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Affair (The)

The Affair: Recensione dell’episodio 1.09 – Nine

La prima stagione di The Affair è ormai giunta al termine, o quasi, e l’enorme successo della serie, al suo esordio, appare evidente con le tre nomination ai Golden Globes (Miglior serie drammatica, Miglior attore e Miglior attrice). Tre nomination, devo dire, decisamente meritate, soprattutto quelle di Ruth Wilson e Dominic West, che nei panni di Alison e Noah hanno regalato delle prestazioni d’eccezione.

Anche il nono e penultimo episodio ne è la conferma, ma soprattutto è la conferma del fatto che probabilmente Ruth Wilson, quel Golden Globe finirà per portarlo a1031103_1_3406312_07_800x600 casa, perché l’attrice, complice il grande lavoro di autori, regista e produttori, ci ha regalato uno dei momenti più intensi ed emotivamente coinvolgenti degli ultimi anni. L’episodio inizia proprio con Alison, per la seconda volta in questa stagione, ed è l’inizio del suo crollo. Prima la vediamo sorridente in attesa di incontrare Noah per una breve fuga d’amore, ma in seguito, ben presto, i due si ritroveranno di fronte alla realtà dei fatti: avere una relazione extraconiugale implica una serie di accorgimenti, sopratutto il trovare un posto dove vedersi che non sia pubblico, e pare che New York a Natale sia o sold-out o troppo cara. Quando Noah le propone di andare a casa sua, è sin da subito ovvio che qualcosa andrà storto, ed infatti quando Alison trova un test di gravidanza positivo nella spazzatura, lei pensa che sia di Helen, e quando Noah le mostra un mini studio per il loro futuro, Alison non può fare altro che sentirsi “l’altra”, nonostante il ti amo condiviso qualche ora prima, e l’unica cosa che l’ha tenuta in piedi negli ultimi mesi, la sua relazione con Noah, crolla e con essa crolla anche lei, tanto da ubriacarsi ed andare a letto con Oscar.

Questo episodio, però, ci dà un’idea più download (8)chiara di quanto Alison sia distrutta, di quanto la morte del figlio Gabriel abbia letteralmente risucchiato la sua anima. L’aver scoperto dei debiti della famiglia Lockheart e la conseguente discussione con la suocera arpia, che la accusa di essere responsabile della morte del figlio, mettendo il coltello in una piaga già molto profonda, la portano sull’orlo del precipizio.

L’essere stata quasi vicina al suicidio la porta finalmente a tirare fuori tutto ciò che ha dentro, incluso il senso di colpa, in una scena straziante e di un livello stellare, con una Ruth Wilson da standing ovation, ma soprattutto la riporta alla realtà e le ridà la voglia di vivere, o quantomeno di ‘non morire’, come dice a Cole quando gli dice di voler andare via, per poi ritrovarselo, pronto a lasciare tutto, alla stazione.

Come sempre, però, tutto quello che vediamo sullo schermo in The Affair, va preso con le pinze: i racconti sono soggettivi e le versioni differiscono sempre e, con i due più distanti, la distanza si manifesta anche nei loro racconti. Ma una cosa è certa: soggettività o meno, immedesimarsi in Alison è decisamente più semplice, è più semplice comprendere le sue ragioni, la sua necessità di fuggire dalla sua vita, anche attraverso una relazione. Lei non ama Noah, così come Noah non ama lei, i due sono semplicemente in un momento della loro vita in cui hanno bisogno di quello che l’altro può offrire.

Le ragioni di Noah, però, sono più difficili da comprendere. Una vita apparentemente perfetta, con una moglie bella ed intelligente, quattro figli, con i problemi che affrontano molti genitori, un suocero ricco e presuntuoso, ma che li riempie di soldi, anche se con l’intento di privarlo di quel minimo di autorità che viene dal ruolo di padre. Il problema, nella vita di Noah sta proprio lì. Quella costante sensazione di inferiorità non solo nei confronti dei suoceri, ma anche nei confronti della moglie,1031103_1_3406312_01_444x250 che ‘avrebbe potuto avere chiunque’, che lo definisce ‘sicuro’ e, parliamoci chiaro, non è proprio quello che un uomo piace sentirsi dire. E’ come se, per tutta la vita, Noah avesse sentito il dovere di baciare il pavimento per essere riuscito a conquistare, per chi sa quale ragione, una donna come Helen, lui che era uno sfigato silenzioso, lui che non apparteneva alla cerchia dei popolari, e allora testa bassa e nessun errore. Quale sia la qualità di Alison che lo abbia spinto ad uscire fuori dai suoi schemi, però, ancora non lo sappiamo. Quale sia la cosa che lo abbia spinto a sbagliare questa volta, non si sa. Quello che lo spinge a continuare, però, credo sia piuttosto chiaro, e non si tratta dell’amore, ma di quel ‘sono tua’ che ha fatto ripetere ad Alison più volte. Per una volta nella sua vita Noah vuole sentirsi ‘l’uomo’, per quanto maschilista possa sembrare, vuole qualcosa che sia suo, vuole sentirsi necessario, vuole qualcuno che si conceda completamente, qualcuno che abbassi la testa, come lui ha fatto con Helen. E’ più difficile, però, immedesimarsi in Noah e giustificare le sue azioni, perché anche nella sua parte del racconto non vediamo altro che un uomo nel ben mezzo di una crisi di mezza età che, dopo aver scoperto della gravidanza della figlia, decide di lasciare la moglie per correre dall’amante, senza curarsi delle conseguenza che potrebbe avere in un momento così delicato per la sua famiglia. E’ più semplice, invece, immedesimarsi nei panni di Helen che lo caccia di casa tirando oggetti per la stanza, dopo aver scoperto che aveva fatto sesso con Alison nel loro letto. Quando arriva a Montauk, però, alla stazione si ritrova sia Alison che Cole.

Il prossimo episodio sarà il finale di stagione e presumibilmente avremo qualche risposta, ma sono convinta che dovremmo aspettarci una chiusura che chiusura non sarà, ma che ci lascerà ansiosi di vedere la seconda stagione. Nel frattempo ci saranno i Golden Globes e possiamo stare certi che almeno uno dei tre questa serie lo porterà a casa, perché siamo in presenza di una delle serie meglio riuscite di questo 2014.

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