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Taboo: Recensione dell’episodio 1.07

Taboo

Tanto abbiamo detto di Taboo, tanto abbiamo criticato, ma con questo settimo episodio ho deciso di sospendere un giudizio definitivo fino a quando avrò visto il finale; solo allora sarà possibile capire se quello che ci è stato mostrato fino ad ora abbia un senso oppure no.

“I have a use for you.”

Questa è la frase che ricorre più volte nell’episodio. Un episodio che finalmente prende velocità per raggiungere il finale di slancio.
La vera domanda, quella a cui ancora non siamo in grado di rispondere, è quale sia il motivo che ha spinto James Delaney a tornare a Londra. Tutto resta confuso. I moventi che avevamo sospettato all’inizio vengono ora messi da parte. Se la tragedia della nave affondata fosse stata il motivo delle sue azioni, sicuramente James si sarebbe maggiormente impegnato nell’aiutare Mr Chichester nella sua indagine. Anche il mistero della morte del padre si risolve con la scoperta del vero colpevole in Brace e senza portare alcuno vero sconvolgimento. Se fosse stata solo una questione di soldi, perché non andarsene una volta ottenuto l’accordo con gli americani? Che sia ancora la madre la chiave di tutto? Che manchino ancora dei tasselli in un quadro più ampio?

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“I have a use for you.” Dice a Mr Stuart Strange una volta ottenuto un incontro con lui nella sua cella. A questo punto ci si sarebbe aspettati un gesto estremo da parte sua, un atto di violenza. Invece il tono è misurato, calcolatore… come se il capo della Compagnia delle Indie fosse solo l’ennesima pedina sulla scacchiera di James Delaney. Ma se la Compagnia delle Indie non è il vero avversario di James, a cosa mira lui veramente? C’è un pesce ancora più grande da acciuffare? La rivelazione finale dovrà essere bella grossa ed eclatante per giustificare tutto il fumo che ci hanno venduto in questi sette episodi.

Eppure è difficile immaginare una risoluzione che possa dare un senso logico a tutti i fatti a cui abbiamo assistito. Anche dopo ore e ore di tortura, James Delaney sembra ancora assolutamente padrone di se stesso, assolutamente concentrato sulla meta finale. Come se si trovasse esattamente nel luogo previsto, proprio dove voleva. Possibile che i suoi rituali magici siano in grado di svelargli anche il futuro? Se con l’esplosione della nave e la morte di Winter avevamo creduto di vedergli finalmente perdere tutta la sua calma e la sua compostezza, ci sbagliavamo di grosso. Il personaggio di Tom Hardy rimane monolitico con i suoi mugugni e il suo stoicismo e questo più di tutto danneggia la serie. Ogni cosa ruota intorno al suo silenzio, ogni personaggio aspetta come noi di sentirgli spiegare qualcosa.

Intanto si fa sempre più largo in me il dubbio che l’Africa abbia ben poco a che fare con il passato tormentato di James. Non da lì provengono i suoi rituali e neppure i suoi tatuaggi. Sono i retaggi magici della madre morta che in qualche modo ha passato al figlio parte dei suoi poteri o James è realmente stato in America? E l’uccello marchiato a fuoco sulla sua schiena cosa nasconde?

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Intanto tra le sontuose ambientazioni, il fango sconfinato, il lerciume diffuso e la potente colonna sonora, due figure, secondo me, spiccano luminose: Edward Hogg con il suo sensibile e coraggioso Godfrey e Jessie Buckley con la sua Lorna Bow, che pur non facendo altro che stare a casa ad aspettare il ritorno di James e dei suoi mugugni, ha saputo creare un personaggio a cui è fin troppo facile voler bene. Dovrei aggiungere alla mia lista anche Tom Hollander con il suo Cholmondeley, ma la sua bravura non è certo una sorpresa per nessuno. Stona invece la prova di Oona Chaplin che in questo episodio mette a nudo i limiti della sua espressività. Anche se Zilpha, ad essere sinceri, il diritto di prendere James a pesci in faccia questa volta se l’era davvero guadagnato.

Aspettiamo dunque i fuochi d’artificio finali. Di polvere da sparo in giro ce n’è ancora tanta.
Nonostante tutte le critiche, devo ammettere che la visione di questo Taboo, una volta aggiustate le aspettative, può essere divertente, ma resta un po’ la delusione davanti ad un prodotto che decisamente poteva essere migliore.

PS: voglio fa notare che la tortura definitiva è quella di costringere James Delaney a darsi una lavata.
PPS: vero che gli grattugiavano le ginocchia e non altro?

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Episodio 1.07
  • Eppur si muove
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