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The Falcon and the Winter Soldier: la Marvel politica che non ti aspetti – Recensione della serie Disney+

The Falcon and the Winter Soldier: la recensione
Disney+

Ci sono pochi personaggi iconici come Captain America. E pochi che lo sono diventati ancora di più dopo essere stati protagonisti di un’epopea lunga dieci anni e venti film. Al punto da far esplodere le platee in spontanee urla di giubilo impugnando a sorpresa un martello o pronunciano una frase che rappresenta il culmine di una epoca. Si può fare a meno di Steve Rogers e del suo Captain America? Si deve. Ma per prepararsi al dopo non basta un film qualunque. Serve una miniserie dedicata.

Perché è questo che è The Falcon and the Winter Soldier: il re è morto, lunga vita al re.

The Falcon and the Winter Soldier: la recensione
The Falcon and the Winter Soldier: la recensione – Credits: Disney+

Capire chi è Captain America

Protagonisti della serie scritta da Malcolm Spellman e diretta da Kari Sgoland, sono ovviamente Sam Wilson e Bucky Barnes come didascalicamente annuncia il titolo The Falcon and the Winter Soldier. Due personaggi ben noti al pubblico e con un importante passato alle spalle e dei caratteri ben delineati. Eppure, paradossalmente, la serie può essere vista come un romanzo di formazione. Entrambi, infatti, sono sempre stati visti come appendici di Captain America. Andato via lui, i due si trovano in una condizione simile a quella di orfani che, elaborato il lutto, devono ora trovare una propria strada autonoma. Falcon è sempre stato il legame di Cap con il mondo in cui è tornato, mentre Winter Soldier è stato il ricordo del passato che Steve non può dimenticare. Ma chi sono ora? O, meglio, chi devono essere adesso che il Sole intorno a cui ruotavano è scomparso?

Domanda complessa che ha una risposta già scritta nel caso di Sam. Nel finale di Avengers – Endgame Steve era tornato per un unico motivo. Consegnargli quello scudo che è non solo una pesante eredità. È un’investitura simbolica che impegna Sam ad essere molto più di un eroe al servizio di una bandiera a stelle e strisce. Avere lo scudo significa essere Captain America, ma cosa significa essere Captain America è ciò che Sam deve imparare.

Un simbolo, certo. Ma di quale ideale? Di una nazione e del suo popolo?

Ma quale popolo in una società dove il razzismo non è un doloroso passato, ma un drammatico presente? Quale America in una nazione che ha preferito cancellare l’esistenza di un altro super soldato solo perché Isaiah non aveva il colore giusto della pelle?

The Falcon and the Winter Soldier si fa portavoce di un discorso politico inusuale per i prodotti Marvel che raramente si erano immersi così a fondo nella realtà. Lo stesso apparente controsenso di un Sam, eroe planetario, a cui è negato un banale prestito diventa l’occasione simbolica per mostrare l’esempio di una quotidianità che vede precluse agli afroamericani le possibilità date agli altri. La scelta finale di Sam è un messaggio non agli Stati Uniti immaginari della serie, ma a quelli reali del Black Lives Matter. Potrà non piacere a molti, ma il nuovo Captain America sarà nero perché per la stessa America hanno combattuto sia bianchi che neri. Perché gli ideali non hanno colore.

Non sarà un super uomo perché non erano la forza o lo scudo a dare potere a Steve. Era la volontà di fare sempre meglio. Il sapere che non esistono soluzioni semplici, ma che non per questo bisogna rassegnarsi ad accettare le più sbrigative. Essere Captain America significa non arrendersi. Mai.

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The Falcon and the Winter Soldier: la recensione
The Falcon and the Winter Soldier: la recensione – Credits: Disney+

Non poter essere Captain America

In una condizione quasi diametralmente opposta si trova, invece, Bucky. A differenza di Sam, il fu Soldato di Inverno ha ben chiaro quanto è importante che il nuovo Captain America sia un figlio proprio dell’America di oggi. Neanche per un attimo Bucky mette in dubbio come lo scudo spetti a Sam. Convinto di questa identificazione tra Sam e Steve, resta però nel limbo la sua condizione. Il Bucky di The Falcon and the Winter Soldier deve fare i conti con ciò che è stato per poter andare avanti.

Combattere con Steve gli ha permesso di redimersi agli occhi del mondo, ma soprattutto gli ha consentito di nuotare nel qui ed ora. Adesso, deve immergersi nel tempestoso mare dei suoi crimini passati e provare a non annegare nelle colpe che non può espiare. Riuscirà, infine, a perdonarsi sebbene il suo percorso avvenga in modo quasi sotterraneo dato che le luci sono tutte per Sam e il suo divenire Captain America.

