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The Fall: Recensione degli episodi 2.01 e 2.02 – Walk the Line e One named Peter

Torna The Fall, con sei nuovi episodi, dopo che il finale della prima stagione ci aveva lasciato con un Paul Spector che aveva deciso di andarsene da Belfast e Stella Gibson determinata a non doversi arrendere. Chiaramente nessuno si aspettava che la storia tra cacciatore e preda finisse in quel modo ed il rinnovo per la seconda stagione faceva presagire un nuovo scontro tra l’ispettore di Scotland Yard ed il serial killer più creepy degli ultimi anni. Più creepy proprio per la sua assoluta normalità ed esteriore impressione di brav’uomo.

thefall 201 bCerto, una forte caratterizzazione dei due protagonisti, oltre che dalla scrittura, era stata fornita già nella prima stagione dai due antagonisti che grazie alle sempre brillanti e intense interpretazioni di Gillian Anderson da un lato e di Jamie Dornan dall’altro, avevano catturato gli spettatori portandoli a sentire come “propri” questi personaggi, a sentirli vicini e sentirsene partecipi.

La seconda stagione, con questi primi due episodi, ci ricatapulta nella disastrata Belfast, anche se in questo inizio di stagione la città è molto più irrilevante, se si esclude la forte caratterizzazione dell’accento delle persone, rispetto ad alcuni momenti della prima serie, nella quale aleggiava proprio il senso di precarietà costante, di disagio che la particolare situazione di Belfast può generare. Ora, accento a parte, come detto, potremmo essere un po’ ovunque, da Broadchurch a Gracepoint (ok, no, scherzavo, sono lo stesso posto) e l’occhio di bue è indirizzato più direttamente sui protagonisti, tanto che spesso la sequenza delle scene ci porta da uno all’altro, con sovrapposizioni sonore di una scena sull’altra, quasi a marcare la non parallela continuità e l’assenza di disturbo tra i due opposti poli di questo telefilm: sono loro, principalmente loro anche se contornati da altri, a giocare la loro difficile partita, a sfidarsi lasciando in disparte il resto del mondo.

L’episodio di apertura di questa seconda stagione è più un tirare le fila e rimetterci in carreggiata nella storia dopo tutto il tempo passato per noi spettatori e i dieci giorni passati per i protagonisti e quindi è meno ritmato e più introduttivo, serve principalmente a riportare la pedina Paul sul campo di gioco e costruire le sue plausibili ragioni per tornare indietro, sia a livello di preoccupazioni  che di desideri difficili da sopire. C’è poca azione e più introspezione, più politica che rende complesso il proseguimento delle indagini, più gossip che ruota intorno alla figura della Gibson (anche se saggiamente a questo argomento viene dedicata un infinitesima parte della scena). thefall 201 dSicuramente è meno importante dal punto di vista emotivo e della narrazione, mentre il secondo episodio ci fa ridiscendere maggiormente in quell’inferno che è la mente di Paul Spector.

In One named Peter lo vediamo maggiormente in azione, lo vediamo che cerca di coprire le proprie tracce e far sparire tutte le mollichine di pane che potrebbero ricondurre gli investigatori verso di lui, ma anche continuare a reprimere con scarso successo i suoi istinti di prevaricazione e violenza, in una spirale che lo porterà sicuramente all’annichilimento. Ormai, per quanto lui si sia sforzato, la Gibson macina terreno e riesce ad avvicinarsi sempre più alla sua preda. Il secondo episodio già ci mette di fronte alla scoperta della polizia sull’identità del serial killer, anticipando decisamente i tempi, rispetto a quanto mi sarei aspettato. Siamo già allo svelamento del mistero principale per gli investigatori e quindi prevedibilmente questi quattro episodi che ci separano dalla conclusione si trasformeranno in una caccia all’uomo ormai braccato, il cui castello di menzogne si sta sgretolando sempre più in profondità. Il suo ritorno a Belfast per cercare di nascondere le sue orme lo ha solo portato più vicino alla cattura.

thefall 201 fPerò questa rivelazione per ora è ancora ignota alla moglie di Spector e alla sedicenne vicina di casa ex baby sitter e i loro rapporti con Paul sono ancora in evoluzione. Su questo punto è sicuramente interessante il rapporto tra Paul e Katie, interpretata da una veramente convincente Aisling Franciosi, nel quale la giovane ragazza sa molto ma sembra più “attratta” dal male che consapevole del pericolo. Interessante e disturbante allo stesso tempo il loro rapporto, così come è disturbante il continuo inserimento di bambini nella narrazione, che fungono spesso da catalizzatori e a volte da deus ex machina per imprimere svolte narrative. Infanzie innocenti ma vittime degli avvenimenti a cui devono assistere (così come nella prima stagione la figlia dell’ispettore con cui la Gibson andava a letto che assisteva all’omicidio del padre). I traumi subiti, specialmente dai bambini, ma non solo, anche dalle donne, sono un tema portante di questa crime story che la portano a differenziarsi in modo interessante dalle molte altre proposte del genere.

In conclusione possiamo dire che questi primi due episodi sono un buon ritorno della serie britannica con un’approccio iniziale volutamente più calmo e un cambio di passo nella seconda puntata.

2.01 - Walk the Line
2.02 - One named Peter

intenso

Valutazione globale

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