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The 100: Recensione dell’episodio 3.13 – Join or die

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The CW nasce nel 2006 dalla fusione di UPN, di proprietà della CBS, e di The WB, della Warner Bros, come reazione agli scarsi ratings delle due reti originarie. Forte dell’esperienza di The W, che aveva mandato in onda serie come Dawson’s Creek e Gilmore Girls, il nuovo network decide di rivolgersi ad un pubblico teen partendo con programmi come Smallville, Gossip Girls, 90210. Una decisa sterzata sia in termini di pubblico che di genere si ha con Arrow prima e The Flash poi, che provano ad affacciarsi fuori dal recinto dei teen drama e fanno guadagnare al canale un significativo aumento di pubblico. E poi nel 2014 arriva The 100, che ci mette molto poco a far capire che della classica teen fiction ha solo l’età dei suoi protagonisti.

The 100 3x13I numerosi motivi che giustificano la convinta cancellazione della limitante etichetta di teen drama per la serie creata dal discusso Jason Rothemberg sono stati tante volte citati su queste pagine che ripeterli sarebbe un noioso citarsi addosso. Ma Join or die offre un ulteriore punto da aggiungere alla già lunga lista, offrendo un episodio cruento quanto difficilmente sanno essere quelli di molte serie, quale che sia la loro classificazione, che affollano l’affollato panorama televisivo. Poche volte, infatti, si è vista una così radicale svolta verso la violenza sanguinaria e la tortura più efferata. Se il cliffhanger finale dello scorso episodio con Alie assisa sul trono di Commander, protetta dal suo profeta Jaha e dalla neo convertita Ontari, rendeva quasi scontata la capitolazione di Polis, meno immediato era immaginare che questa svolta portasse alla trasformazione della capitale in un inferno vivente degno delle più vivide fantasie del maestro fiammingo Hyeronimus Bosch. Atroci urla di dolore, strade dove il fango si mischia al rosso del sangue a fiumi, croci di ferro su cui attendono una morte liberatrice corpi distrutti dalle torture ricevute, gente inginocchiata come automi senza volontà propria. È questa la scena che deve osservare stupefatto il corteo che deve consegnare Pike alla nuova Heda. Gli stessi Grounders sembrano inorridire, ma la loro cieca obbedienza agli ordini di Ontari li salva dallo stupore rendendoli subito schiavi di Alie. Paradossale fortuna se paragonata a ciò che i ribelli Kane e Pike devono affrontare. Nessuno dei due intende prendere il chip ed entrambi si troveranno a pagare le dure conseguenze di questa coraggiosa coerenza. Scelta infine infruttuosa per Kane, il quale mostra ancora una volta quanto il suo personaggio sia evoluto, diventando l’anima pura che cerca la via della pace e della giustizia anche quando intorno a sé tutto il mondo sta crollando verso una crudele insensatezza. A far capitolare Kane, infine, non sono né le lusinghe fasulle di una Abby troppo audace per essere credibile né i chiodi che attraversano la carne in una feroce crocifissione. Replicando uno stratagemma già usato, Jaha riesce a convertire Kane minacciando di uccidere Abby. Si potrebbe accusare gli sceneggiatori di abusare dello stesso schema per due volte in poco tempo. Ma una simile obiezione non terrebbe conto del carattere di Abby e Kane. Entrambi, infatti, hanno sempre avuto una ferrea volontà che li ha sostenuti quando si è trattato di prendere decisioni anche impopolari o apparentemente incomprensibili, come mandare la propria figlia sulla Terra senza sapere se fosse abitabile o meno. E, per spezzare quella forza, l’unica arma a cui Alie e Jaha possono ricorrere è la stessa per cui la sola alternativa sarebbe stata la morte di un personaggio che può ancora dare molto alla serie (e, comunque, chi li avrebbe sentiti i fan?).

The 100 3x13Non va decisamente meglio a Pike, a cui spetta confrontarsi con la vendetta orientale di Indra. Trecento sono i morti causati da Pike e trecento saranno i colpi di lama (ma un chiodo taglia come un coltello?) che Indra darà alla sua vittima indifesa, memore della morte dei mille tagli con cui i cinesi punivano i traditori. Solo l’intervento provvidenziale, ma volutamente tardivo, di un Murphy caduto in disgrazia salverà l’ex cancelliere dalla morte certa, pur non risparmiandogli la sofferenza come punizione per il caos a cui le sue azioni immotivate hanno dato origine. Sebbene la ricomparsa di Indra appaia decisamente ad hoc, dal momento che erano più episodi che non si vedeva, va comunque sottolineato come proprio l’insolito e imprevedibile trio Murphy – Indra – Pike sembra l’unico in grado di rallentare l’ascesa inarrestabile di Alie in attesa che Alie 2.0 ritorni in gioco. Necessario, quindi, anche accettare i primi passi verso una umanizzazione di Pike, dipinto finora come un villain a tutto tondo. Che per fare questo si debba ricorrere a flashback ambientati sull’Arca prima della partenza dei 100 è inevitabile, visto come il personaggio è stato gestito sulla Terra, ma proprio l’averlo mostrato sinceramente intento a proteggere i ragazzi inesperti (e che effetto fa rivedere Jasper giullare con occhialoni preoccupato di non perdersi Monty, Octavia impacciata, Harper ridanciana, Murphy.. no, lui è sempre stato quello che si prende le mazzate) rende ancora più colpevoli gli autori di non averne descritto il passaggio tanto repentino da compassionevole maestro a testardo dittatore.

Lontano da Polis, Clarke e Octavia, Bellamy e Jasper riescono a raggiungere il mare, con tanti dubbi sulla geografia dei luoghi le cui distanze relative sono molto approssimative, ed incontrare finalmente la tanto agognata Luna. Prima però bisogna affrontare ancora il dolore di Octavia, la paura di Bellamy di averla persa, l’ennesimo discorso pacificatore di Clarke, con tanto di falsa speranza per le Bellarke che anche stavolta devono accontentarsi di un fraterno abbraccio, la difficoltà di perdonare se stessi. Sentimenti che sono stati già esposti e negli stessi modi, vedasi rabbiose grida di Octavia, per cui, sebbene ovviamente ancora presenti, rischiano di diventare stucchevoli se continuamente riproposti. The 100 3x13Meglio sarebbe stato arrivare subito all’incontro con i navy seals (ehm…) di Luna e la sua piattaforma petrolifera, che si vedeva nella sigla da sempre, lontana da tutto e tutti (ma come fa allora a conoscere gli skaicru?). Troppo ingenuo il tentativo di Clarke di convincere subito la new entry ad accettare quella stessa fiamma che l’ultima natblida aveva così eloquentemente rifiutato in un passato ben noto alla wanheda. Ma è inevitabile che così fosse, dal momento che altri tre episodi restano prima di far giungere al pettine risolutore gli aggrovigliati nodi di questa movimentata stagione.

Join or die è la scelta che il titolo di questo episodio invita a fare. Ma, anche senza minacce, è difficile che i fan decidano di non scegliere la prima opzione, continuando a seguire una serie che, pur con qualche innegabile difetto, conferma di meritare il successo che continua ad accompagnarla.

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3.13 - Join or die
  • Nuova religione vecchia inquisizione
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