggio. Quando Vajkal muore  in seguito all’attacco di Richie, la guerra per il controllo del territorio diventa una questione di vendetta. Marin vuole vendicare la morte del padre ad ogni costo.

In un ultimo momento di lucidità, Richie decide di sacrificare sé stesso agli albanesi per porre fine alla guerra e salvare la sua famiglia. Torniamo alla scena che apre il primo episodio, vediamo Richie sulla spiaggia non ricordare più perché è lì, con Matty in lacrime che gli manda sms per ricordagli di camminare. Quando gli albanesi stanno per picchiarlo a morte, arriva la moglie che, con un ultimo gesto d’amore, lo spara per risparmiargli il dolore.

Più che una storia di gangster, The Fear è il racconto del dramma vissuto da Richie. I quattro episodi sono soprattutto un viaggio nella sua mente sempre più governata dal caos. Ci affezioniamo subito a questa famiglia della malavita. Riusciamo bene ad immaginare di quali crimini si sia macchiato, ma non possiamo fare a meno di provare pena per Richie. Ci piacciono Cal e Matty, nonostante il primo prenda una serie di scelte sbagliate e Matty sia un pò troppo freddo e distaccato ed entrambi accettino il sacrificio del padre con troppa disinvoltura. E soprattutto ci piace Jo, che nel corso degli anni ha sopportato la vita da “moglie del boss” ed è sempre rimasta accanto a Richie, nonostante tutto.

La stupenda regia è di Michael Samuels, che è in grado di farci immedesimare e provare la confusione del protagonista, grazie soprattutto al largo utilizzo di soggettive e sguardi in macchina, bravo anche per aver evitato di renderlo un dramma lagnoso. Eccellente il cast, a partire da Peter Mullan – che è anche regista e vincitore del Leone d’oro per The Magdalene Sisters – e Harry Lloyd  – stella nascente della tv inglese e non solo,  noto soprattutto per il personaggio di Viserys Targaryen in Game of Thrones –  che ci hanno regalato delle scene tra padre e figlio da brividi.

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