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Cinema

The Dressmaker – Il diavolo è tornato: La recensione del film con Kate Winslet

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La recensione del film The Dressmaker – Il diavolo è tornato, con Judy Davis, Kate Winslet, Liam Hemsworth e Sarah Snook

Nel 1990 usciva nelle sale uno dei film più straordinari che Tim Burton abbia mai portato sullo schermo: Edward Mani di Forbice. La storia, con al centro l’enigmatica figura di Jhonny Depp, si svolgeva all’interno di un paesino finto, immobile, congelato nella sua irrealtà e nei comportamenti prevedibili della bigotta società che vi risiedeva. Il paesaggio di questo piccolo paesino color pastello era dominato da un castello sulla collina, deus ex machina che avrebbe mosso tutti gli eventi che, di lì a poco, avrebbero sconvolto gli equilibri di quella città.

the dressmakerUn quarto di secolo più tardi ci ritroviamo di nuovo nella stessa condizione, in cui una piccola cittadina – stavolta del sud est dell’Australia – di nome Dungatar è abitata da bigotti, ottusi e scontrosi cittadini che con odio e disprezzo accolgono il ritorno di Tilly Dunnage (Kate Winslet), costretta a lasciare la città quando era piccola a causa di un terribile incidente. Tilly torna, dopo aver trascorso anni e anni a lavorare nelle migliori boutique di moda parigine, esperta di moda e di stile, per stare accanto alla madre, Milly (Judy Davis), che abita nella casa sulla collina che domina l’intera città e che da tutti è considerata una pazza ed un’eremita. In un modo davvero brillante e commovente, Kate Winslet e Judy Davis si completano a vicenda nei rispettivi ruoli di madre e figlia, portando sullo schermo una serie di battibecchi che non fa che avvicinarle, progressivamente, mostrando una crescita nel loro rapporto che solo due attrici straordinarie come loro due avrebbero potuto rendere così autentico e significativo.

Il ritorno di Tilly coincide con una rivoluzione nell’antica e sorpassata Dungatar, in cui la moda e gli abiti sono fermi ad almeno venti anni prima. Con un pizzico di rammarico e un parziale desiderio di integrarsi in questa società che non l’accetta (né mai l’ha fatto), Tilly si propone di cambiare il loro modo di essere e di vestire, offrendo loro una momentanea ed illusoria parvenza di bellezza e felicità, con abiti magnifici che prima non avrebbero nemmeno potuto sognare. Gli abiti che Tilly the dressmakercuce, proprio come il suo stesso guardaroba, sono in netto contrasto con l’ambiente secco ed arido del paesino australiano, appositamente rappresentato come un luogo abbandonato e vecchio, ormai in rovina. Gli abiti al contrario, lavoro di Marion Boyce e di Margot Wilson (quest’ultima artefice del guardaroba di Tilly), sono sgargianti, nuovi e magnifici, brillanti e splendenti su uno sfondo di noia e quotidianità ripetitiva. Quando il personaggio della Winslet torna lo fa ‘con il botto’ e gli abiti sono il suo modo di dimostrare a quella società e a quelle persone che, nonostante tutto il loro odio e la loro devozione al proprio stile di vita, lei è meglio di loro e, per quanto possano disprezzarla, sono comunque costretti a pregarla di aiutarli e a supplicarla per degli abiti che solo lei è in grado di procurar loro.

the dressmakerNel piano di vendetta di Tilly non figurano distrazioni di alcun tipo ma nemmeno lei è in grado di resistere alle continue avances del vicino di casa, nonché colui che si è preso cura di sua madre durante la sua assenza, Teddy (Liam Hemsworth). Per quanto possa risultare strano, la coppia Hemsworth-Winslet funziona benissimo sullo schermo. Il fascino genuino e giovanile di lui, australiano fino al midollo, si bilancia bene con l’eleganza e la raffinatezza dei modi di lei, che all’amore ha rinunciato ormai da tempo, credendo di essere maledetta e di non poterselo dunque permettere.

Accanto a Tilly, sua madre e Teddy ruotano una serie di personaggi incredibilmente stereotipati, eppure perfetti. Più il film va avanti e più sembra di assistere ad un’opera teatrale: un’opera teatrale con un budget davvero alto e un cast spettacolare. Unico amico di Tilly nella baraonda di questa città falsa e volubile è il Sergente Farrat (un divertentissimo Hugo Weaving), che cerca di appoggiarla nel limite delle sue possibilità. A contrastarla, invece, tra gli altri, la sua vecchia insegnante ed il temibile sindaco della cittadina, Evan Pettyman, che bene incarna il ruolo di principale antagonista della pellicola. Una pellicola che, per i primi tre quarti del film, funziona alla perfezione, con dialoghi scattanti e scene autentiche, impreziosite dalla figura di una Kate Winslet straordinaria e al massimo della forma. E’ nella parte finale che il film comincia a cedere, quando prosegue dopo un ‘falso finale’ e the dressmakercontinua inevitabilmente a raccontare una storia che sembra già finita da un pezzo. E’ tuttavia una conclusione ritardata ma necessaria, quella che giunge infine, che mette in risalto ancor maggiore la bravura della protagonista e che ci conferma come questo ruolo non potesse essere più perfetto per Kate Winslet.

The Dressmaker – Il diavolo è tornato è una pellicola che di certo non stanca né annoia, che catapulta lo spettatore in una realtà fatta di stereotipi e situazioni già viste, arricchite da un giallo da risolvere, che mette infine in luce la tragica storia di Tilly e il motivo del suo esilio da Dungatar. La storia si evolve in maniera scorrevole, arricchita da personaggi ben recitati e costumi divini, indossati con stile ed eleganza come dalla Winslet così dalla Sarah Snook, altrettanto bella nelle creazioni di Marion Boyce. Un film di certo da non perdere, quello della regista Jocelyn Moorhouse, che riesce ad intrappolare sullo schermo il giusto equilibrio tra commedia e tragedia e a farne una pellicola degna di attenzione.

The Dressmaker
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4.5
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