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100 (The)

The 100: Recensione dell’episodio 1.01 – Pilot

Nel 1786 il governo inglese approvò la costituzione di una colonia penale a Botany Bay in Australia per confinarvi i detenuti condannati all’ergastolo o ritenuti particolarmente pericolosi per la società. In un futuristico 3010, il cancelliere Jaha, memore di questo e altri simili precedenti, decide di mandare 100 detenuti in attesa di sentenza capitale in una rischiosa missione esplorativa come ultima risorsa per salvare il genere umano. Esiliati nello spazio su una stazione orbitante dal biblico (e poco originale) nome di Arca, i sopravvissuti ad una catastrofe nucleare avvenuta 97 anni prima si trovano a dover fare i conti con una verità tenuta nascosta: le risorse di viveri ed energia bastano per pochi mesi ancora prima che l’Arca della salvezza divenga una definitiva necropoli. A tentare di salvare una società ormai retta da leggi draconiane che condannano a morte coloro che violano una qualsiasi regola purchè maggiorenni e lascia i rei minorenni in attesa della sentenza da eseguire il giorno del loro diciottesimo compleanno, dovranno essere proprio questi ultimi, spediti sulla Terra perché sacrificabili, come viene subito detto loro con estrema crudezza.

The 100Con questa premessa, non sorprende che il primo pensiero dei ragazzi appena sbarcati sia quello di approfittare della libertà ritrovata (complice l’immediata rottura di tutti i sistemi di comunicazione con l’Arca) e rifiutare la propria missione per dedicarsi all’unica regola del “fa quel che vuoi”. Solo che, come “Il signore delle mosche” ha insegnato, “l’uomo produce il male come le api il miele” per cui ben presto il gruppo dei 100 finisce per assomigliare ad un branco selvaggio dove la voce della ragione non solo non viene ascoltata, ma anche zittita dalla violenza del più forte. Bellamy e Wells rappresentano, da questo punto di vista, i due poli opposti che inevitabilmente finiscono per scontrarsi, con il primo a mostrare quella superiorità che, direbbe Golding, gli viene accordata dalla predilezione del genere umano per le nature più inclini al male. Tuttavia, The 100 non è “Il signore delle mosche” e il suo pubblico di riferimento non sono lettori che cercano un messaggio. Gli autori scelgono, quindi, la via più semplice per inscenare il dualismo di cui sopra finendo per far assomigliare il gruppo dei 100 ad una scanzonata compagnia di liceali in vacanza (complice anche la scelta di attori tutti belli e in perfetta forma) che si abbandonano a qualche atto di bullismo verso il nerd di turno.

finnallCome in ogni teen drama che si rispetti, non mancano ovviamente i bravi ragazzi che, in questo caso, sono anche quelli colpevoli dei crimini più ingenui. Altrettanto scontato è che tra due di essi (Clarke e Finn) nasca immediata una simpatia che sfocerà in amore. Ancora una volta, il tutto è reso talmente esplicito che i due vengono anche mostrati in un giardino incantato (sorvolando sul fatto che una catastrofe nucleare sembra aver migliorato l’ambiente invece che distruggerlo) quasi a presentarceli come novelli Adamo ed Eva di un mondo futuro. Né Clarke né Finn sono personaggi innovativi, anzi. Clarke è la classica ragazza intelligente ed onesta, altruista e coraggiosa, sicura di sé stessa e fedele ai suoi amici, mentre Finn è lo stereotipo del ragazzo scapestrato ma buono che non esita a ficcarsi nei guai per puro divertimento, ma è altrettanto pronto a porsi come difensore dei più deboli e delle vittime innocenti. Ma quello che sorprende è che gli autori sembrano quasi voler ostentare la banalità dei loro personaggi, senza vergognarsene, ma anzi quasi compiacendosene.

kaneThe 100 non vuole muoversi su un solo piano narrativo, ma intreccia la storia degli esploratori sulla Terra con lo scontro di potere sull’Arca. Come spesso accade quando si tratta di affrontare un problema, più strategie sono possibili. Con pochi mesi rimasti prima della fine (ma pensarci prima no, eh ?), il gruppo dirigente dell’Arca, capitanato dal cancelliere Jaha, deve decidere come affrontare il problema. Due filosofie si contrappongono: salvare il genere umano ad ogni costo e dimostrare che merita di essere salvato. Dilemma etico di sicuro interesse e che qui diviene oggetto di una lotta di potere con il cancelliere Jaha e il consigliere Abigail Griffin (guarda caso madre di Clarke) a difendere la posizione etica e il consigliere Kane (bentornato Desmond, pardon Henry Ian  Cusick) nel ruolo del manipolatore senza scrupoli pronto a risolvere il problema riducendo la popolazione con omicidi programmati. Facile immaginare che lo scontro tra queste due fazioni regalerà intrighi e colpi di scena e andrà ad intrecciarsi con la missione dei ragazzi sulla Terra.

octaviaParadossalmente, The 100 sorprende per la sua mancanza di sorprese. Gli eventi principali di questo pilot  (inclusi la prima morte e il “non siamo soli” messi là a ricordare che il paradiso non è quel che sembra) sono abbastanza prevedibili e sono il punto di partenza che ci si sarebbe aspettati di vedere. I personaggi più in vista (Clarke, Finn, Bellamy, Wells a cui va aggiunta Octavia, classico esempio di bella da copertina con tanto di tuffo in piscina per mostrare le sue grazie) sono piuttosto stereotipati. Eppure, questi che dovrebbero essere punti deboli non vengono nascosti, ma al contrario evidenziati come se gli autori volessero suggerire che non è per questo che The 100 può essere interessante. È proprio la curiosità di sapere su cosa questa serie intenda scommettere per guadagnarsi un seguito di pubblico il motivo per puntarci sopra i classici due penny. Dimostrare che questa scommessa può essere vincente è il compito che gli autori devono assolvere a partire, però, già dal prossimo episodio.

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