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The Americans: Recensione dell’episodio 1.03 – Gregory

L’evoluzione che sta avendo The Americans è sempre più interessante, così come il fascino retrò della storia e della narrazione abbinate ad un autentica maestria nella recitazione e nella scrittura.

The Americans 103eAnche in questo episodio si mischiano i generi, intrecciando la spy story ad un approfondimento intimo e a tutto tondo dei personaggi, allo scavare nel loro essere famiglia vera e finta allo stesso tempo e alle crisi di identità a cui ti porta una doppia vita, fino a rivelarne sia gli inaspettati momenti di forza che di debolezza. I due personaggi di Elizabeth e Phillip continuano così ad alternarsi in un balletto fatto di crepe e coraggio, di magnanimità e spietatezza, di vite celate e sentimenti manifesti, che permea tutta la narrazione e avvolge l’intreccio spionistico in un dramma quasi teatrale dedicato all’animo umano.

Continuano a elevare questa scrittura le interpretazioni di Matthew Rhys e Keri Russel che danno profondità ai loro personaggi e che hanno nella mimica fisica e facciale quell’arma in più che rende più completo il loro recitare. Anche i personaggi di contorno, nonché gli antagonisti contribuiscono a rendere il tutto di ottima fattura, sia l’ottimo Noah Emmerich sia il bravo Derek Luke, nell’intenso ruolo di Gregory.

The Americans 103aDal punto di vista della narrazione, la vicenda continua ad evolvere e non si vedono per il momento episodi slegati, ma la trama verticale è profondamente connessa alla trama orizzontale, per cui gli eventi che nascono e muoiono in un episodio sono conseguenze o generano situazioni nello sviluppo della storia. In Gregory, scopriamo ad esempio tutto il retroscena della vita dell’agente sovietico morto dopo pochi minuti del pilot (che molte serie avrebbero già dimenticato in fretta) e quanto la sua storia influirà sia sulle difficoltà momentanee della sopravvivenza degli agenti, sia, probabilmente, sui loro atteggiamenti futuri, vista la spietatezza che dimostra il nuovo capo delle spie in territorio americano, Claudia, una Margo Martindale perfettamente calata nel ruolo.

The Americans 103bLo sviluppo della missione, fin dalle prime scene, ci viene fatto vivere in costante contesto di apprensione, perché percepiamo anche noi come ogni persona seduta in un caffè o su una panchina, ogni passante in macchina, sia un potenziale avversario o osservatore, per cui ci caliamo in un contesto dove il rischio non è rappresentato dalla tangibilità di un nemico di fronte, ma dalla continua apprensione di quello che non vediamo o non sappiamo interpretare. La paura, come viene anche esplicitato, non è nel coltello che hai di fronte, ma nel blind spot. Insomma, si vive sul filo del rasoio senza necessità di scene preconfezionate a creare un climax ma con la semplicità della trama, aiutata da una regia e delle musiche assolutamente adatte.

L’altro punto forte della trama oltre alla tentata esfiltrazione è appunto Gregory, che rappresenta, probabilmente, quella parte di movimento afroamericano che nella lotta per i diritti civili, alla fine degli anni 70 si spostò, più o meno infiltrato in base alle ricostruzioni storiche, su posizioni più comuniste e combattenti; ma non è tanto questa parentesi di rappresentazione storica che ne sta a contorno a descrivere il punto nodale della trama, quanto il suo rapporto con Elizabeth e di conseguenza il rapporto di lei con Phillip. The Americans 103dNei primi due episodi avevamo visto una Elizabeth più fredda e dedita alla causa, meno umana, se non per il desiderio di vendetta verso Timoshev, mentre ora vediamo come anche lei in passato sia stata ben più che coinvolta sentimentalmente con Gregory e come lei sfogasse le sue sofferenze e l’alienazione per una vita che non riusciva a riconoscere se non come una copertura e che anche in lei albergasse quel desiderio di passione e di vita che non avevamo ancora colto. Così escono le sue debolezze e la sua fragilità che ora si ricementano in quella famiglia e in quell’uomo che non sono più una copertura, mentre lui dimostra episodio dopo episodio forza e determinazione, dopo averlo visto nel pilot dubitare della sua missione e pronto a consegnarsi al nemico.

Insomma, mi convince, sia per la trama, sia per la completezza e la cura del racconto e dei particolari, sia per le capacità di interpretazione. Una scommessa, per ora vinta, sul piano qualitativo, sperando non rimanga solo qualitativa la sua vittoria.

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