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The Bridge: Recensione dell’episodio 1.01 – Pilot

Due città si fronteggio da lati opposti del confine messicano: Juàrez e El Paso. Geograficamente solo un fiume e un ponte le dividono, ma sono due universi totalmente separati. El Paso è più volte stata nominata una delle cittadine più sicure degli Stati Uniti mentre Juàrez, al contrario, si è meritata il premio di luogo più pericoloso al mondo con qualcosa come 2000 omicidi solo nell’anno 2011. Terra di confine, teatro di traffici umani e di merci più o meno legali, Juàrez è in mano a organizzazioni criminali mentre le autorità locali, minacciate e blandite dal denaro, volgono lo sguardo dall’altra parte o collaborano apertamente.

Il ritrovamento di un cadavere proprio a cavallo del confine è il punto di partenza di The Bridge, nuova serie targata FX, che ci presenta due mondi diametralmente opposti ma destinati a mischiarsi e scontrarsi, toccando un argomenti, quello dell’immigrazione, particolarmente scottante nell’attualità americana. Ispirato da una famosa serie danese che si svolgeva sul confine tra Danimarca e Svezia, nasce dalle mente di Meredith Stiehm, che già aveva lavorato a Cold Case e a Homeland.

Se volete farvene un’idea vaga potete prendere The Killing, accendere un bel sole e ovviamente prosciugare tutta la pioggia. Conservare la coppia improbabile di detective, i ritmi dilatati, le linee narrative multiple per poi aggiungere un serial killer dagli intenti sociali. Sì perchè il cadavere ritrovato non è un unico corpo, ma sono due assemblati insieme: metà appartiene ad una delle centinaia di ragazze messicane che scompaiono ogni anno, mentre l’altra è quello di un giudice americano che si è occupato di questioni di immigrazione. Questo costringe le forze di polizia dei due stati a creare una task force ed è qui che incontriamo i nostri due protagonisti: Sonya Cross (Diane Kruger) e Marco Ruiz (Demian The_Bridge_101-02Bichir).

Dei due, per ora, quello meglio delineato è Ruiz. Ha il calore e la calma del Sud (sarà una semplificazione ma la sua figura e il suo ambiente mi hanno fatto venire in mente il nostro Montalbano). Abituato a vivere in un mondo dove il crimine è inarginabile e anzi è parte inscindibile del tessuto sociale, fa del suo meglio per compiere il suo lavoro nel difficile tentativo di rimanere pulito e non inimicarsi nessuno. E’ stato più volte sposato e ha tre figli (uno dei quali attraversa il confine ogni giorno per andare a scuola) e gli sceneggiatori scelgono curiosamente di presentarcelo convalescente dopo una vasectomia.
Sonya Cross è la sua controparte americana (la bellissima e biondissima Kruger)  e anche se riconosco che gli spunti per un buon personaggio ci sono tutti (Carrie di Homeland docet), la sua presentazione è stata decisamente meno sottile e  fin troppo ad effetto per i miei gusti. Non viene detto ma è evidente che Sonya soffre della sindrome di Asperger, che le rende altamente difficile entrare in empatia con le altre persone, comprenderne le reazioni e relazionarsi a loro. Cosa che da un punto di vista strettamente logico rende difficile vederla portata per un lavoro di detective. La cosa che mi lascia per ora perplessa è che ben poco della sua vita personale ci è stato mostrato, a parte la sua malattia e una sorella morta (un parente morto ci sta sempre come il cacio sui maccheroni) e non ci è dato modo di capire come sia inserita nella polizia e se sia effettivamente efficace nel suo lavoro (ma il rapporto con il suo capo prossimo al pensionamento presenta risvolti interessanti).

Forse per il modo in cui è stato presentato il personaggio di Sonya (volendo subito sottolineare la sua particolarità) con la questione dell’ambulanza e l’interrogatorio alla marito della giudice morta, ho avuto qualche difficoltà ad immergermi fin da subito nell’atmosfera dell’episodio. Ho avuto l’impressione che la Kruger fosse in difficoltà con un simile personaggio portato così all’estremo. Ma l’effetto è scomparso con il procedere delle vicende e l’impressione è praticamente completamente scomparsa con il finire dell’episodio. Difficile invece non provare subito simpatia per il personaggio profondamente umano ma non privo di ombre di Bichir. Però come ho detto, proprio per il contrasto netto tra i due, spero in interessanti risvolti nella loro collaborazione, soprattutto se gli sceneggiatori sapranno giocarsela bene.

L’ambientazione e le atmosfere sono solide e saranno sicuramente un elemento fondamentale all’interno della serie. Da The_Bridge_101-03valutare il personaggio della ricca americana per ora completamente slegata dal caso e che alla morte del marito si trova a fare i conti con i suoi segreti, e del misterioso e inquietante individuo che carica nel suo baule una donna, apparentemente consenziente, per farle attraversare il confine e poi rinchiuderla in una roulotte nel mezzo del nulla. Per entrambe le trame collaterali gli elementi sono davvero troppo pochi per capire come si muoveranno e che peso avranno all’interno della vicenda principale. Lo spauracchio di The Killing incombe sempre su di noi.

Il mio giudizio resta sospeso in attesa di superare le necessità, a volte ingessanti, di un pilot e di raccogliere maggiori elementi sul modo in cui la storia verrà narrata e su come si evolveranno i personaggi. Elementi interessanti ce ne sono molti e mi lasciano comunque fiduciosa.

1.01, Pilot

Interessante

Valutazione globale

User Rating: 3.28 ( 2 votes)

Lalla32

Dopo tanti anni di telefilm americani e inglesi ho scoperto i Drama Coreani e me ne sono innamorata. Hanno tutto quello che cerco in una serie: grande cura per i personaggi, una punta di magia e romanticismo e grande sensibilità. Qui su Telefilm Central cerco di tenervi aggiornati su quello che di meglio arriva dalla Corea del Sud.

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