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The Fall: Recensione dell’episodio 1.01 – Dark Descent

I primi quattro minuti di questa miniserie targata BBC sono immersi nel silenzio, al fine di presentarci i due opposti protagonisti. Una donna, sovrintendente di polizia, che viene chiamata a Belfast per trovare l’assassino di una giovane donna architetto e- imparentata con un politico locale – da una parte; ed un uomo, un perverso killer, dall’altra, che sguscia dentro casa delle sue vittime, “apparecchiando” i letti per preparare il suo futuro crimine.

the-fall_101-01Trama sin qui scontata, se non fosse che la detective è un volto conosciuto ed amato al pubblico telefilmico, Gillian Anderson: per lei non servono presentazioni, bastano solo i 10 anni e più tra tv e cinema con X-Files; e che il maniaco è Jamie Dornan attore, musicista e modello irlandese visto in Once Upon a Time non è un banale predatore, ma un personaggio ben più complesso: con una famiglia regolare, ha due bimbi che lo adorano ed una moglie devota ed un lavoro nobile quanto impegnativo è infatti un terapeuta di coppie colpite da gravi traumi.

Le forze dell’ordine irlandesi sono totalmente impreparate a fronteggiare un serial killer, sia tatticamente che mentalmente, sminuiscono le minacce ad una donna single e giocano a biliardino… niente a che vedere con lo stacanovismo di Law and Order.

Sono rimasta allibita dalla stoica scelta della donna, vittima dell’intrusione, di rimanere in casa propria invece che trasferirsi dalla sorella, dopo aver Jamie Dornantrovato delle “mollichine”, sparse per le stanze dal maniaco entrato senza commettere effrazione, che annunciano la sua certa prossima morte. E dire che gli avvocati sono considerati notoriamente delle persone intelligenti… forse non in Irlanda! Assistiamo al classico clichè dell’unica persona dotata di acume investigativo, tra tanti superficiali, che sarà risolutivo per il caso! Ma Stella Gibson non è il classico perspicace detective, arriva ad una giusta conclusione in un batter di ciglia, senza leggere fascicoli su fascicoli, perché anche il suo personaggio è ricco di sfaccettature, più o meno interessanti: ha uno strano legame con il suo ex mentore, ed “invita” senza troppi giri di parole, e senza un’apparente ragione un palestrato e vanesio poliziotto al suo hotel.
I personaggi secondari e le comparse sono opachi ed inespressivi. Il ritmo, poi, è lento… molto lento, troppo per me. L’ambientazione della centrale di polizia è a metà strada tra un ospedale con quelle parenti bianco latte lungo l’interminabile corridoio ed una taverna con la sala ristoro per mangiare e giocare.

Tranne la piacevole sensazione che si può provare ad ascoltare la flemma inglese, non è una serie che mi abbia particolarmente entusiasmato. La suspense che si respira per l’intero episodio è, almeno, appagata dall’inevitabile quanto tragico finale.

A chi, però, piace il thriller psicologico non rimarrà deluso. A chi, invece, non ha digerito questo pilot, si può consolare.. sono solo 5 puntare in tutto. Fuori una!

 

Rita G.

Il suo primo amore sono le serie televisive, sin da quando bambina guardava (rigorosamente di nascosto, perché mamma non voleva) Twin Peaks ed X-Files. Poi un giorno, vide sulla copertina di Ciak proprio X-Files (1^ film) e lo comprò. Da allora il binomio telefilm–cinema non l’ha più abbandonata. Le piace raccontare questo mondo meraviglioso, dove ama nascondersi e sognare e, magari, scrivendo riuscire a fare sognare anche gli altri assieme a lei!

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