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The 100: Recensione dell’episodio 3.06 – Bitter Harvest

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The 100, come più volte abbiamo ripetuto nelle nostre passate recensioni, si sta concentrando su una trama spiccatamente politica. Del resto, lo stesso Rothenberg aveva annunciato questa scelta narrativa che, giunti al sesto episodio, sembra reggere piuttosto bene, sebbene i twist narrativi di questa serie continuino da essere sempre un po’ troppo repentini.
the 100Basando la trama su svolte veloci e storyline con archi di un paio di episodi, la sceneggiatura sembra aver perso un po’ di coerenza dal punto di vista dello sviluppo dei personaggi e Bellamy, che sembra abbia sbattuto la testa all’improvviso tornando il guerrafondaio dei primi episodi, ne è un chiaro esempio. Lo stesso possiamo dire della difficoltà dello spettatore  di empatizzare con le motivazioni di Pike, problema dovuto proprio dalla scelta di non aver voluto fare un approfondimento su questi personaggi a tempo debito, idem per la madre di Monty.
È ovvio che le esperienze diverse di queste due fazioni degli Skaikru sono il risultato degli atteggiamenti diversi nei confronti dei Grounder ed è un peccato che invece ci abbiano presentato questa fazione e questi personaggi in modo così piatto. È come se ci avessero detto “ecco, questi sono i personaggi nuovi: odiateli“.

Anche in questo episodio, vediamo Bellamy & co., inviati da Pike, mettere in atto un’azione violenta contro una tribù dei Grounder, sventata grazie all’intervento della saggia Octavia.
Sarà questo credo e lo spero, il momento in cui Bellamy dovrà scegliere la sua strada: Pike o Octavia? Allo stesso tempo questa storyline acquista spessore e interesse quando vengono fatte delle riflessioni sulla democrazia. Kane si danna perché ha voluto fortemente nuove elezioni e il risultato è stata la vittoria di Pike. Abby gli fa notare come tutti, posti in una posizione in cui possono compiere delle scelte, pensano che quelle siano giuste per se stesse e per gli altri.
the 100The 100, ci pone quindi anche a compiere, sempre nella pura chiave dell’intrattenimento leggero, delle riflessioni sull’organizzazione politica della società. Stessa cosa, del resto, accade nella parte dell’episodio dedicata a Lexa e Clarke, impegnate a decidere le sorti della vita all’ultimo uomo della montagna. Se la scelta istintiva è ucciderlo, sicuramente non è quella giusta. “Blood must not have blood” deve valere per tutti, é una punizione più grande essere banditi per sempre “May you live forever“. Insomma, l’ergastolo sì la pena di morte anche no. E fa sorridere come gli sky people abbiano indirettamente reso più civili e democratizzato i Grounder, mentre proprio loro, capitanati da Pike-guerrafondaio, siano scesi a comportamenti barbari e violenti, ad esempio inseguire un bambino per ucciderlo!

the 100Per assurdo la parte invece più interessante e coerente sembra la storyline dell’intelligenza artificiale, alla quale non davo molta fiducia all’inizio, riunita alla principale in modo molto agile.
Finalmente iniziamo a notare gli effetti che questa city of light sta avendo su Jaha, il quale sembra aver rimosso l’esistenza del figlio, il suo dolore più grande. Abby cerca quindi di arginare in qualche modo la “conversione” a questa nuova religione che sta facendo moltissimi proseliti.
Le citazioni a Batterstar Galactica si sprecano, diciamolo, ma non sono fastidiose e anzi sembrano proprio un tributo (come il vestito rosso di Alie).
Un episodio tutto sommato convincente, dove tutte le storyline sembrano ben amalgamate, la conclusione ci fa ben sperare ad un’ulteriore tassello di complessità aggiuntiva, che collegherà i Grounded con la storyline della IA. Speriamo solo che decidano di svilupparla in un arco di episodi sufficientemente lungo.

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3.06 - Bitter Harvest
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