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The Americans: Recensione dell’episodio 2.02 – Cardinal

Nell’immaginario collettivo, il mito dell’agente segreto ha la sfrontatezza irridente e il fascino elegante di James Bond. Homeland ha parzialmente ridisegnato questa figura umanizzandola e mostrando come prima che efficienti macchine al servizio della propria patria, gli agenti segreti siano uomini con le proprie debolezze e la paura di fallire. The Americans fa un ulteriore passo avanti lasciando cadere la distinzione tra buoni e cattivi e facendo di quelli che tradizionalmente sarebbero i cattivi i protagonisti di una serie dove lo spettatore prova empatia più per i sovietici infiltrati che per coloro che provano a fermarli. Una rivoluzione quasi copernicana se si tiene presente che The Americans è prodotto in un paese come gli Stati Uniti dove il patriottismo è un punto d’onore più che un orpello per fanatici.

philelizabethofficeThe Americans riesce in questo suo intento perché fa di Philip ed Elizabeth Jennings non due fredde spie con tante certezze e nessun dubbio, ma piuttosto due genitori che devono trovare il giusto equilibrio tra il loro lavoro al servizio di una patria lontana ed esigente e l’amore per i figli che sono inevitabilmente parte di quello stesso paese che dovrebbero combattere. Questo contrasto, già evidente nella prima stagione, sembra essere maggiormente accentuato in questi primi due episodi della seconda. In Comrades, Philip ed Elizabeth hanno assistito per la prima volta a quel pericolo che avevano sempre creduto possibile, ma mai veramente considerato reale. La morte di Emmet e Leanne e della loro figlia e l’incertezza sul destino del ragazzo rimasto orfano ha dimostrato loro che una cosa è sapere che tutto potrebbe finire male, un’altra rendersi conto che questa non è una ipotesi irrealistica, ma una possibilità tanto concreta quanto spaventosa.

elizabethwindowChi sembra subire maggiormente le conseguenze di questa rivelazione è Elizabeth in cui (finalmente, direi) inizia a prevalere quell’istinto materno che tante volte la fedeltà alla propria causa aveva messo a tacere. L’insistenza con cui ripete a Philip che non è colpevole per aver coinvolto Henry in una pur minima missione è dettata non solo dalla volontà di rassicurarlo, ma anche e, forse, maggiormente dalla volontà di assolvere se’ stessa per tutte le volte in cui ha preferito trascurare la famiglia pur di non venir meno ai suoi impegni come spia. Eppure, questa assoluzione non basta a restituirle quella sicurezza che era stato l’aspetto che maggiormente aveva marcato la sua differenza dal marito nella prima stagione. Le scene in cui guarda con malcelato timore gli operai che parcheggiano il furgone, l’insistenza nel restare sempre accanto ai figli anche a costo di non terminare di ascoltare il messaggio in codice, la fretta con cui liquida la sandinista in difficoltà, l’ansia con cui attende le telefonate di Philip sono tutte prove di una fragilità insolita. Keri Russell riesce a renderli con naturalezza donando al suo personaggio una sfumatura di debolezza e calore che raramente si era vista nella prima stagione.

philtiedDiversa nei modi, ma ugualmente sconvolta è la reazione di Philip. Parte in missione per capire se Fred, il contatto di Emmet, è coinvolto nella morte dei due agenti segreti. Ma commette un errore banale e si risveglia prigioniero di un quanto mai improbabile carceriere. Riuscirà a liberarsi soltanto rinunciando alle sue regole, mostrando il lato umano del suo lavoro, rivelando il dolore per una perdita comune, mettendosi allo stesso livello del suo interlocutore. Non più una spia che manipola gli altri, ma un padre che teme per i propri figli e piange la morte di un amico. Lo stesso rapporto con Martha comincia a creare qualche difficoltà a Philip che indossa la maschera di Clark con sempre maggiore imbarazzo iniziando a sentire il peso delle menzogne e temendo che il castello tanto a lungo edificato crolli da un momento all’altro.

ninaRestano parzialmente in ombra in questo episodio Stan e Nina. L’arrivo di Oleg alla Rezidentura e il tradimento di Dameron servono, da un lato, a fornire un probabile avversario per Nina, dall’altro un nuovo obiettivo per Stan. Quello che più conta, però, è ancora una volta l’incontro tra le loro due solitudini. Entrambi con una missione da compiere usando l’ altro, ma entrambi vittime del peso di sfruttare una persona verso cui nutrono sentimenti che vanno oltre una semplice attrazione fisica. Anche qui sembra che piccole crepe inizi ad incrinare la superficie di un vetro scuro che nasconde molto bene la verità, ma che rischia di andare in frantumi sotto il peso di troppe bugie.

Cardinal non è un episodio che fa avanzare la narrazione. Piuttosto è una pausa, un guardare dentro l’animo di Elizabeth e Philip, di Nina e Stan per ricordarci che una storia non è fatta sola di cose che accadono, ma anche (e, a volte, soprattutto) delle persone che le vivono.

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