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The 100: Recensione degli episodi 3.15 / 3.16 – Perverse Instantiation Part One / Part Two

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Nick Bostrom è un filosofo svedese che dirige il Future of Life Institute dell’Università di Oxford, ente in cui si studiano questioni che riguardano il futuro dell’umanità mettendo in comune i diversi punti di vista e competenze di filosofi, economisti, fisici ed ingegneri. A questo prestigioso incarico, Bostrom è arrivato grazie ai suoi lavori su tematiche quali il rischio esistenziale (la possibilità che un evento porti alla radicale cancellazione di ogni possibilità di vita intelligente sulla Terra), il potenziamento umano artificiale (incluso il trasferimento della coscienza di ogni individuo su supporti digitali), la realtà simulata (con lo sviluppo di una equazione che quantifica la probabilità che l’umanità intera sia solo il prodotto di una simulazione sviluppata da una civiltà tecnologica avanzata), l’intelligenza artificiale, fino ad essere il primo firmatario di una lettera indirizzata ai governi mondiali – cofirmata tra l’altro da i cosmologi Stephen Hawking, Max Tegmark e Martin Rees, l’investitore Elon Musk e il co-creatore di Skype Jaan Tallinn – che invitava gli stessi ad impegnarsi attivamente per lo sviluppo di sistemi di questo tipo per il benessere dell’umanità.

The 100 3x16 Season finaleChe c’entra Nick Bostrom con il season-finale di The 100? Se gli argomenti citati sopra sono sufficienti a mostrare come il filosofo svedese abbia molto a che fare con l’intera quarta stagione della serie creata da Jason Rothenberg, l’indizio forse più evidente è nel titolo di questo finale in due parti. Il termine perverse instantiation è infatti elencato come uno dei malignant failure modes, discussi nel capitolo 12 di Superintelligence: Paths, Strategies and Dangers pubblicato da Bostrom nel 2014. Interessante leggerne la definizione:“un’intelligenza artificiale che fa quel che le viene chiesto, ma il miglior modo per realizzarlo porta alla più imprevista e catastrofica delle conseguenze”. Tipo sterminare 6.5 miliardi persone per risolvere il problema della sovrappopolazione o obbligare i sopravvissuti a trasferirsi in massa nella City of Light per sfuggire ad una catastrofe nucleare prossima ventura. Credevamo di vedere una serie tv e stavamo invece leggendo un capitolo di un saggio sull’intelligenza artificiale, quindi? Suggestiva come idea, ma non bisogna mai spingersi troppo audacemente in avanti con analogie e similitudini. Perché The 100 alla fine resta un prodotto di intrattenimento, capace di fare scelte intelligenti e controcorrente, ma non va comunque caricato di ruoli e significati che non può e soprattutto non è obbligato ad avere. Così questo finale, che chiude in maniera persino troppo positiva la storyline di Alie (è troppo considerarla figlia illegittima di Bostrom?), risponde pienamente ai canoni di una serie tv dove gli eroi soffrono, si sacrificano, affrontano prove estreme ma alla fine riescono a sconfiggere il villain della stagione. Diventa quindi inevitabile anche accettare che la soluzione finale sia quella di trasformare Clarke in una Heda ad interim, grazie ad una dialisi a base di sangue nero da Ontari con tanto di Murphy che, in omaggio alla linea pulp degli ultimi episodi, pompa il cuore a mani nude dopo una toracotomia al volo di Abby. E si può perdonare anche il fan service che riporta in scena Lexa, per un ultimo saluto guerresco e quel I love you (forse aggiunto in post produzione all’ultimo secondo) che i Clexa esigevano. Un finale che ripete quello della seconda stagione, mettendo nelle mani di Clarke un altro interruttore per scegliere ancora una volta tra la padella e la brace, tra una morte sicura e una altamente probabile. Eppure, coerente con il suo personaggio, Clarke quella scelta la fa e il suo non partecipare alla gioia collettiva è l’edizione riveduta e corretta del dramma personale di Mount Weather. Riveduta perché di nuovo Clarke si carica sulle spalle il peso di una decisione irrevocabile che avrà conseguenze ferali per anche troppe persone, corretta perché stavolta a quel dilemma la Wanheda ci arriva accompagnata dagli sforzi sovrumani di tanti che non avrebbero accettato un passo indietro.

