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Americans (The)

The Americans: Recensione dell’episodio 1.09 – Safe House

Niente batte il cibo da fast food americano.

In questo episodio tutto va storto. E la cosa ironica è che tutto va storto proprio perché Elizabeth e Philip, cercando di riprendere il controllo sulle loro emozioni e sulla loro missione, innescano una reazione a catena di disastri.

Chiunque abbia un minimo di famigliarità con i ritmi narrativi di un telefilm, sapeva da un po’ che una rottura netta tra i Jennings sarebbe arrivata prima o poi, visto che fino ad ora i due erano riusciti a superare i loro problemi uscendone più o meno indenni. Io invece sono rimasta sorpresa dal fatto che, dopo aver parlato di divorzio nello scorso episodio, i due siano passati immediatamente ai fatti. Dichiarano di essersi semplicemente messi “in pausa”, ma per ora la separazione appare netta. I Jennings, dopo aver finto di essere innamorati per anni, ora che lo sono davvero non riescono ad avere lo stesso autocontrollo. Gli sceneggiatori fanno un ottimo lavoro nel rappresentare i loro contrasti, che pur derivando da una situazione estrema, rappresentano perfettamente le tensioni della vita di coppia di due persone qualunque. Elizabeth come meccanismo di difesa sembra aver riconquistato la sua ferrea decisione e freddezza mentre Philip appare semplicemente rassegnato. Questa separazione servirà davvero a sistemare le cose? Io ho i miei dubbi. Troppo è successo e troppo è rimasto in sospeso… impossibile riuscire semplicemente ignorarlo e tornare al punto di partenza.

The_Americans_109-02Forse proprio in contrasto al fatto che nei telefilm ormai ci siamo abituati a vedere coppie scoppiate di tutti i tipi e separazioni trattate con più o meno leggerezza (o in modo forzatamente eclatante), la rottura dei Jennings mi ha seriamente colpito. O magari significa semplicemente che questo telefilm è scritto dannatamente bene. Fatto sta che l’annuncio ai figli, condito da ali di pollo fritte, e le reazioni di Henry e Paige mi hanno davvero colpito e commosso. A rendere il dramma familiare ancora più complicato ovviamente si intromette la loro missione, che comanda ogni istante della loro vita. Philip ed Elizabeth si trovano allora obbligati a doversi occupare della possibile ritorsione degli Stati Uniti dopo l’attentato dello scorso episodio e, questa volta senza parrucche ma armati di brutti maglioni, sono costretti ad interpretare il ruolo dei vicini sorridenti a pranzo da Stan, mentre in soggiorno si discute di vendetta tremenda vendetta.

Philip mette insieme un paio di borsoni e si ritira in un triste motel, ed è proprio questo ad innescare la miccia. Nonostante i seri problemi personali, i rapporti con gli informatori devono essere mantenuti, così Philip continua a coltivare la sua relazione con la povera Martha (chi non ha provato pena per lei?) e appunto perché a casa non c’è nessuno ad aspettarlo e casa non c’è proprio più, decide di passare con lei la notte. E’ questo che manda tutto a scatafascio. La mattina seguente lui e la sua terribile parrucca incontrano il gelosissimo Amador e un bisticcio tra rivali in amore finisce a coltellate e quel lupo solitario di Amador ovviamente ha la peggio.

Inutile dire che in un momento così delicato l’intoppo rischia di trasformarsi in una catastrofe. Per il povero Amador è fin da subito chiaro che non ci saranno molte speranze. Mentre perde litri di sangue, Elizabeth e la sua altrettanto brutta parrucca lo fasciano alla buona sperando in non so cosa. L’uomo li ha visti bene in faccia e i ridicoli cammuffamenti non sono certo una misura sufficiente, soprattutto quando entrambi frequentano la casa di Stan regolarmente. Solo poco più tardi i loro scopi mi diventano evidenti: i Jennings devono scoprire quali sono i piani degli americani e ancora una volta, in un delicato mix di ferocia e pietà sembrano pronti a tutto per riuscirci. Amador però lascia la scena in silenzio, resistendo per il tempo necessario a salvare la missione per poi abbandonandosi ad una fine inevitabile quanto futile.

Un piano di vendetta degli americani in effetti c’è. E prevede l’uccisione o il rapimento di Arkady dall’ambasciata russa. La trappola è innescata e tesa ma grazie ad un caso fortuito il piano sembra dover concludersi con un nulla di fatto, se non fosse che le motivazioni personali e i sentimenti dei personaggi tornano a farla da padrone. Stan, turbato dalla scomparsa del suo amico e collega, agisce di testa sua e rapisce un porta carte di Arkady, Vlad, opponendosi agli ordini diretti del suo capo. Vlad appare innocuo e un po’ sciocco ma il suo destino è evidentemente segnato quando il cThe_Americans_102-03orpo di Amador viene ritrovato abbandonato in un vicolo. La scena in cui Stan lo fa ingozzare di cibo da fast food prima di sparargli in testa senza esitazione è un gioiellino (così come lo era stato tutto l’inquietante discorso sulla caccia). Noah Emmerich è perfetto. Il suo viso e la sua espressione in apparenza bonari sono un contrasto perfetto con le sua rabbia e le sue azioni efferate.

La Guerra Fredda incombe, è come una cappa soffocante, una bolla pronta ad esplodere… ma la prospettiva di un simile evento è così spaventosa che dalle parti in gioco ogni mossa è calcolata pur di mantenere un equilibrio perfetto. Eppure non tutto può essere controllato, né in piccolo dai Jennings, né in grande dalle due nazioni. Gli eventi di Safe House si susseguono in un domino emotivo che parte dall’errore (dalla distrazione? Da una divergenza interna?) del KGB con l’omicidio dello scienziato americano e prosegue fino all’esecuzione/vendetta di Vlad. La catena di eventi si interromperà qui o proseguirà inesorabile? Seppure a noi spettatori siamo consapevoli che le bombe non verranno mai lanciate, il destino delle piccole pedine, quali i Jennings e Stan, resta incerto. Quello che è certo è che la morte di Amador è servita a rendere il tutto più personale per Stan e a dargli una marcia in più nelle sue indagini. Quanto potrà mai essere difficile per lui risalire a Martha e da lì al suo misterioso amante?

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