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Affair (The)

The Affair: Recensione dell’episodio 1.04 – Episode Four

Dopo aver assistito ad i primi tre episodi di questa prima stagione di The Affair che hanno seguito la stessa identica logica, ossia raccontare gli stessi momenti dai due diversi punti di vista dei due protagonisti Noah e Alison, questo quarto episodio cambia le carte in tavole, con mia grande sorpresa, ma decisamente nessuna delusione. Nonostante abbia apprezzato la strutturazione degli episodi finora, giudicandola una cosa molto interessante proprio perché ci permetteva di entrare nella mente di queste persone e di poter guardare due dipinti dello stesso paesaggio, spinti, però, da emozioni e sensazioni ed occhi diversi, trovo giusta e coerente questadownload evoluzione, perché probabilmente vedere gli stessi avvenimenti due volte dopo un po’ poteva stancare. Ma è proprio in questo episodio, in cui le storie convergono, che si deve fare maggiore attenzione al singolo dettaglio, perché è proprio sui dettagli che giocano gli autori, è un po’ come ‘Trova le differenze’, ma quelle differenze sono dovute ai diversi occhi che guardano l’immagine e non ad oggettive differenze tra le due immagini, e questo rende questa serie interessante.

I due punti di vista, però, restano colonna portante di questa serie che mette in discussione qualsiasi senso di oggettività mostrandoci come niente possa essere oggettivo, perché qualsiasi cosa passa attraverso i nostri occhi, la nostra mente e nel caso specifico attraverso le parole dei protagonisti. Quando si tratta, infatti, di ascoltare il racconto di un avvenimento, l’oggettività diventa sempre più un miraggio. Quando si cerca di ricostruire una storia personale, si cerca sempre di portare ‘acqua al proprio mulino’ come si suol dire, o comunque si dà importanza a cose che non avevano importanza in quel momento o che l’hanno acquistata attraverso un processo arbitrario, estremamente intimo e personale, che ha un senso solo per noi. Si cercano di creare delle situazioni straordinarie che possano dare un senso o maggior peso ad una serie di eventi che potrebbero anche non avere alcun significato, il che è spesso difficile da accettare perché metterebbe la nostra persona in cattiva luce agli occhi degli altri ed ai nostri occhi. Questo è esattamente quello che fanno Noah e Alison nel loro racconto a se stessi ed al commissario: le due versioni non coincidono mai, ma a non coincidere non sono nemmeno le The-Affairversioni che i due raccontano a se stessi e quelle che raccontano all’interrogatorio.

Nel caso specifico il viaggio a Block Island diventa un avvenimento straordinario nella loro storia, si tratta del momento in cui, ai loro occhi, ha avuto inizio la loro relazione, quasi come se tutto ciò che è successo in precedenza, baci, mani nelle mutande, fossero solo effimeri dettagli. Il problema e allo stesso tempo la forza di questa serie è che lo spettatore può farsi un’opinione, ma non può esprimere un vero giudizio, non può sapere cosa sia davvero successo, deve solo sedersi ed osservare, perché sono loro a raccontare, è la loro storia.

Ma come al solito, però, le cose più interessanti vengono dalla caratterizzazione che entrambi fanno di se stessi e dell’altro, ed in particolare in questo caso, in cui le storie convergono. Fino ad ora Noah aveva descritto Alison come una seduttrice misteriosa, che non faceva altro che buttarsi tra le sue braccia e mostrare le mutandine alzando le minigonne vertiginose. Alison, invece, aveva sempre visto e descritto se stessa come una donna molto meno femminiledownload (1) e ferita dalle persone intorno a lei, compreso il marito, e come parte passiva nella sua ‘relazione’ con Noah. In questo episodio, però, le cose cambiano, entrambi raccontano di aver visto l’altro in un’altra veste. Noah parla di una Alison sofferente e problematica, mentre lei lo descrive come un uomo sensibile, che comprende il suo dolore. Entrambi descrivono una versione dell’altro che renda la loro relazione, che non è più un’infatuazione, giustificabile. Entrambi descrivono esattamente la persona di cui sentono di aver bisogno in quel preciso momento della loro vita.  E’ evidente, in entrambe le storie che i due hanno bisogno di qualcuno con cui parlare, di qualcuno a cui poter confidare le proprie paure, qualcuno che non faccia parte della loro vita quotidiana.

L’episodio, però, ci regala anche qualche momento in più di quelli che sono Noah e Alison, oggi, al di fuori della stazione di polizia, in quella che dovrebbe essere la realtà oggettiva del presente, senza il filtro del racconto. Lui è intento a correggere i compiti del figlio con grande calma e serenità, lei è molto più agitata, fuma, dice parolacce e la vediamo vestita in maniera decisamente diversa dai suoi ricordi, ma quando l’ufficiale di polizia li raggiunge fuori e racconta loro due versioni diverse della sua relazione, dicendo a Noah di essere separato ed Alison di avere una relazione con sua moglie che dura da ben 25 anni, siamo di nuovo al punto di partenza.

Dov’è il confine tra oggettività e soggettività, a cosa possiamo credere realmente come oggettivo, se anche in quella parte della storia che dovrebbe essere oggettiva le due versioni non convergono, o si trattava semplicemente di un gioco mentale dell’ufficiale di polizia?

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