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Recensioni Cinema

The Farewell: immigrazione e malattia tra Occidente e Oriente – la recensione del film presentato alla Festa del cinema di Roma

the farewell

Titolo: The Farewell
Genere: dramedy
Anno: 2019
Durata: 100 minuti
Regia: Lulu Wang
Sceneggiatura: Lulu Wang
Cast principale: Awkwafina, Haiyan Wang, Diana Lin

“The Farewell”, film diretto e sceneggiato da Lulu Wang, avvisa gli spettatori fin da subito: il film è basato su una vera bugia. Lulu Wang, infatti, ha voluto raccontare un episodio particolare accaduto nella sua famiglia in un racconto “What You Don’t Know” poi divenuto un episodio del programma radiofonico “This American Life” e infine un film.  

Presentato al Sundance Festival 2019, ha avuto un successo oltre alle aspettative al botteghino americano e ha ricevuto un consenso di critica, in particolare per la regia di Wang e l’interpretazione di Awkwafina. Il film è stato anche nominato come miglior film ai Gotham Awards 2019, dominando i premi del cinema indipendente con tre nomination.

The Farewell: la trama

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La vita di Billi (Awkwafina), ragazza cinese-americana di New York, è sconvolta dalla notizia comunicata dai genitori che l’amata nonna è malata e ha pochi mesi di vita. Ma il vero problema, per Billi, è la decisione della famiglia di tenere la donna malata nell’ignoranza della sua condizione. I genitori di Billi, così come suo zio e la famiglia, partono dalle rispettive case (Stati Uniti e Giappone) per ricongiungersi in Cina e passare del tempo con la madre malata. Per giustificare questa improvvisa riunione di famiglia, viene organizzato il matrimonio del cugino di Billi con la sua ragazza giapponese. Dopo un iniziale tentennamento, anche Billi raggiunge la famiglia per festeggiare il matrimonio, ma in realtà per passare quanto più tempo possibile con l’amata Nai Nai.

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Immigrazione: due anime in contraposizione

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Il tema portante del film è l’identità di una persona immigrata. Due anime convivono nella protagonista: una orientale e una occidentale. All’inizio della pellicola Billi riesce a calibrare le due identità: la ragazza cammina a New York, al telefono con la nonna parlando cinese, ma è interrotta da un ragazzo per firmare una petizione e Billi passa agevolmente a un americano new yorkese scherzando con il ragazzo. Ma questa doppia identità si frantuma alla richiesta della famiglia cinese di non riferire alla nonna della sua malattia. Billi, ma in misura minore anche il padre di Billi, sono in difficoltà con questa usanza cinese. Infatti, è spiegato nel film, che molte famiglie cinesi agiscono così nel bene della malata. La madre della ragazza sottolinea come il più delle volte sia la paura della morte che fa morire, è quindi per il malato è meglio non sapere.

Ma lo scontro più interessante, e una delle mie scene preferite, è quella tra Billi e lo zio. Quest’ultimo spiega come ci sia una profonda differenza tra l’Occidente e l’Oriente nel modo di vivere e relazionarsi con la propria famiglia. Se in Occidente viviamo una vita singola, volta al raggiungimento di obiettivi personali, in Oriente le persone si riconoscono parte di un’unità più grande. Ma soprattutto la volontà di Billi di riferire la verità alla nonna è solo un modo per sgravarsi di un peso, mentre la decisione della famiglia di non dire nulla è proprio quella di portare il peso della verità sulle loro spalle e di lasciare leggera la nonna negli ultimi mesi di vita.

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The Farewell,i punti di forza: la regia di Wang e l’interpretazione di Awkwafina

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La regia di Wang è brillante soprattutto in alcune scene: come la conversazione che avviene tra nonna e nipote durante i preparativi di nozze del cugino, ma anche la stessa cerimonia di nozze intervallata da varie esibizioni di karaoke, senza dimenticare di inquadrare anche i camerieri esausti nei divanetti a giocare con il cellulare. Meno d’impatto e più ingenuo ho trovato invece l’utilizzo a inizio e a metà del film dell’immagine metaforica dell’uccellino che Billie si ritrova prima nella sua casa a New York e successivamente nella sua camera d’albergo.

Un plauso va anche a Awkwafina, che nasce come rapper per poi ritrovarsi come spalla comica nel film di successo (americano) Crazy Rich Asians. Qui, è la protagonista e dimostra di avere le capacità di gestire anche ruoli drammatici. D’impatto e commovente quando racconta alla madre come si è sentita quando da piccola si è ritrovata di colpo negli Stati Uniti, senza più la grande famiglia con cui era vissuta fino a quel momento.

In Italia The Farewell – Una bugia buona, uscirà nelle sale italiane a gennaio 2020.

  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
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