fbpx
Recensioni Serie TvSerie Tv

The English: fortuna e una buona mira – Recensione della miniserie western di Hugo Blick

Hugo Blick con il suo The English ci porta nel vecchio west nell’anno 1980 a incontrare due improbabili eroi.

Eli Whipp di orrori ne ha visti troppi. Nonostante sia un nativo americano Pawnee, ha servito nell’esercito americano e ora vive al margine di due mondi, respinto da entrambi. Cornelia Locke, invece, è una nobildonna inglese che, cresciuta tra gli agi e le frivolezze, ha visto la sua vita stravolta da una tragedia indicibile e ora le è rimasta solo la forza di inseguire una disperata vendetta. Ucciderà l’uomo che è stato la causa della morte di suo figlio e non si fermerà finché non ci sarà riuscita.

Due outsiders che, tenendo stretto ognuno il proprio amuleto e la magia che contiene, incrociano il loro cammino in un west spietato, dove i sogni bruciano sotto il sole e sopravvive solo chi preme il grilletto per primo.

The English serie Tv western
The English: fortuna e una buona mira – Recensione della miniserie western di Hugo Blick

Tra Emily Blunt è Chaske Spencer nasce un’improbabile amicizia

Cosa hanno in comune due persone così diverse? E cosa le unisce? Forse è destino? Forse è magia. O la stanchezza infinita per aver percorso una lunga e impervia strada. Con una forza che ancora li spinge inesorabilmente in avanti alla ricerca di un impossibile sollievo.

Sullo schermo l’intesa e la forza dei due attori anima ogni scena. Emily Blunt sa essere ancora una volta, come già dimostrato in molti suoi ruoli, vulnerabile e sensibile, ma allo stesso tempo incredibilmente tosta e imprevedibile. Perfetta controparte per un Chaske Spencer disincantato che, sopravvissuto a eventi terribili, ha conservato un suo codice d’onore e una sua profonda umanità.

Passati lontanissimi, credenze diverse, eppure una totale fiducia l’una nell’altro. Loro due soli a farsi largo tra personaggi grotteschi che hanno fatto della crudeltà, della sopraffazione e della cupidigia la loro unica spinta vitale.

LEGGI ANCHE: Godless e il western secondo Netflix – Recensione dell’episodio pilota

The English è una festa per gli occhi

Ogni scena nella sua crudezza e violenza risplende di un’abbagliante bellezza. La messa in scena e la fotografia, i panorami sconfinati. Tutto contribuisce a rendere The English visivamente stupendo. La luce brillante e implacabile, i colori vivi, i costumi curatissimi e insoliti, ma sempre coerenti, dipingono dei quadri a volte sconcertanti, a volte magnificamente struggenti.

Lo sparuto hotel nel mezzo del nulla dove arriva Cornelia nel primo episodio, la desolata Hexom con i suoi edifici solo abbozzati, l’immenso covone di fieno il cui inesorabile destino è quello di finire in cenere, in un mondo avaro che è pronto a strapparti di mano quel poco che hai conquistato. Immagini che resteranno a lungo nella mente dello spettatore assieme ai volti delle guest start di lucco che costellano questi sei episodi. Ciarán Hinds, il crudele e avido padrone di hotel, Stephen Rea lo stanco, ma intelligente sceriffo, Valerie Pachner la mandriana indomita. E Rafe Spall violento e crudele, che porta in scena uno degli antagonisti più odiosi e spaventosi di sempre.

Emily Blunt
The English: fortuna e una buona mira – Recensione della miniserie western di Hugo Blick

La trama è forse l’unica pecca della miniserie

Non perché sia sciatta o mal scritta, ma perché nonostante la brevità della serie a volte tentenna e si perde tra tutto quello che vorrebbe mostrare e raccontare, senza averne però il tempo. Eli e Cornelia lungo il loro cammino incontrano tutte le figure più classiche del West, insieme ad altre più insolite che sembrano uscite diritte da un film di Tarantino. Ad alcune viene concesso il giusto spazio, ma ad altre decisamente troppo o troppo poco. Rendendo a tratti la narrazione poco equilibrata. Con un cast simile risulta effettivamente difficile confinare i personaggi a poche scene, ma forse dei tagli più mirati avrebbero aiutato a dare maggiore compattezza all’azione.

Sono l’impronta stilistica e l’energia della regia di Hugo Blick a tenere insieme questi sei episodi e a renderli una visione obbligatoria ber chi ama le serie che lasciano il segno. Insieme alla bravura del cast, un ruolo importante lo ha anche il comparto del sonoro e della musica. La sigla stupenda è destinata a rimanervi in testa per giorni. E l’uso intelligente del sonoro rende rumori e musiche i veri protagonisti di alcune scene. Come nel massacro degli indiani dove senza mostrare nulla, il suono cadenzato della mitragliatrice rende l’orrore insopportabile. O le note del piano nella immensa casa vuota a sottolineare la violenza che ancora una volta accade fuori scena.

La conclusione della serie, riunendo tutti i fili nel violento confronto finale, regala una sensazione di completezza, grazie a una conclusione dolce amara. Insieme i protagonisti, facendosi il dono reciproco della comprensione e della compassione, trovano finalmente una sorta di pace e noi con loro.

LEGGI ANCHE: 7 film in costume o period drama da recuperare subito

The English - La recensione

Spietato e pieno di tensione

User Rating: Be the first one !

Lalla32

Il punto d'inizio è stato X-Files. Poi saltando di telefilm in telefilm ho affinato una passione per quelle storie che hanno in sé una punta di stranezza e di fantastico. Recensisco e curo news di serie sci-fi, ma un'altra mia passione sono i period drama, visto che sono un'avida lettrice di classici. Ultimamente mi sono avvicinata ai drama coreani e me ne sono innamorata e qui su Telefilm Central curo la rubrica Daebak, piena di consigli, spunti e amore per questo mondo.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button