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Americans (The)

The Americans: Recensione dell’episodio 1.04 – In control

Due sono le belle notizie. Una che The Americans è stato rinnovato per un’altra stagione. E la seconda è che la serie continua ad essere bellissima.

L’episodio ha un inizio così felice e dolce che sono quasi certa che prima della fine come minimo scoppierà la terza guerra mondiale. Nonostante tutti i dubbi e i contrasti dell’episodio precedente, Philip ed Elizabeth hanno deciso di fidarsi l’uno dell’altra. E’ bizzarro e affascinante vedere due persone che si innamorano proprio ora, dopo essere state sposate per così tanti anni. Ed è molto indicativo, che per trovare quella sincerità di sentimenti che gli è mancata per così tanto tempo, i due si debbano incontrare lontano da casa in un’anonima camera d’albergo. Entrambi gli attori sono bravissimi nel mostrare un sentimento così delicato che sta crescendo in mezzo ad un casino totale.

Non starà scoppiando la terza guerra mondiale ma poco ci manca. E’ il 1981 e mentre i nostri sono piacevolmente occupati, John Hinckley spara a Regan, gettando il paese nel caos e aumentando al massimo le tensioni della Guerra fredda. Entrambe le parti brancolano nel buio mentre le sorti del presidente restano incerte. E’ di fondamentale importanza The_Americans_104-02capire la fazione e le motivazioni  dell’attentatore, e se gli americani sembrano quasi augurarsi che si tratti del KGB, i russi temono una manovra interna al governo americano allo scopo di portare al potere forze che spingano la guerra contro la Russia.

Ovviamente per le nostre due spie preferite questa è la situazione più difficile e complessa che si sia mai presentata. Se da una parte il loro compito è raccogliere la maggior quantità di informazioni possibile su quanto è successo e tenere d’occhio i movimenti degli americani, dall’altro devono mettere in atto l’operazione Christofer. Una vera e propria missione armata in pieno suolo americano, mirata ad eliminare i vertici del governo all’alba di una guerra tra le due super potenze. Così, osservo sconcertata e affascinata Elizabeth, elegantemente vestita, che in un bosco dissotterra una cassa piena di fucili ed esplosivo e che poi, di notte va a mappare i punti di appostamento più adatti per assassinare il ministro degli esteri.

La situazione è tesissima. Una singola mossa sbagliata da parte di uno dei due fronti causerebbe l’irreparabile. E la tensione è destinata ad infiltrarsi anche nella rinnovata, ma ancora incerta, intesa sentimentale ma non ideologica dei Jennings.

Io ho una mia piccola teoria che risale al primo episodio in cui Philip ed Elizabeth si sono trovati davanti alla decisione di uccidere oppure no il traditore russo. Alla fine è proprio Philip ad ucciderlo venendo meno alle sue convinzioni e apparentemente rispondendo ad un impulso di vedetta dovuto allo stupro subito da sua moglie; ma io avevo avuto anche l’impressione che la sua scelta fosse stata influenzata dall’improvvisa certezza che se non lo avesse fatto, avrebbe per sempre perso di Elizabeth. Per questo, anche negli episodi successivi aveva mantenuto un profilo basso, apparentemente uniformato alle convinzioni di lei.
Ma ora la situazione è totalmente diversa. Ascoltando le dichiarazioni del segretario di Stato, Elizabeth sembra ricavare la certezza di un imminente golpe degli americani. Mentre Philip, dichiarando di avere una maggiore comprensione del loro modo di fare, è certo che il rischio non sia concreto. Sicurezza o solo disperata speranza? Alla fine Elizabeth si lascia convincere e l’intuizione del marito risulta corretta. Regan sopravvive e John Hinckley si rivela essere solo un pazzo.

E’ storia e tutti sappiamo che Regan sopravvivrà all’attentato e che gli ordigni nucleari non verranno mai lanciati, eppure la tensione è palpabile e noi non possiamo fare a meno di seguire l’avanzamento degli eventi trattenendo il fiato. The Americans ci propone un realismo privo di azioni o colpi di scena eclatanti, di piccole mosse calcolate e ragionate e The_Americans_104-03questo è uno dei suoi punti di forza.

In più in questo episodio The Americans finalmente ci mostra fino a che punto è disposto a spingersi. Il momento in cui Elizabeth spara alla guardia di sicurezza e così improvviso e inaspettato da lasciarmi di sasso. A livello di sceneggiatura la scelta è giusta. Inutile girarci intorno a lungo o creare situazioni complesse e sofferte. Elizabeth spara alla guardia perché deve farlo, non ha vie d’uscita e non prova alcun piacere nel farlo. La guardia è un innocente ma è una rischio concreto per la missione, per i Jennings e per la loro famiglia. Elizabeth è una combattente e agisce nel modo dovuto. Possiamo non approvare ma sicuramente comprendere.

La parte più debole dell’episodio è probabilmente quella dedicata al flashback sulla sua infanzia. Quello che manca a questa serie  per essere perfetta è il punto di vista russo e quindi di Elizabeth. Ci siamo affezionati a lei ma ancora non abbiamo gli strumenti per comprenderla. Non è una sciocca russa fanatica. La sua fede cieca nella causa ha dei fondamenti concreti, ha delle radici profonde che spero gli sceneggiatori riusciranno presto a mostrarci. I flashback sono il modo più immediato per farlo ma questa volta sono brevi e poco approfonditi. Il messaggio è chiaro, Elizabeth ha imparato a non fidarsi di nessuno… non c’era bisogno di farci lo spelling. Spero che su questo versante approfondiranno il discorso per farci comprendere entrambi i lati.

Per il resto Margo Martindale è un’aggiunta perfetta nel cast. Come era stata un’improbabile ma stupefacente super cattiva in Justified, anche qui la sua apparente calma e il suo aspetto rassicurante aggiungono infinite sfumature al suo personaggio e al suo ruolo come agente di collegamento. Anche la parte dedicata a Stan e ai suoi contatti con Nina, la talpa all’ambasciata russa, aggiungono realismo e tensione a tutta la storia. E l’approfondimento del suo personaggio migliore l’equilibrio della narrazione.

Insomma, che dire se non “Avanti così!”?

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