The 100 3x16 Season finalePoteva, infatti, Clarke lasciare che Alie trionfasse? No, assolutamente no. Perché ciò avrebbe vanificato l’ossessiva ricerca di un kill switch di una Raven in versione hacker insonne, capace di leggere il codice come fosse Neo in Matrix. Perché una rinuncia nel momento decisivo avrebbe reso inutile l’anche troppo sbrigativa redenzione di Bellamy, che in una sola frase spiega il suo atteggiamento pro Pike di questa stagione e la sua non troppo convinta abiura degli ultimi episodi. Perché ascoltare Alie invece che Becca avrebbe lasciato Jasper a godersi un finto gelato su una finta panchina in una finta serenità pagata col vero dolore di un Monty che per i suoi amici ha saputo sacrificare la madre (tra urla di giubilo degli spettatori, va detto). Perché Kane e Abby devono avere il loro happy end dopo che il primo è stato la voce della ragione e del ponte tra le civiltà dopo che Lincoln era stato esiliato dalla svolta dittatoriale di Arkadia (e dalle discutibili scelte di Rothenberg). Perchè non tirare quella leva l’avrebbe costretta a confrontarsi con la furia di una Octavia, che ottiene la sua irrinunciabile vendetta ma esce molto male da questo finale, dimostrando un sostanziale egoismo quando abbandona ogni ragionevolezza, mettendo a rischio la vita di tutti pur di avere una soddisfazione personale palesando di non aver appreso la lezione finale di Indra. Troppi perché che si sommano per dare come totale uno scontato happy ending, a cui si arriva dopo una prima parte adrenalinica ricca di azione e scelte estreme (con la madre che tortura la figlia e la figlia che non ferma l’impiccagione della madre), che anticipano una seconda parte dove la tensione comunque alta si stempera nella sensazione presente che comunque tutto sarebbe finito bene. Almeno per i prossimi sei mesi prima che le centrali nucleari avviino la trasformazione dell’atmosfera in un veleno mortale per tutti, grounders o gente del cielo, colpevoli o innocenti.

The 100 3x16 Season finaleTrattandosi di un season-finale, non ci si può esimere dal dare un giudizio non solo sull’episodio in sé per sé, ma sulla intera terza stagione. Diceva Oscar Wilde che al mondo “c’è una sola cosa peggiore dell’essere oggetto di chiacchiere: non essere oggetto di alcuna chiacchiera”. Rischio che non ha corso questo terzo capitolo, funestato dalle polemiche per il modo in cui è stata gestita l’uscita di scena di Lexa e dalle accuse di mobbing esplose dopo la morte di Lincoln. Eventi che hanno cambiato il trend dei commenti sui forum, che sono diventati fin troppo negativi se si guarda all’intero arco narrativo. Una stagione che ha avuto, forse, il difetto capitale di iniziare concentrando l’attenzione su delle trame politiche (la ribellione della Nazione del Ghiaccio e la dittatura simil – fascista di Pike) che si sono esaurite o troppo velocemente (con Ontari che è servita a poco e Roan troppo poco sfruttato, complice gli impegni di Zach McGowan prima che uscisse da Black Sails) o di punto in bianco (con l’astutissimo Pike che cade nella più banale delle trappole). Al contrario, la storyline di Alie e della City of Light è rimasta sostanzialmente sullo sfondo fino alla morte di Lexa per poi diventare la vera trama orizzontale della serie, con una svolta troppo repentina dal momento che si passa da pochi convertiti all’intera Arkadia prima e Polis poi nello stacco tra un episodio e quello successivo. Eppure questa storyline ha permesso di collegare in modo intelligente il passato e il presente della serie, dando un significato al ruolo di Heda e arricchendo la mitologia dei Grounders in maniera logica. Senza dimenticare cha ha permesso di apprezzare le ottime interpretazioni di una Erica Cerra, brava a rendere l’algida intelligenza di una spietata AI, e ad una Lindsey Morgan che ha potuto finalmente mostrare le sue innegabili capacità recitative.

The 100 è stato rinnovato per una quarta stagione. Polemiche esagitate e dotti paralleli a parte, si può sicuramente affermare che questa conferma se l’è ampiamente meritata.

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3.15 / 3.16 - Perverse instantiation Part One/Part Two
  • E vissero tutti felici e contenti.. per sei mesi almeno, poi chissà..
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