Cinema

Suspiria: tanto rumore per nulla – la recensione del remake di Luca Guadagnino

Suspiria - la recensione
IMDb

Titolo: Suspiria

Genere: horror

Anno: 2018

Durata: 2h 32m

Regia: Luca Guadagnino

Sceneggiatura: David Kajganich

Cast principale: Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth, Chloe Grace Moretz

Intervistato recentemente da Un Giorno da pecora su Radio 1, Dario Argento non ha potuto esimersi dal rispondere alla domanda che tutti si sono posti. Rispettoso del lavoro altrui, il maestro dell’horror non aveva, infatti, voluto commentare nulla prima dell’uscita in sala del remake ad opera di Luca Guadagnino. A distanza di due settimane dal debutto, però, il veto autoimposto è caduto e il giudizio su Suspiria da parte del padre dell’originale è arrivato.

Suspiria - la recensioneAveva ragione lui

Dario Argento è sempre stato molto geloso delle sue opere. Tanto più di Suspiria che è uno dei suoi capolavori più noti. Motivo sufficiente a prendere con la dovuta prudenza le sue parole quando si dice “non mi ha entusiasmato […] non mi ha soddisfatto così tanto”. Bisogna vederlo il Suspiria di Guadagnino per farsi una propria idea e concludere che “aveva ragione lui” dove lui è appunto Dario Argento e non Luca Guadagnino.

Non perché il film del regista siciliano sia qualcosa di inguardabile. Anzi, rubando ancora le parole al padre dell’horror italiano, “Guadagnino fa bei tavoli, bei piatti, belle tende, tutto bello”. Un modo raffinato di coprire con un velo di leggera ironia quello che, in fondo, è il difetto del remake in sala in queste settimane. Un film esteticamente bellissimo da vedere in cui ogni scena è un elogio alla bravura del regista. Un saggio raffinato che esalta la perizia tecnica dell’autore. E niente più. Perché il film fallisce proprio là dove dovrebbe fare centro. Non fa paura se non in qualche singola scena persa in una logorroica durata di due ore e mezza. Non riesce a comunicare i suoi pur intelligenti messaggi perché li annega in un ermetismo fuori luogo. Inganna l’attenzione dello spettatore con ipnotiche danze che finiscono però per affondarlo in una nefasta noia.

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Suspiria è un film sicuramente raffinato, ma che perde troppo tempo a rimarcare questo suo pregio. Dando l’impressione di essere un pavone che fa la ruota.

Suspiria - la recensioneUna diversa partitura

Approcciandosi ad un classico come Suspiria due strade sono percorribili. Restare fedeli all’originale innovandolo e aggiornandolo dove possibile o distaccarsene completamente pur preservandone lo spirito. Guadagnino e il suo sceneggiatore Kajganich scelgono una rischiosa terza opzione. Mantenere solo lo spunto originario per farne qualcosa di totalmente diverso. Scelta coraggiosa e per nulla criticabile negli intenti. Spostare l’ambientazione da una barocca e favolistica Friburgo alla concreta Berlino del muro e della banda Baader – Meinhof indica chiaramente fin dall’inizio la volontà di portare il racconto in una dimensione più concreta.

Non sono casuali pertanto neanche i continui riferimenti di Madame Blanc al ruolo svolto dall’accademia durante il regime nazista o all’importanza della danza come mezzo espressivo. I corpi delle ballerine che si contorcono in modo quasi innaturale diventano parole di una riflessione sofferta sul popolo (volk appunto come il titolo della coreografia) tedesco oppresso dalla violenza di quel che è stato e di quel che era in quel preciso momento tra guerra fredda e sanguinarie utopie. Una lezione di teatro danza che è tuttavia difficile da cogliere perché argomento troppo ermetico per uno spettatore che si aspetta altro da un titolo come Suspiria.

Si attenderebbe streghe e streghe ottiene invero. Ma le motivazioni e la mitologia di questa congrega che tanta importanza avevano nell’originale qui vengono accantonate completamente. Al punto che il grandguignolesco finale risulta spiazzante e disturbante per il motivo sbagliato. Perché arriva quando per tutto il film si è parlato d’altro. Un altro che vuole essere una velata riflessione al duplice ruolo della donna. Creatrice di vita e arte. Ma anche possibile portatrice di morte e distruzione. Così la danza di Susie e Madame Blanc è pura poesia, ma contemporaneamente potente strumento di oscura malvagità.

Il Suspiria di Guadagnino riscrive è quindi volutamente e necessariamente altro da quello di Argento. Ma questo altro è un coacervo di buone intenzioni espresse in modo così cervellotico che solo troppo tempo si arriva a coglierne il senso.

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Suspiria - la recensione

Brutto no ma evitabile si

Un film brutto di un regista bravo è comunque più bello di un film brutto di un regista scarso. È questa lapalissiana verità a iscrivere Suspiria nella lista dei salvati togliendolo dal mare dei sommersi. Perché, come già detto sopra, la componente estetica del film è innegabilmente di pregevole fattura. La fotografia tetra supporta bene le scelte di una regia che si diletta di piani sequenza e campi e controcampi. Criticabili alcune inquadrature su corpi deformi o su oggetti inquietanti perché rimandano a stilemi antiquati da horror anni settanta in un periodo in cui il genere sta prendendo altre strade (e film come Get OutA quiet place lo testimoniano eloquentemente). Diversa nelle tonalità e ritmi la colonna sonora di Thom Yorke che è tuttavia coerente col film e sempre piacevole da ascoltare anche autonomamente.

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Soprattutto Suspiria può giovarsi di una camaleontica Tilda Swinton che interpreta con uguale maestria due personaggi radicalmente differenti. L’attrice inglese è capace di restituire con magnifica credibilità il percorso interiore della sua Madame Blanc che dall’algida professionalità iniziale si scioglie lentamente in un più empatico rapporto con la prescelta Susie. Diverso è invece il compito quando va a nascondersi sotto l’abbondante trucco necessario a interpretare il dottor Joseph Kemplerer. All’anziano psichiatra è affidato il duplice ruolo di testimone sofferente, ma è anche l’unica nota di speranza grazie all’amore che resta imperituro anche dopo la sua dipartita. Inaspettatamente convincente è anche Dakota Johnson che dona una intensa profondità agli sguardi della sua Susie e un affascinante magnetismo ai suoi movimenti di danza.

Riassumendo in poche sintetiche domande e risposte questa recensione, due sono le cose da scrivere. È un film bello da vedere Suspiria? Decisamente si. È un film da consigliare? Assolutamente si. Se a chiedervelo è qualcuno che vi sta davvero antipatico e a cui volete fare un grosso dispetto.

Suspiria - la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
2.6

Giudizio complessivo

Un film esteticamente bello ma irritante per la sua saccenza e il suo andare fuori tema

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