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The Crown: Recensione dell’episodio 1.01 – Wolferton Splash

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Dopo 10 anni, un incasso di 77 milioni di sterline con The Queen e un Oscar a Helen Mirren come miglior attrice protagonista, Peter Morgan rilancia l’audace sfida di raccontare il segreto meglio custodito delle Regina Elisabetta II: i sentimenti.

Il primo dei 10 episodi di The Crown si apre con una palese dichiarazione di intenti: spiamo un uomo tossire in bagno, una situazione tutt’altro che regale, seguita dall’inquadratura di un water imbrattato di sangue. Quell’uomo non è un uomo qualunque, è il Re, sorpreso in un momento di estrema intimità, in cui, ignaro, appare fragile e mortale come i suoi sudditi, che da lì a poco lo reclameranno al balcone per adorarlo come un dio.

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Proprio questi primi secondi della puntata, oltre a spogliare brutalmente la magia della corona, ripercorrono simbolicamente il momento in cui la nostra storia ha inizio. Si manifestano i primi segni della malattia che consumerà il povero Giorgio VI, portando a soli 25 anni la giovane Elisabetta al trono.

The Crown mostra da subito un’estrema attenzione ai dettagli, a partire dagli abiti (alla vigilia delle nozze, Claire Foy indossa un vestito identico a quello del fidanzamento ufficiale della vera principessa), le sontuose scenografie e, per chi l’ha ascoltato in lingua originale, gli accenti così smaccatamente aristocratici. Ma che fosse una produzione con gran soldoni e grandi pretese, Netflix ce l’aveva già fatto capire. La vera sfida della serie non sta nel ricostruire la scena patinata che incornicia l’azione (benché in questo trionfi a mani basse), bensì nel rendere verosimile il mondo interiore di uno dei personaggi più imperscrutabili del XX secolo.

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Il doppio aspetto della popolarità, da un lato il suo fascino e dall’altro la sua condanna, è uno dei temi più interessanti di questo esordio. Agli estremi dello stesso palcoscenico ci sono le due figure di Winston Churchill (un forse troppo macchiettistico John Lithgow) e di Re Giorgio VI (il Jared Harris di Mad Men). Mentre Churchill è quasi una Kardashian ante litteram, vanitoso manipolatore della propria immagine pubblica, Re Giorgio trema di fronte alla folla di “fan” che lo inchiodano a una maschera sempre più difficile da portare.

Churchill, il Padre della Nazione, nonostante l’età e la salute carente, continua a inseguire la fama, il potere e il successo e rientra vincitore al 10 di Downing Street, mentre al Re non rimane che ricorrere al make up per mantenere l’inganno sempre vivo e mostrarsi in buona salute.

Peter Morgan imbastisce una trama solida, ben strutturata e scandita da momenti emozionanti, capaci di mostrare nella loro drammaticità gli effetti collaterali della corona: la solitudine, la farsa e il peso della finzione. La regalità e le brame di potere che ci vengono introdotte in questo pilot sono prive del fascino medievale che ci esalta tanto in Game of Thrones o nelle versioni romanzate della Guerra Delle Rose.
Indossare “the crown” non è un privilegio, ma piuttosto un destino infausto, capace di trasformarsi in un macigno insostenibile. Esattamente com’è per il Re la consapevolezza di una morte imminente. La scena della canzone natalizia, in cui Sua Maestà scoppia in lacrime indossando una corona di cartone di fronte alla famiglia, è forse il momento più profondamente simbolico dell’intero episodio, dove si manifesta tutta la rassegnata disperazione di un uomo di fronte a una scelta che non gli è propria.

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…e obbedirti, finché morte non ci separi.

Se pensate che The Crown volesse celebrare l’avanguardismo di una giovane regina che ha tenuto testa a tutto e a tutti per più di 60 anni, vi sbagliate di grosso. Elisabetta non è mai stata una campionessa di femminismo e se il ruolo di leader dell’impero non le fosse stato imposto, non avrebbe mai incarnato altro che il modello perfetto della moglie e madre anni ’50 (con un castello in campagna). Anche in questo la serie eccelle, sottolineando un aspetto figlio dell’epoca storica e di una disposizione personale di Elisabetta, che tuttavia oggi suonerebbe anacronistico: una donna ben contenta di dichiarsi “obbediente” al marito. Lo sguardo di Claire Foy è intenso e magistrale nell’esprimere durante i voti nuziali il terrore paralizzante di una ragazza che sta mettendo tutto nelle mani dell’uomo che ama. Certa solo che la sua promessa sarà per sempre.

“È riuscita a far cambiare idea a tutti, aprendo a malapena la bocca.”
“La sopravvaluti, Mary.”
“Tu, invece, la sottovaluti.”

Non aspettiamoci nessuna eroina femminista. La Elizabeth di The Crown non è l’antistorica Victoria dell’omonima (e mediocre) serie ITV, ma una donna che risponderà al dovere e alla responsabilità perché così si deve fare, nonostante la propria disposizione, la proprie capacità, le proprie scarse ambizioni. Ed è forse questa sua imperfezione nei confronti dei modelli contemporanei che la rende così affascinante e misteriosa.

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C’è un ultimo elemento che lavora a livello meta – simbolico e che merita di essere menzionato. Si tratta del regalo di nozze di Re Giorgio alla giovane sposa, una cinepresa. Lo stesso mezzo che per decenni ha raccontato la faccia pubblica della famiglia reale, che ne ha ripreso, moltiplicato e falsificato il mito, quell’occhio indiscreto che le è stato sempre addosso e che qui invece si trasforma in un’occasione per raccogliere ricordi privati, inaccessibili al pubblico. Quella cinepresa che adesso proprio grazie a questa serie vorrebbe raccontarci la storia dietro le quinte, sembra dire: sicuri che fino ad ora non vi sia sfuggito qualcosa?

VOTO: 4/5

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