Chi, invece, solo alla fine accetterà il suo non poter essere ciò che altri hanno scelto per lui è John Walker. È al personaggio interpretato da Wyatt Russell che spetta l’immagine più forte di The Falcon and the Winter Soldier. Lo scudo di Captain America sporco del sangue di una vittima brutalmente uccisa da John dopo essersi arresa è l’allegoria perfetta di tutto quel che quel simbolo non rappresenta. John potrebbe quasi essere visto come gli Stati Uniti che in questi anni si sono arrogantemente dati il titolo di esportatori di democrazia. Un’idea nata da buone intenzioni, ma distorta dalla frustrazione per l’impossibilità di essere realizzata.

Così come non basta a John iniettarsi il siero del super soldato per diventare Captain America, allo stesso modo non è mostrando più muscoli che gli Stati Uniti possono superare l’evidente contraddizione insita nel non capire che nessuna idea può essere imposta con la privazione della libertà. Al contrario, perché avere la possibilità di fare più cose significa anche rischiare di fare più sbagli.

Significativamente la parabola di John non si esaurisce con il finale della serie. Il suo percorso sembra, al contrario, arrivare ad un nuovo punto di partenza. Segnato, tuttavia, ancora una volta dallo stesso errore. Abbandonato lo scudo, John indosserà la divisa di quello che sarà US Agent. Ma a dargli gli ordini è quella contessa Valentina Allegra de Fontaine che segretamente lavora per quel che resta dell’Hydra. Di nuovo, lo stesso schema: un uomo buono che crede troppo in chi usa parole al miele per nascondere il fiele di azioni malvagie.

The Falcon and the Winter Soldier è, quindi, anche un manuale illustrato per spiegare all’America cosa non fare del suo sterminato potere.

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The Falcon and the Winter Soldier: la recensione
The Falcon and the Winter Soldier: la recensione – Credits: Disney+

L’assenza di un vero villain

Ancora più interessante è osservare come The Falcon and the Winter Soldier sia un unicum nel panorama Marvel per l’assenza di un vero villain.

Non lo è il redivivo Zemo perché il barone che avevamo conosciuto in Captain America – Civil War è a lungo l’asso che Sam e Bucky non sapevano di avere. La sua alleanza con i due eroi eponimi della serie è ovviamente strumentale, ma il suo obiettivo concorda con il loro. Sebbene la soluzione finale del comune problema prospettata da Zemo sia più estrema, mai prova a tradire il duo che l’ha temporaneamente liberato. Accetta anche di essere consegnato alle Dora Milaje sicuro della vittoria che, in effetti, gli arride infine.

Staccata da Zemo l’etichetta di villain, non resta tuttavia nessuno a cui si possa attaccare con convinzione. Sarebbe, infatti, superficiale dire che questo ruolo spetta Karli e i suoi flag smasher. Certamente è contro di loro che si battono Sam e Bucky, ma lo scontro è sempre punteggiato di dubbi e dialoghi. E l’ultima immagine del nuovo Captain America e della sua prima avversaria è emblematica della particolarità di The Falcon and the Winter Soldier. Perché, come il monologo di Sam chiarisce, sbagliati erano i modi di Karli, ma non le idee. Un mondo senza confini e senza divisioni dove a contare non è la bandiera sotto cui sei nato. E allora i rifugiati senza casa dopo il ritorno dei blippati sono la metafora su schermo dei milioni di migranti che cercano solo i diritti che nei loro paesi gli sono negati.

The Falcon and the Winter Soldier è, quindi, la Marvel che non ti aspetti. Una Casa delle Idee che, pur con semplificazioni retoriche a uso di un pubblico in cerca di leggerezza, dice la sua su argomenti non banali lanciando messaggi importanti. Lo fa senza rinunciare al grande disegno della fase 4 del Marvel Cinematic Universe che ha adesso il suo nuovo Captain America con il Soldato d’Inverno a fare da spalla. Introduce nuovi personaggi come US Agent e la contessa, ma anche il nipote di Isaiah che nei fumetti diventerà Patriot, leader dei futuri Young Avengers. Ne riallinea altri come Sharon Carter (sempre che sia lei e non uno skrull con le sue sembianze) e lo stesso Zemo.  

The Falcon and the Winter Soldier avrebbe dovuto essere la prima serie Marvel del nuovo corso. La pandemia ha fatto arrivare per prima WandaVision, ma questo ritardo non ha cancellato la sostanza del discorso: non c’è solo un nuovo Captain America, ma anche una Marvel che guarda cosa accade nel mondo reale.

The Falcon and the Winter Soldier: la recensione
3.7

Giudizio complessivo

Una serie sorprendentemente atipica che introduce il nuovo Captain America come risposta al mondo che cambia nella realtà fuori dello schermo

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