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Americans (The)

The Americans: recensione dell’episodio 1.10 – Only You

Dopo un episodio col botto finale, cosa aspettarsi da Only You? Relazioni e reazioni intense, ovviamente!

Dopo il finale con il botto della puntata scorsa, non sapevo cosa aspettarmi. Pensavo avremmo assistito ad un episodio di “spia contro spia” tutto giocato intorno alle vicendevoli rappresaglie per le morti dei due uomini nei rispettivi schieramenti.

theamericans-110-08Certo però che questo sarebbe stato strano. Come ho fatto notare nella recensione di qualche episodio fa, questa serie è scritta davvero bene e lo dimostra il fatto che il centro della narrazione sono le relazioni tra personaggi e non il contesto. E questo è sempre un segno di buona scrittura. Quindi, essendo tutto incentrato sulle relazioni, fare un’episodio “spia contro spia” sarebbe risultato in qualche modo stonato. Abbiamo già capito che The Americans non è 24.

theamericans-110-04Veloce riassunto per sommi capi: al centro di questo “Only You” abbiamo l’indagine sulla morte di Amador. L’anello che indossava viene ritrovato ad un Banco dei Pegni, così l’FBI risale a chi l’ha venduto e si scopre che è il proprietario di uno sfasciacarrozze. Qui scoprono l’auto dove era stato trasportato Amador e anche il collegamento a tutto il gruppo di afroamericani che arriva fino a Gregory. Appena lo scoprono, Elizabeth, Philip e Claudia fanno scattare la protezione e dall’alto arriva la proposta di espatriare a Mosca. Gregory però non è convinto e sentendo che il suo ruolo è stato utile e ha dato senso alla sua vita, decide di lasciarsi uccidere dalla polizia.

theamericans-110-02Ci sono due elementi centrali riguardo tutto questo intreccio. Il primo è il modo in cui Stan cerca di vendicare il proprio partner, conducendo l’indagine in maniera brutale e schietta, con ruvidità e freddezza glaciale. Tira dritto e non ci riflette troppo sopra, arrivando anche a mentire spudoratamente a Nina, che si scopre fosse carissima amica di Vlad, il giovane agente che Stan ha ucciso l’episodio scorso. L’attore Noah Emmerich è sicuramente di grande esperienza ma in questo caso mi ha lasciato un po’ perplesso il tipo di interpretazione data al personaggio di Stan. So bene che “levare” è tutto, ma in questo caso avrei forse propenso per qualcosa di più sanguigno. Nonostante questo, la scelta attoriale è comunque interessante e contribuisce alla formazione di un personaggio granitico e sobrio anche una volta “vendicato” il partner.

theamericans-110-06L’altro elemento centrale, quello in realtà principale e di grandissima intensità, è la relazione tra Gregory ed Elizabeth. I sapori che possiamo sentire, prima nella preoccupazione di lei e poi nella dolcezza del loro stare insieme, arrivando a fare l’amore, così profondo rispetto al sesso cieco proprio di qualche episodio fa, sono elementi che rendono preziosa questa relazione e ci fanno capire, fino in fondo, a che punto Elizabeth ha saputo trovare in Gregory l’”only you”. Il modo in cui si risolve questa parte della trama è davvero ottimamente recitato e diretto. C’è una lucidissima intensità. Emozionante.

theamericans-110-07Quindi, due le relazioni al centro dell’episodio. E infatti c’è un parallelo tracciato dagli autori. Stan ed Elizabeth ricevono entrambi la proposta di scappare. Tagliare da tutto, un grande enorme passo, perché dall’FBI/KGB non si scappa facilmente, prima di tutto perché è la vita a cui hai dedicato tutto te stesso fino a quel punto. Tanto da sacrificare se stessi. E proprio questo sacrificio non passa inosservato a Gregory e alla moglie di Stan, che propongono entrambi un gesto di sana follia, uno slancio lontano da tutto quel trambusto, una proposta di salvezza che arriva proprio nel momento più intenso. Ovviamente i due non possono accettare e le conseguenze sono e saranno sicuramente nefaste.

In definitiva, Only You è un altro ottimo episodio di questa serie rivelazione, con i personaggi in grande forma, grande intensità, un uso delle musiche ancora una volta fortemente drammatico ed efficace e una trama che si sviluppa senza correre troppo, lavorando sulle relazioni e le reazioni più che sull’azione frenetica. Pollice in su, senza riserve.

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