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Supernatural: recensione dell’episodio 9.01 – I Think I’m Gonna Like It Here

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Ritorno piacevole dei Winchester (e Cass) ma con pacatezza.

Non è facile parlare della premiere di una nona stagione, qualunque essa sia. Il tema è talmente stato già dibattuto, i personaggi sono ormai così entrati nell'”uso comune”, che è difficile davvero riuscire a inventare qualcosa di nuovo, trovare un nuovo angolo con cui commentare, una nuova prospettiva per analizzare il tutto. Fortunatamente non è strettamente necessario dover scrivere una digressione ermetica, soprattutto quando la serie si fa guardare con così tanta facilità come fa Supernatural.

supernatural-901-03Dopo il finale grandioso e triste dell’ottava stagione, in cui abbiamo visto gli angeli cadere dal paradiso, l’inizio della nona stagione è bilanciato e onesto. Tutto parte da Sam che misteriosamente è sull’orlo della morte, in coma da giorni e Dean non sa come fare. Si rivolge quindi agli angeli, a TUTTI gli angeli, lanciando una preghiera aperta. Pessima idea. Così come pessima è l’idea di Cass di fare da guida turistica a questa ragazza/angelo incontrata per caso.

Se per un momento la preghiera di Dean e la bontà di Cass hanno voluto trarci in inganno facendo supporre una bontà angelica, è bene ricredersi velocemente. Stolto lo spettatore che ha pensato il contrario. La musica non cambia: in Supernatural gli angeli sono cattivi. Per lo più. Castiel faceva da eccezione. Ne abbiamo avuto più e più riprove. Sicuramente esiste una differenza tra Angeli e Demoni, con i secondi che rispondono solitamente all’immagine della piccola/media malavita e i primi ad impersonare la crudeltà di individui altolocati e snob. Ma entrambi sono malvagi e pericolosi, nemici dell’uomo e dell’umanità. Con Dio che non risponde ai messaggi ed è fuori dall’equazione (chissà che non sia la grande rivelazione di fine stagione!).

supernatural-901-04Questa prima puntata è divisa a metà tra la vita “vera” e ciò che succede nella testa di Sam, che lotta con se stesso per decidere se vale la pena vivere oppure se è venuto finalmente il momento di lasciarsi andare. A prenderlo viene addirittura La Morte in persona (meravigliosa la scelta dell’attore Julian Richings in questo ruolo). E così superando svariati simbolismi sembrerebbe quasi deciso. Se non fosse che la preghiera di Dean ottiene un risultato positivo. Arriva l’angelo Ezechiele (per una volta non è un “angelo famoso” – il nome è quello di uno dei Profeti d’Israele), interpretato da Tahmoh Penikett. Un volto così celebre non poteva essere che un personaggio chiave, come in effetti si rivela essere.

E quindi l’episodio che procede senza troppi salti, ma con convinzione, finisce con Sam di nuovo in piedi ma solo grazie alla possessione angelica di Ezekiel, Castiel che ha capito che gli altri angeli vogliono fargli la pelle… e Crowley chiuso nel bagagliaio della Chevrolet Impala. Tutto è ancora lasciato molto in sospeso e all’immaginazione. A dirla tutta, più che un “setting episode”, ovvero una puntata che si occupa di creare la base per la narrazione successiva, mi sembra un episodio di intermezzo. Una sorta di passaggio tra le due stagioni, prima di partire sul serio. Forse c’era in effetti bisogno di un po’ di aria, di dare più spazio alle conseguenze degli accadimenti passati e di riportare l’attenzione sui due fratelli. E Cass. Quindi stiamo a vedere, perché questa è l’ultima stagione e mi aspetto grandi eventi cosmici.

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